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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Il caporalato si annida anche nel Cesenate in agricoltura, trasporti e logistica: 42 denunce in 4 anni

Il protocollo mira a mettere a punto una procedura comune di intervento per rendere il più efficace possibile il contrasto a questo fenomeno, presente anche in provincia di Forlì-Cesena

Il caporalato è un fenomeno che si evolve coi tempi, assume sembianze di imprese avanzate che operano apparentemente nella legalità e alla luce del sole, al punto che a volte il datore di lavoro sfuma in un software o in “algoritmo” e le attività di indagine devono prevedere anche competenze tecnologiche. Resta però il comune denominatore dello sfruttamento del lavoratore e del suo stato di bisogno. Per contrastare questo fenomeno è stato firmato in Prefettura, mercoledì mattina, un protocollo che ha visto coinvolte la Procura della Repubblica, la Prefettura, le forze dell’ordine, i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Forlì e di Cesena, l’Inps, l’Ausl e l’Ispettorato del Lavoro.

Il protocollo mira a mettere a punto una procedura comune di intervento, ognuno nei propri compiti, per rendere il più efficace possibile il contrasto a questo fenomeno, presente anche in provincia di Forlì-Cesena. In particolare si cerca di favorire l’emersione delle situazioni a rischio. “Il suo scopo principale è la prevenzione, intercettare prima le problematiche e mettere tutti nelle condizioni di avere un lavoro dignitoso”, spiega la procuratrice capo di Forlì Maria Teresa Cameli

I numeri indicano che, però, anche in provincia di Forlì-Cesena il caporalato viene praticato, specialmente nell’agricoltura, ma anche in altri settori che sfuggono spesso ai controlli, perché polverizzati in micro-imprese e negli appalti e sub-appalti come per esempio la logistica, i trasporti e i servizi. Emerge così che il caporalato si annida in false cooperative, sistemi di sub-appalti, agenzie di servizi, lavoro in somministrazione. E questo rende più difficile individuare il datore di lavoro, che si fa sempre più evanescente. 

I dati elaborati dalla Procura della Repubblica, riferiti agli ultimi 4 anni, vedono ben 18 fascicoli nel 2019 con ipotesi di reato di sfruttamento e intermediazione illecita del lavoro (per 5 di questi c’è stato il rinvio a giudizio). Nel 2020 c’è stata poi una flessione, dovuta al generale rallentamento delle attività produttive causa Covid: 7 le denunce. Nel 2021 altri 8 episodi e 8 denunce pure nel 2022. In totale 42 denunce.

Le vittime sono centinaia. Nei casi più grossi dietro un datore di lavoro denunciato ci sono anche oltre cento lavoratori sfruttati con paghe da fame, senza l’applicazione di contratti collettivi, spesso alloggiati in abitazioni senza servizi, in giacigli di paglia e in condizioni igieniche preoccupanti, specialmente in agricoltura. “Spesso sono lavoratori che provengono da condizioni di partenza ancora più disgraziate rispetto a quelle in cui si trovano, questo genera omertà”, aggiunge la procuratrice. Il fenomeno colpisce soprattutto gli immigrati, per cui si aggiungono anche le difficoltà con la lingua, i permessi di soggiorno, la non conoscenza dei diritti di cui si gode in Italia.

“Il lavoro è citato nell’articolo 1 della Costituzione, è il senso del nostro stare assieme”, chiosa il prefetto di Forlì-Cesena Antonio Corona. I sindacati parlando di “un fenomeno dilagante”, come lo definisce il segretario della Cisl Romagna Francesco Marinelli, “presente in provincia più di quanto ci si possa aspettare”, aggiunge Marcello Borghetti, segretario Uil Cesena. “La forte richiesta di stagionali, sia in agricoltura che nel turismo, rende la nostra provincia attrattiva per il caporalato. Ora invitiamo a monitorare attentamente i cantieri che si apriranno finanziati col Pnrr”, conclude Silla Bucci, segretaria Cgil Cesena.
 

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