Prostituzione cinese, dalla riviera fino a Milano. Coniugi alla sbarra

Nel mese di luglio 2010 l'attività di controllo del territorio e di accertamento delle presenze di persone sospette, effettuata dal Posto di Polizia di Cesenatico aveva consentito di individuare un appartamento dove esercitava una donna cinese

Nel mese di luglio 2010, l’attività di controllo del territorio e di accertamento delle presenze di persone sospette, effettuata dal Posto di Polizia di Cesenatico, e poi approfondita dalla aliquota della Squadra Mobile di Forlì, aveva consentito di individuare a Cesenatico, in via Brunelleschi, un appartamento dove una donna cinese esercitava il mestiere più antico. L’immobile era stato affittato nel mese di giugno 2010 da una coppia di coniugi cinesi i quali avevano tratto in inganno l’agente immobiliare su quella che poi sarebbe diventata la reale destinazione d’uso; si erano presentati come una coppietta di insospettabili operai cinesi desiderosi di trasferirsi in riviera. La donna era in stato interessante e insieme a loro era presente un bimbo di 4 anni, così da rendere il quadretto familiare più credibile possibile.

Ben presto, però, il vicinato si avvedeva di uno strano (e ormai facilmente riconoscibile) via vai di uomini fonte della segnalazione alla Polizia di Cesenatico. In prima battuta, gli operatori della Squadra Mobile identificavano alcuni clienti, che ben presto riferivano della loro “particolare esperienza”; tra loro, i soliti turisti in cerca di fugace avventura estiva, magari con la famiglia poco distante in spiaggia. Tariffe da 40 a 60 euro a seconda delle trattative intavolate con la prostituta, anche in base alla prestazione desiderata, non sempre adeguatamente “protetta”.

Durante questa prima fase, a causa di un litigio tra un cliente e la prostituta, che causava l’intervento di una pattuglia, l’appartamento veniva repentinamente abbandonato, per evitare che nascessero altri interessi investigativi. La “donna di vita” che era presente in quell’occasione era una 43enne cinese regolare nel territorio nazionale, “in ferie” nel senso che pur lavorando come operaia in un azienda manifatturiera del Nord est, durante le ferie estive aveva ben pensato di raggranellare qualche soldo in questa maniera.

Gli approfondimenti investigativi venivano seguiti dalla Squadra Mobile di Forlì, ad estate conclusa.  Grazie ad un incrocio di informazioni venivano individuate le reali generalità della coppia che aveva locato l’immobile. I due avevano infatti cercato di mascherare i loro veri dati anagrafici fornendo all’agente immobiliare il documento intestato a Hu Lifang, 36enne cinese (poi rivelatasi essere la sorella della “mogliettina” in stato interessante), cosa che inizialmente aveva tratto in inganno sia l’immobiliarista, sia gli operatori di polizia, creando una impasse nella prosecuzione delle indagini, per il fatto che questa straniera risultava residente ed occupata a Milano, e non poteva essersi trovata in riviera quando venne acquisito l’appartamento, risultando regolarmente registrata al lavoro; inoltre, Hu Lifang non aveva figli e tantomeno era in stato interessante nel periodo in cui venne affittato l’appartamento. Però, tenuto conto che l’immobiliarista aveva rilevato una certa somiglianza tra la sua foto e la donna che aveva “fisicamente” avuto davanti a sé, gli investigatori, scandagliando i rapporti familiari della donna, ben presto si accorgevano che in Savignano sul Rubicone abitava una sorella, che proprio in quel periodo aveva appena partorito. Da qui, l’identificazione della coppietta” nei coniugi Wang Zhenhai e HU Lianlian, riconosciuti dall’immobiliarista.

Nell’autunno del 2010 si sono succeduti numerosi servizi di appostamento e pedinamento, grazie ai quali si poteva individuare il nuovo appartamento adibito alla prostituzione, acquisito a Rimini, ove i due avevano trovato la nuova piazza di lavoro dopo avere abbandonato rocambolescamente Cesenatico; inoltre, si riusciva a dimostrare che la centrale di smistamento delle prostitute – solite ad essere sostituite dopo brevi periodi di lavoro di due o tre settimane – era proprio all’interno dell’abitazione del Wang, sita in via Donizetti 9 a Savignano sul Rubicone. Qui, venivano temporaneamente ospitate le nuove entranti e accolte quelle uscenti; qui operava una sorta di call center, del quale si occupavano Hu Lianlian (moglie di Wang Zhenhai) e sua cugina Lin Yan; erano loro due che rispondevano ai clienti italiani che chiamavano le utenze telefoniche reclamizzate negli annunci pubblicati sui quotidiani locali e su internet, dando le informazioni necessarie per raggiungere l’appartamento e ordinando alla prostituta che si trovava all’interno di aprire la porta e fare entrare il cliente in attesa sulla strada, imponendo anche il tariffario sulla base delle prestazioni richieste dal cliente (che quando era un habituè poteva godere anche dello sconto, sempre concordato con le telefoniste Hu Lianlian e LIN Yan).

Wang Zhenhai, l’uomo del gruppo, si occupava invece delle attività di appoggio materiali; andava a fare la spesa e la portava alla prostituta, ritirava i rifiuti e li gettava nel cassonetto (per non fare uscire allo scoperto la donna), accompagnava le telefoniste agli incontri con le donne collocate nell’appartamento, si recava in Stazione a Rimini e Savignano ad accompagnare quelle uscenti o prelevare quelle entranti.

Nella fase finale delle indagini, all’incirca nei primi mesi del 2011, il gruppetto improvvisamente si spostava a Milano ed abbandonava la Romagna; questo cambiamento coincideva con l’acquisto, da parte dei coniugi Wang-Hu, di un centro massaggi nel capoluogo lombardo, dove, ben presto, e con altre modalità, veniva riprodotta la stessa attività illecita: dietro la promessa di un massaggio rilassante, si nascondeva, invece, una prestazione sessuale.

Sempre in Milano veniva individuato un altro centro di gestione della prostituzione, poiché si scopriva che gli annunci pubblicati sul web in relazione alla reclame per gli appartamenti di Cesenatico e Rimini, non erano opera dei coniugi, bensì di un loro connazionale, Guo Xiaofei, di 45 anni, al quale i “nostri” si erano rivolti affinché provvedesse a diffondere capillarmente gli annunci corredati dei loro riferimenti telefonici e di foto ammiccanti di donne orientali nude ed in pose erotiche, relativamente alle città di Cesenatico (prima) e Rimini (poi). Scandagliando la vita e le relazioni di Guo Xiaofei, ben presto ci si avvedeva che costui veniva contattato da tutta Italia, da parte di numerosissime persone che – come i coniugi Wang-Hu – avevano la gestione di appartamenti con all’interno prostitute. Il Guo, che si professava titolare di una Agenzia Pubblicitaria sul sito “QQ” (il Facebook cinese), dietro il pagamento di un corrispettivo pari a 300 euro mensili, versate anticipatamente sulla sua Postepay, si prodigava sulla sua postazione internet per pubblicare gli annunci erotici, tanto che all’esito della perquisizione presso il suo appartamento di Milano, in via Bramantino, sono stati recuperati numerosi e sofisticati strumenti informatici e documentazione grazie alla quale si è potuto provare che proprio grazie a questo homework l’uomo aveva guadagnato così tanto da essere riuscito a spedire in patria 76mila euro netti in un anno. Nei suoi confronti si procede sia per quanto riguarda i reati commessi a Cesenatico e Rimini, sia in relazione a favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione accertato in appartamenti o centri massaggi situati nelle province di Milano, Verona, Brescia, Como, Napoli, Palermo e Varese.

Altre due sorelle di Hu Lianlian, cognate di Wang (Hu Lianmei di 34 anni, e Hu Lifang di 36 anni), sono indagate per essersi adoperate per la fornitura delle schede telefoniche usate per i collegamenti tra call center e prostituta e per le utenze reclamizzate negli annunci, oltre che per essersi intestate i contratti di affitto degli appartamenti di Cesenatico e Rimini, luoghi ove veniva esercitata la prostituzione.

Le indagini, come detto inizialmente, sono state attivate dal personale della Polizia di Stato in servizio presso il Posto di Polizia di Cesenatico (periodo di comando del Sostituto Commissario Sant’Andrea Stefano) e grazie all’immediata presa in carico da parte di specialisti delle investigazioni aggregati a quell’ufficio, sono proseguite speditamente a cura della Squadra Mobile della Questura di Forlì, diretta dal Vice-Questore aggiunto dott. Claudio Cagnini, che nelle fasi più intense ha coinvolto anche le Squadre Mobili di Milano, Verona, Brescia, Como e Varese.

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La prima udienza penale si terrà dinnanzi al Tribunale Collegiale di Forlì il 4 febbraio; Pubblico Ministero d’udienza sarà il dott. Antonio Vincenzo Bartolozzi. Per tutti e sei gli imputati è contestata l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

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