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Disturbi notturni, il primo passo è parlare col medico: ecco il progetto "Sonno&Salute"

"Circa il 50% dei pazienti che si reca al nostro Centro lamenta una restrizione-frammentazione del sonno notturno riferita come insonnia", spiega il neurologo Roberto Vetrugno

Educare sui disturbi del sonno, nemici per la salute, il lavoro e la qualità di vita. Giovedì la Casa di Cura San Lorenzino ospiterà il Progetto "Sonno & salute", con il contributo Fidia Farmaceutici, curato dagli specialisti esperti del sonno e dedicato ai medici di medicina generale romagnoli, con l’obiettivo di offrire una diagnosi corretta e precoce ai propri pazienti e avviarli a un idoneo percorso terapeutico.

"Circa il 50% dei pazienti che si reca al nostro Centro lamenta una restrizione-frammentazione del sonno notturno riferita come insonnia - spiega Roberto Vetrugno, Neurologo e Dottore di Ricerca in Medicina del Sonno, al Centro di Medicina del Sonno della Casa di Cura San Lorenzino -. A questa patologia, che è sicuramente la più diffusa, si aggiungono molti altri disturbi del sonno, come ad esempio la sindrome delle apnee notturne, la sindrome delle gambe senza riposo, ed i disturbi motori del sonno che determinano egualmente ripercussioni sulla qualità della vita diurna e sulla salute. Qualsiasi situazione che interferisca con la qualità del sonno, particolarmente se duratura, può contribuire ad alimentare problemi sulle capacità di buon funzionamento del nostro cervello, oltre che su cuore, sistema di difesa immunitario, sistema endocrino e, non meno importante, sul nostro benessere psichico".

"Intervenire precocemente sui disturbi del sonno è quindi, determinante per migliorare lo stato di salute complessivo della persona. Il primo passo da compiere è parlarne con il proprio medico di famiglia per essere eventualmente indirizzati verso il Centro di Medicina del Sonno più vicino - commenta -. Tra i principali esami diagnostici eseguiti nel nostro Centro ci sono la video-polisonnografia, il monitoraggio video-polisonnografico prolungato del ciclo sonno-veglia, il test delle latenze multiple del Sonno,  il monitoraggio actigrafico del ritmo sonno-veglia, ed atri esami poligrafici dinamici ambulatoriali, che ci consentono di indagare i disturbi del paziente, sia in regime ambulatoriale che in regime di ricovero, per pervenire ad una corretta diagnosi e ad cura adeguata".

L’insonnia viene trattata in maniera differente a seconda della tipologia e del quadro generale del paziente. Il primo passo è sempre rivolgersi al proprio medico, per identificare e curare la eventuale causa transitoria che ha provocato il disturbo. L’insonnia può talvolta persistere. In questo caso due sono le principali opzioni da mettere in campo: gli interventi sul comportamento e le terapie mediche (queste comprendono trattamenti farmacologici e, nel caso di coesistente sindrome delle apnee ostruttive in sonno, la terapia con Ventilazione Notturna a Pressione Positiva Continua.

"Esistono numerosi metodi per correggere comportamenti scorretti che possono causare o peggiorare l’insonnia - spiega il professor Lino Nobili, neurofisiopatologo e neuropsichiatra, coordinatore scientifico del Progetto Sonno&Salute -. In genere sono mirati a cambiare le abitudini, le aspettative e i comportamenti che non favoriscono il sonno nonché a ridurre i livelli di ansia relativi al sonno ("la paura di non dormire"). I farmaci consigliati dalle Linee Guida internazionali per il trattamento dell’insonnia sono i farmaci sedativo-ipnotici a emivita breve e la melatonina 2 mg a rilascio prolungato registrata come farmaco".

"Per i primi - aggiunge -. è consigliato l’utilizzo per brevi periodi (non oltre le quattro settimane). Infatti tendono a perdere la loro efficacia se assunti sistematicamente ogni notte per lungo tempo nonché possono avere effetti negativi sulla struttura del sonno stesso. E' inoltre importante tenere in considerazione che questi farmaci possono avere effetti residui negativi durante il giorno, come ad esempio sonnolenza e disturbi cognitivi (memoria, attenzione) che possono interferire con le attività quotidiane, inclusa la guida di autoveicoli. Pertanto andrebbero utilizzati sempre con il dosaggio minimo efficace".

"L’utilizzo di Mrp 2mg è consigliato invece come prima intenzione nei soggetti insonni che hanno superato i 55 anni ma può essere efficace anche nei soggetti più giovani - conclude -. La melatonina è un ormone naturale prodotto nella ghiandola pineale ed ha un ruolo importante nella regolazione dei ritmi circadiani sonno-veglia, oltre a possedere un’azione di facilitazione e induzione del sonno. Studi clinici hanno dimostrato che la formulazione a rilascio prolungato, Mrp 2mg, riduce significativamente il tempo di addormentamento e migliora sia la qualità del sonno che le performance diurne. Il trattamento è approvato per 13 settimane continuative, in quanto Mrp 2 mg non dà assuefazione e generalmente non influenza i livelli di vigilanza diurna".

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