Scopa e paletta: i profughi puliscono l'area della Basilica di Santa Maria del Monte

Durante i lavori di pulizia del verde li accompagna Davide Neri che un po' in italiano, un po' in inglese e a gesti riesce a comunicare con i quattro improvvisati spazzini che ormai, quasi al termine del lavoro, hanno già raccolto circa dieci sacchi pieni

Scopa, ramazza, paletta, un po' di sacchi di sacchi neri, indossando una casacca rossa con il logo “Arci- Solidarietà” quattro richiedenti asilo mercoledì mattina si sono dati da fare per ripulire da foglie cadute e immondizie varie il parco antistante la Basilica di Santa Maria del Monte a Cesena. Giovanissimi, il più anziano non arriva a trentanni, sono ospiti in un piccolo centro residenziale  di raccolta gestito dall' Arci nella ex scuola elementare di Oriola. Qui si trovano in ventiquattro provenienti dal Gambia, Bangladesh, Ghana, Sudan, cattolici, musulmani e di altre religioni con precedenti di vita diversissimi. Durante i lavori di pulizia del verde li accompagna Davide Neri che un po' in italiano, un po' in inglese e a gesti riesce a comunicare con i quattro improvvisati spazzini che ormai, quasi al termine del lavoro, hanno già raccolto circa dieci sacchi pieni.

“Sono quattro nigeriani - dice Neri - che a rotazione con  tutti gli ospiti di Oriola ogni mercoledì puliscono via delle Scalette e il parco “Martiri di Bologna 2 Agosto 1980”. Di solito non facciamo questo piazzale, ma ci né stato chiesto perchè questa sera c'è una funzione e i ragazzi, tutti cattolici, si sono prestati per questa incombenza con entusiasmo, poi faranno il resto che gli compete". "Credo che questo modo di utilizzarli - continua il responsabile Arci - sia molto utile anche per liberarli dalla noia di una lunga giornata senza fare nulla, oltre stanno in mezzo alla gente  che vedendoli impegnati si avvicina molto volentieri a parlare con loro. Sono comunque autosufficienti, a Oriola  tutti i ventiquattro si gestiscono da soli dalla cucina, ai servizi personali e di comunità”. “Per questi lavori li abbiamo potuti fornire solo di scope, palette e guanti - sottolinea Neri - perchè non possono assolutamente usare le macchine o tutto ciò che potrebbe causargli danno fisico. Questo per obbligo di legge. Ma a loro va bene lo stesso, pur di uscire dalla monotonia del posto dove risiedono piuttosto isolato".

Una volta che hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari devono abbandonare la struttura entro quindici giorni. “Se sono in regola per restare in Italia - continua il responsabile - al momento di lasciare il centro ricevono una piccola somma di denaro con  la quale pagano le spese per ottenere un passaporto provvisorio per girare in Europa a cercare lavoro, molti dei nostri ex ospiti si trovano all'estero in cerca di fortuna. Gli altri che non possono restare in Italia per mancanza di requisiti se ne devono andare al loro paese. Posso dire che tutti si danno molto da fare per comportarsi bene. Alcuni presentano doti particolari come (dice un nome difficile da trascrivere, ndr) uno di questi quattro che si è rivelato  un ottimo scultore. Gli abbiamo comprato alcuni strumenti e fornito il legname e lui al pomeriggio oppure quando è libero si mette a scolpire animali, fiori, persone con una manualità artistica veramente notevole”. Ma non tutto fila liscio nell'organizzazione di questi ragazzi richiedenti asilo. “Finchè era aperto il centro di accoglienza di Bologna che fungeva di raccolta principale per tutta l'Emilia - Romagna - afferma Neri - i ragazzi arrivavano ciascuno accompagnato da una scheda con le proprie caratteristiche, adesso ci tocca fare tutta da noi a cominciare dalle visite mediche all'ospedale per attestare il loro stato di salute".

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