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Profughi a Borello, comitato di nuovo in piazza per il volantinaggio

“Sensibilizzare l’opinione pubblica cesenate sul problema che sta vivendo il quartiere Borello, spiegare quali sono le ragioni della protesta che portiamo avanti da mesi"

“Sensibilizzare l’opinione pubblica cesenate sul problema che sta vivendo il quartiere Borello, spiegare quali sono le ragioni della protesta che portiamo avanti da mesi e invitare le istituzioni a gestire e programmare in modo più responsabile e lungimirante la presenza di immigrati e di aspiranti profughi nelle varie località, con una maggiore attenzione alla questione della sicurezza, della legalità e del degrado”: sono queste le motivazioni sdella nuova fase di impegno del Comitato Futuro Borello, spiegate dalla portavoce Ombretta Farneti, che già sabato scorso ha iniziato un‘azione di volantinaggio al mercato di Cesena.

Anche il prossimo sabato esponenti del Comitato organizzeranno una postazione fissa, dalle 9.30 alle 10.30, sotto il loggiato del Palazzo comunale, per poi proseguire il  volantinaggio. “Non ci fermeremo - assicura Farneti, a nome del Comitato - perché non accettiamo che a problemi veri, denunciati pacatamente e per cui chiedevamo attenzione e soluzioni, siano stati opposti beffarda indifferenza e incomprensione. Se le amministrazioni non sono in grado di gestire situazioni dove è provato e evidente il rischio, ne prendano atto e agiscano di conseguenza: sono  le amministrazioni al servizio dei cittadini e non il contrario”.

“La nostra richiesta è che a Borello e nelle aree limitrofe, come Bora, non siano più dislocati aspiranti profughi, che ci siano più controlli sulle presenze irregolari e sul fenomeno del caporalato, che agli abitanti sia garantita più sicurezza e sia consentito loro di mantenere le proprie abitudini di vita senza timori. A questo proposito, siamo anche stanchi di ascoltare amministratori che, solo per creare un alibi alla loro incapacità, parlano di paure infondate o solo percepite. Tutti sanno che i rischi sono veri e che, ormai, non si denunciano neppure più certi episodi perché non ci sono risultati e, anzi, si corre il pericolo di ritorsioni”.

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