Processo CRC, il comitato dei risparmiatori valuta la class action civile

"Il nostro Comitato continuerà a battersi nel processo con le parti civili coinvolte, nonostante la "spada di Damocle" della imminente prescrizione del reato", spiega Davide Fabbri

Il processo Carisp sarà riaggiornato al 23 aprile prossimo ma nel frattempo il presidente del collegio giudicante Giovanni Trerè del tribunale di Forlì ha respinto l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dagli avvocati degli imputati. Pertanto il processo che riguarda il crack della Cassa di Riaparmio di Cesena rimane a Forlì. Inoltre ha ammesso tutte le 750 parti civili, ma solo sul primo capo d'imputazione (false comunicazioni sociali), che prevede la prescrizione del reato a fine giugno 2018. Mentre le stesse parti civili sono state respinte  sul secondo capo d'imputazione (ostacolo all'attività di vigilanza), tranne Banca d'Italia, ammessa per questo capo d'imputazione, che prevede la prescrizione del reato nel 2020.

"Il nostro Comitato continuerà a battersi nel processo con le parti civili coinvolte, nonostante la "spada di Damocle" della imminente prescrizione del reato - spiega Davide Fabbri, portavoce del Comitato di Difesa Risparmiatori Crc -  per chiedere ai giudici di accertare le responsabilità del crac di CRC. E' una pura e semplice richiesta di giustizia sociale nei confronti dei risparmiatori-azionisti, nel vuoto e nell'indifferenza della politica, delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. In caso di condanna degli imputati, nel qual caso dovesse essere accertata una responsabilità della banca e degli ex amministratori dell'istituto bancario, prendiamo l'impegno fin da ora a far partire una nuova "class action" di tutti gli azionisti, per ottenere un risarcimento del danno in sede civile. Un legittimo risarcimento del risparmio tradito. Il nostro Comitato Difesa Risparmiatori Cassa Risparmio Cesena - in collaborazione con gli avvocati Angelucci e Bellitti dell'associazione dei consumatori Adusbef - si è costituito parte civile nel processo penale contro gli ex vertici di CRC. Perché abbiamo sete di trasparenza e legalità".

Qualche numero e informazioni sul processo. Gli azionisti del Comitato che si sono costituiti parte civile sono 302; in totale le parti civili ammesse nel processo sono 750. Tra i soci di maggior peso, le Fondazioni Bancarie, quella di Cesena – vale a dire il socio di riferimento principale prima della crisi – non si è costituita parte civile. Presente invece al processo, in qualità di danneggiata, c'è la Fondazione Cassa di Risparmio di Lugo e Banca del Monte. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Martines, Mariano Rossetti, Paolo Bontempi, Massimo Solaroli, Bruna Romagnoli, Luca Sirotti, Emanuela Orselli, Giovani Scudellari. Per le parti civili gli avvocati sono Grazia Angelucci, Vincenzo Bellitti, Bruno Barbieri, Lorenzo Casalboni, Gianluca Betti, Carlo Zoli, Luca Ferrini, Alessandro Sintucci, Danilo Mastrocinque, Yano Giovannini, Beatrice Capri, Massimo Belleffi, Antonio Baldacci e Grazia Angelucci.

A processo si trovano l’ex presidente Germano Lucchi, 80 anni; gli ex consiglieri Giovanni Maria Boldrini, 76 anni, Francesco Carugati, 49 anni, Pier Angelo Giannessi, 76 anni, Mario Riciputi, 66 anni e Giovanni Tampieri, 79 anni; gli ex membri del collegio sindacale Vincenzo Minzoni, 63 anni, Luigi Zacchini, 66 anni, e l’ex direttore generale Adriano Gentili, 71 anni. Altri quattro amministratori e dirigenti sono usciti dal processo o per l'archiviazione in fase di udienza preliminare o per il sopraggiunto decesso dell'imputato. 

Gli ex vertici della Cassa di Risparmio di fronte al collegio di giudici (Giovanni Treré presidente e Marco De Leva e Dora Zambelli a latere) devono rispondere dei reati di false comunicazioni sociali sul bilancio e ostacolo agli organi di vigilanza, in particolare la Banca d'Italia, mossi dalla Procura di Forlì (pm Francesca Rago). In particolare, nel mirino c’è il bilancio consolidato del 2012 della banca, nel quale per la Procura non sarebbe stato correttamente rubricato il credito che la banca vantava nei confronti del gruppo immobiliare Isoldi, classificato come “ristrutturato” nel bilancio quando invece per le accuse doveva essere inserito tra i crediti in sofferenza, anche su indicazione della Banca d'Italia che chiedeva maggiori accantonamenti. Questo avrebbe permesso di non esporre in bilancio maggiori perdite per 15 milioni di euro. Come imputato, ma solo per responsabilità diretta, c'è la stessa Cassa di Risparmio, nella figura del legale rappresentante.

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