Processo CRC, le difese: "Bilancio truccato? No, solo errori di valutazione"

Lunedì pomeriggio davanti al Tribunale collegiale presieduto da Giovanni Treré (giudici a latere Marco De Leva e Zambelli) si sono incontrate nuovamente le parti coinvolte nel maxi-processo con oltre 600 parti civili

Secondo round per il processo agli ex vertici della Cassa di Risparmio di Cesena. Lunedì pomeriggio davanti al Tribunale collegiale presieduto da Giovanni Treré (giudici a latere Marco De Leva e Zambelli) si sono incontrate nuovamente le parti coinvolte nel maxi-processo con oltre 600 parti civili che riguarda la precedente gestione della Cassa di Risparmio di Cesena. Gli allora vertici dell'istituto di credito devono rispondere di falso in bilancio e ostacolo all'attività di vigilanza della Banca d'Italia. E proprio i legali degli accusati hanno sollevato alcune eccezioni, alcune riguardanti solo aspetti formali altre di natura più sostanziale. Prima tra tutti la competenza del processo che, secondo le parti accusate dal pm Francesca Rago, dovrebbe essere Roma e non Forlì-Cesena, la sede della Banca d'Italia.

L'altra è che l'accusa di falso in bilancio non abbia danneggiato in alcun modo i soci azionisti e i risparmiatori (che si sono costituiti parte civile) e soprattutto, secondo i legali degli ex vertici della Cassa di Risparmio, il falso in bilancio consisterebbe solo in valutazioni sbagliate non in un comportamento doloso. L'avvocato Luca Ferrini, che difende 21 soci, spiega il fatto. "Secondo gli avvocati che difendono gli ex amministratori ci sarebbe stata solo una cattiva valutazione, una sottovalutazione di un problema, mentre per noi quella cattiva valutazione, ovvero aver omesso una consistente somma di soldi che sicuramente non sarebbero più rientrati nella cassa della Banca, ha creato una distorsione nella lettura dei conti finali, rassicurando i soci invece di metterli in guardia e magari prendere provvedimenti. Secondo noi è stata una valutazione sbagliata con dolo".

Altra questione sollevata dai legali degli ex vertici è il fatto che il reato delle false informazioni alla Banca d'Italia non riguardi in alcun modo le parti civili, ma solo la Banca d'Italia. "Non siamo d'accordo - spiega ancora Luca Ferrini - i nostri soci se avessero avuto subito dei controlli da parte del legittimo controllore forse avrebbero potuto limitare i danni. In questo modo hanno ritardato l'intervento". Ora i giudici si sono presi una ventina di giorni di tempo per leggere tutto e decidere. Il prossimo appuntamento è per lunedì 26 febbraio.  

 La vicenda

A processo si trovano l’ex presidente Germano Lucchi, 80 anni; gli ex consiglieri Giovanni Maria Boldrini, 76 anni, Francesco Carugati, 49 anni, Pier Angelo Giannessi, 76 anni, Mario Riciputi, 66 anni e Giovanni Tampieri, 79 anni; gli ex membri del collegio sindacale Vincenzo Minzoni, 63 anni, Luigi Zacchini, 66 anni, e l’ex direttore generale Adriano Gentili, 71 anni. Altri quattro amministratori e dirigenti sono usciti dal processo o per l'archiviazione in fase di udienza preliminare o per il sopraggiunto decesso dell'imputato. 

Gli ex vertici della Cassa di Risparmio di fronte al collegio di giudici (Giovanni Treré presidente e Marco De Leva e Dora Zambelli a latere) devono rispondere dei reati di false comunicazioni sociali sul bilancio e ostacolo agli organi di vigilanza, in particolare la Banca d'Italia, mossi dalla Procura di Forlì (pm Francesca Rago). In particolare, nel mirino c’è il bilancio consolidato del 2012 della banca, nel quale per la Procura non sarebbe stato correttamente rubricato il credito che la banca vantava nei confronti del gruppo immobiliare Isoldi, classificato come “ristrutturato” nel bilancio quando invece per le accuse doveva essere inserito tra i crediti in sofferenza, anche su indicazione della Banca d'Italia che chiedeva maggiori accantonamenti. Questo avrebbe permesso di non esporre in bilancio maggiori perdite per 15 milioni di euro. Come imputato, ma solo per responsabilità diretta, c'è la stessa Cassa di Risparmio, nella figura del legale rappresentante.

Le parti civili che si sono costituite, in massima parte azionisti e risparmiatori tutelati dalle associazioni dei consumatori Adusbef (a cui si appoggia il Comitato dei risparmiatori presieduto da Davide Fabbri) e Codacons, sono oltre 750. Tra i soci di maggior peso, le Fondazioni Bancarie, quella di Cesena – vale a dire il socio di riferimento principale prima della crisi – non si è costituita parte civile. Presente invece al processo, in qualità di danneggiata, c'è la Fondazione Cassa di Risparmio di Lugo e Banca del Monte. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Martines, Mariano Rossetti, Paolo Bontempi, Massimo Solaroli, Bruna Romagnoli, Luca Sirotti, Emanuela Orselli, Giovani Scudellari. Per le parti civili gli avvocati sono razia Angelucci, Vincenzo Bellitti, Bruno Barbieri, Lorenzo Casalboni, Gianluca Betti, Carlo Zoli, Luca Ferrini, Alessandro Sintucci, Danilo Mastrocinque, Yano Giovannini, Beatrice Capri, Massimo Belleffi, Antonio Baldacci e Grazia Angelucci.

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