Omicidio Benini, in udienza gli esperti del Ris: "Nessuna traccia sui vestiti della nipote"

Gli uomini del Ris di Parma hanno messo ai raggi X una ciabatta di Alfredo Benini, l'anziano aggredito brutalmente nella sua casa di Cesenatico

Come e per mano di chi è morto Alfredo Benini? E' quello che stanno provando a ricostruire i periti chiamati a testimoniare dal pubblico ministero Sara Posa nel processo che vede sul banco degli imputati la nipote, Paola Benini, 56 anni, accusata di omicidio volontario. 

Davanti al collegio dei giudici togati e popolari (presidente del collegio Rossella Talia e Marco De Leva giudice a latere) è stata la volta degli esperti del Ris di Parma e dello psicologo forense che interrogò l'87enne, alcune settimane dopo la brutale aggressione, un'audizione che avvenne all'interno dell'ospedale Marconi di Cesenatico, dove Alfredo Benini era ricoverato.

Presente in aula e come al solito impassibile, l'imputata Paola Benini. L'aggressione risale al 15 ottobre 2017, l'anziano non si è mai ripreso ed è morto in conseguenza delle lesioni il 13 maggio 2018. L'imputata è difesa dagli avvocati Flora Mattiello e Francesco Pisciotti. Raffaele Pacifico e Simona Arrigoni difendono invece le parti civili:  Anna Benini, la sorella, e Giordana Crosara il primo, Pietro Benini, Mario Benini, fratelli della vittima, il nipote Andrea Benini e Gessica Bocchini, la seconda.

Lo psicologo che interrogò Alfredo Benini in ospedale

Nell'udienza di venerdì mattina davanti al tribunale di Forlì hanno sfilato gli esperti del Ris di Parma, che hanno illustrato la loro attività, finalizzata a evidenziare tracce sospette su indumenti e altri oggetti presenti nella "villetta degli orrori". Il maresciallo Maurizio Sticchi del Ris di Parma (settore biologico) ha sintetizzato la sua attività, diretta alla ricerca di tracce ematiche appartenenti alla vittima. "Ho svolto la mia attività tecnica su un orologio, su un paio di occhiali e su una ciabatta della vittima, oltre che sugli indumenti dell'imputata". E proprio questi ultimi, quelli ritenuti indossati da Paola Benini al momento dell'azione omicida, sono stati trovati privi di tracce di sangue. Il pm ha chiesto se tale risultato poteva essere frutto di un accurato lavaggio, trovando risposta affermativa da parte dei tecnici del Ris: "Non si può escludere che ciò dipenda da un lavaggio accurato",

Tra i reperti messi ai raggi X dall'esperto del Ris, anche le ciabatte di Alfredo Benini, l'unico reperto su cui è stata trovata una lieve traccia ematica. "La luce bianca fa vedere una traccia rossiccia, dal test svolto non posso dirlo con certezza, ma è verosimilmente una traccia ematica umana", ha spiegato il testimone. Diverse tracce biologiche che si trovano "sia sulla suola dove si appoggia il piede, sia nella parte posteriore del tacco e infine nella parte che appoggia sul suolo". "La traccia biologica - ha proseguito l'esperto del Ris - è molto deteriorata, non si può escludere che questo sia stato determinato da un lavaggio molto accurato o da altri fattori". Poi il perito ha sottolineato qual è la funzione del Luminol sulla scena del crimine. "Serve a evidenziare tracce nascoste, e quindi a ricostruire le azioni, ad esempio se c'è stato il trascinamento del cadavere, se l'area è stata ripulita, può aiutare a ricostruire la dinamica dei fatti".

Nella villetta di Cesenatico era davvero tanto il sangue presente, come ben evidenziato nell'udienza precedente anche dalla criminologa Roberta Bruzzone. "In questo caso abbiamo svolto la nostra attività solo sui reperti, e non anche sulla scena del crimine dove la presenza di sangue era abbondante e ben visibile", sempre Sticchi.

Il pubblico ministero Sara Posa ha poi convocato lo psicologo forense, che interrogò l'anziano 87enne qualche settimana dopo la brutale aggressione subita. Il perito ha sottolineato come Benini, che si trovava ricoverato all'ospedale Marconi di Cesenatico,  non avesse la capacità di testimoniare. Una situazione prevedibile viste le condizioni fisiche di Benini, quasi 90enne, ipovedente e con difficoltà di deambulazione. Uno stato ovviamente aggravato dalla violenta aggressione subita, su cui i periti dell'accusa stanno provando a fare luce. Il processo proseguirà a ritmo serrato con la prossima udienza il 28 febbraio che vedra ancora protagonisti testimoni chiamati dall'accusa e dalle parti civili, tra cui il medico legale e il medico curante dell'anziana vittima.

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