Omicidio Benini, la parola al medico legale. In aula "battaglia" tra i consulenti delle parti

Il medico legale esclude la morte accidentale dell'anziano: "Lesioni alla testa molto gravi". La difesa punta sulla tesi di un'azione predatoria di più persone

Chi ha ucciso Alfredo Benini? E' l'interrogativo a cui si sta cercando di dare una risposta nel processo che vede sul banco degli imputati la nipote, Paola Benini, accusata di omicidio volontario. 

Giovedì si è svolta un'altra udienza al tribunale di Forlì. Davanti al collegio dei giudici togati e popolari (presidente del collegio Rossella Talia e Marco De Leva giudice a latere), è stata la volta di alcuni importanti testimoni chiamati sia dall'accusa, che dalla difesa.

L'aggressione risale al 15 ottobre 2017, l'anziano non si è mai ripreso ed è morto in conseguenza delle lesioni il 13 maggio 2018. La pubblica accusa è rappresentata dal pm Sara Posa. L'imputata è difesa dagli avvocati Flora Mattiello e Francesco Pisciotti. Raffaele Pacifico e Simona Arrigoni difendono invece le parti civili:  Anna Benini, la sorella, e Giordana Crosara il primo, Pietro Benini, Mario Benini, fratelli della vittima, il nipote Andrea Benini e Gessica Bocchini, la seconda.

Nell'udienza di giovedì il medico di base di Alfredo Benini ha dichiarato che la vittima, nonostante l'età avanzata e nonostante fosse ipovedente, era autosufficiente. Il medico legale, chiamato a testimoniare dal pm Sara Posa, ha escluso categoricamente che la morte di Benini possa essere avvenuta per un evento accidentale. Questo in base alle lesioni molto gravi riscontrate sull'anziano, in particolare sul cranio, dove la vittima ha ricevuto i colpi più violenti. Il consulente dell'accusa ha escluso che Benini, dopo la brutale aggressione, fosse in grado di testimoniare. E' su questo punto che si sono scontrate accusa e difesa. Il consulente chiamato dai legali dell'imputata, sulla base di alcune cartelle cliniche che parlano di un Benini "vigile e orientato", ha affermato che l'anziano, fosse in grado di rendere dichiarazioni. Nell'udienza precedente era stata la volta degli esperti del Ris, che non hanno riscontrato nessuna traccia sugli indumenti dell'imputata, Paola Benini, che secondo la tesi dell'accusa, sarebbe stata mossa da un movente economico, temendo di essere esclusa dall'eredità.

Nell'immediatezza del fatto l'87enne parlò di un'aggressione di più persone. In aula la difesa ha paventato l'ipotesi di una morte accidentale di Benini, che avrebbe sbattuto la testa a un termosifone dopo aver ricevuto un pugno. Una visione diretta a supportare la tesi di un'azione predatoria di più persone. 

La "battaglia" proseguirà nella prossima udienza fissata per il 14 marzo, che vedrà in aula altri testimoni chiamati dal pm Sara Posa.

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