Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

All'Expo di Milano un prezioso codice miniato della Biblioteca Malatestiana

Nei prossimi giorni Paola Errani, responsabile scientifica della Biblioteca antica di Cesena, accompagnata dall’Assessore alla Cultura Castorri, seguirà il manoscritto nel capoluogo lombardo

Parte alla volta di Milano un prezioso codice miniato conservato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena per essere esposto alla mostra “Arte lombarda dai Visconti agli Sforza” di Palazzo Reale (12 marzo-28 giugno), nell’ambito delle iniziative dell’Expo 2015. Si tratta del manoscritto in pergamena del “De consolatione Philophiae” di Boezio databile al 1390 circa, abbellito da meravigliose immagini colorate di personaggi, animali e capilettera che rendono l’oggetto prezioso non solo dal punto vista culturale, ma anche materiale.

“Siamo particolarmente orgogliosi di prestare questo manoscritto a Milano – spiegano il sindaco, Paolo Lucchi e l’assessore alla cultura, Christian Castorri -. Expo 2015, prestigiosa vetrina internazionale, ci vedrà impegnati in primissima fila con le nostre eccellenze territoriali. La nostra economia legata all’agricoltura e alla lavorazione e commercializzazione dei prodotti della terra oltre alle specialità gastronomiche romagnole, si inserisce perfettamente nel tema scelto per questa esposizione universale: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Ma esiste anche un altro cibo altrettanto importante per lo sviluppo dei popoli, ed è la cultura. Noi possiamo confidare su quel patrimonio inestimabile che è la Biblioteca Malatestiana, Memoria del Mondo dell’Unesco, che tutti gli altri Paesi ci invidiano”.

II manoscritto, copiato in un’elegante scrittura gotica testuale di una sola mano, fu molto probabilmente realizzato a Pavia verso la fine del XIV secolo. La recente identificazione di uno dei due stemmi presenti nel margine inferiore della prima pagina - quello a fasce nere e dorate - come stemma di Baldo degli Ubaldi, giurista bolognese chiamato all’Università di Pavia da Gian Galeazzo Visconti nel 1390, sembra confermare la produzione del codice nella città lombarda. Inoltre nel castello di Pavia ebbe sede, fino al 1499, la biblioteca dei Visconti e degli Sforza e ciò induce a ritenere Pavia un attivo centro di produzione di manoscritti. L’altro stemma quello che presenta un castello rosso su fondo dorato, appartiene a un’antica famiglia milanese, i Martignoni, fra i cui membri andrà cercato il committente del codice offerto in dono al professore dello studio pavese.

Il manoscritto presenta 72 pagine miniate, e fra queste le cinque che contengono l’inizio dei libri in cui è diviso il trattato sono interamente decorate, mentre le restanti sono caratterizzate da iniziali decorate (corrispondenti all’incipit di ogni capitolo). In tutte compaiono fregi vegetali realizzati con grande varietà di tipi, arricchiti dalla presenza di figure zoomorfe e fantastiche, soprattutto in quelli delle cinque pagine principali, dove non solo separano il testo centrale dal commento, ma circondano quasi completamente anche quest’ultimo. L’inizio del testo è contrassegnato da una grande iniziale (lettera C) all’interno della quale è raffigurato Boezio infermo, sdraiato sul suo letto, e circondato dalle nove Muse. Su tutti campeggia un angelo che distende un lungo stendardo. Nel margine inferiore della stessa pagina, al centro, fra i due stemmi, è raffigurata la ruota della fortuna.

Assegnato dagli studiosi di storia della miniatura alla cultura lombarda di fine trecento-inizi quattrocento, dovrebbe essere stato realizzato da Michelino da Besozzo per le parti figurate e da Pietro da Pavia o comunque dalla sua bottega per quanto riguarda le altre parti miniate, come iniziali e fregi. Il codice è stato rilegato nel 1971 e della precedente legatura restano cinque borchie per ogni piatto, la catena in ferro e i puntali dei due fermagli. Nei prossimi giorni Paola Errani, responsabile scientifica della Biblioteca antica di Cesena, accompagnata dall’Assessore alla Cultura Castorri, seguirà il manoscritto nel capoluogo lombardo per verificare che gli allestitori della mostra rispettino le adeguate condizioni di conservazione del prezioso codice. Per la sua tutela infatti il libro deve essere collocato all’interno di bacheche con umidità e temperature controllate ed illuminato con luci fredde che non ne danneggino le immagini.

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