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Dall'altare la predica contro il vaccino Covid: "Disposti a passare su feti abortiti vivi per la nostra salute"

La Congregazione per la dottrina della fede ha assunto una posizione ufficiale, per fare ordine. Secondo la massima autorità vaticana sui temi etici è stato giudicato "moralmente accettabile"

Sui vaccini che ci dovranno salvare dal Covid non ci sono solo problematiche connesse agli approvvigionamenti, al piano vaccinale, agli effetti collaterali e alle recenti sospensioni dell'Ema. Su di essi, almeno su alcuni, c'è anche una presunta questione etica: alcuni di questi sarebbero stati messi a punto tramite cellule di feti abortivi non spontanei, in altre parole feti utilizzati nell'ambito della sperimentazione farmaceutica e, secondo le accuse mosse in una parrocchia di Cesena, procreati appositamente per esse. A sollevare il caso, con parole molto dirette e dure, è stato don Paolo Pasolini nella messa della domenica nella chiesa di San Rocco, a Cesena.

Il video dell'omelia choc

La questione non è molto nota al grande pubblico, anche se è un tema toccato periodicamente con alcuni articoli anche sulla stampa religiosa. La questione è quello dell'uso di cellule prese da feti abortiti per preparare i vaccini ormai famosi impiegati nella lotta al virus. Nell'ambito di una riflessione ampia in contrasto all'aborto e sul valore della vita, il parroco è passato all'analisi degli ultimi 14 mesi di pandemia, dove sono cambiati molti parametri di riferimento, per quanto riguarda anche la malattia e l'incognita della morte.

La diocesi 'spegne' il caso: "Opinioni personali"

Queste le dure parole pronunciate durante l'omelia da don Paolo: “Siamo impazziti non solo sui rapporti sociali, ma sul valore della nostra vita. In 14 mesi abbiamo imparato a non morire e ciascuno di noi si è talmente aggrappato alla vita che abbiamo fatto di tutto pur di non morire e non far morire, ed è giusto così”. Poi la ripresa del ragionamento: “Ma non abbiamo capito la logica di Gesù. Qui stiamo imparando il 'Si salvi chi può', il 'Mors tua vita mea', cioè la tua morte è la mia salute”. E va quindi al dunque: “Vedi per esempio la fabbricazione di vaccini, a onor del vero anche di tanti altri vaccini fatti fino adesso, tramite le sperimentazioni fatte con feti vivi abortiti”. Il prete ha parlato di "Donne povere pagate per farsi ingravidare, e poi fatte abortire al quarto-quinto mese con l'estrazione del feto vivo", perché “ci sono aziende, non cosche mafiose, che pagano donne povere per asportare il feto vivo, a cui vengono tolti gli organi ancora vivi e ceduti a chi sperimenta e vende vaccini”.

Ed ancora l'omelia: “Dicono che è necessario e lo facciamo. Ma nella macchina retorica del 'bene comune' c'è dietro un mondo mostruoso in cui la vita degli altri è la nostra vita e siamo disposti a passare sopra una stradina di feti abortiti, purché io arrivi in fondo guarito, sano e vivo”. Ma, citando il caso di Gesù, “io voglio il bene della mia vita, ma non la morte di qualcun altro”.La predica, che alcuni fedeli hanno definito 'coraggiosa' su Facebook è però arrivata dritta come un pugno a gran parte dell'uditorio soprattutto in questo periodo in cui il vaccino anti-Covid è in cima ai pensieri di tante persone, anziani soprattutto. Parlando della “volontarietà” del farsi il vaccino, nell'omelia è stata balenato anche una sorta di diritto all'obiezione di coscienza del cristiano

La posizione ufficiale della Chiesa 

La questione non è del tutto nuova, affrontata per esempio anche in dibattiti sviluppati dal quotidiano della Cei Avvenire. Tuttavia la Congregazione per la dottrina della fede ha assunto una posizione ufficiale, per fare ordine. Secondo la massima autorità vaticana sui temi etici è stato giudicato "moralmente accettabile" l'utilizzo di vaccini ottenuti con cellule da feti abortiti se non ci sono altre chance per combattere la diffusione della pandemia: questo il pronunciamento in estrema sintesi. Un avallo che tuttavia non è un via libera alle pratiche abortive.

"E' moralmente lecito - ha detto la Congregazione - l'utilizzo di vaccini contro il Covid-19 che sono stati sviluppati con linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente". Ma con la precisazione che "questo non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell'aborto". "La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l'uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell'aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota", ha spiegato la Congregazione.

E a chi fa obiezione di coscienza arriva la raccomandazione: "Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell'agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili".

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