Criticata per il decreto ingiuntivo al Cesena Calcio, la Cna difende Adria Bandiere

Il riferimento è alla polemica di alcuni giorni fa, partita dal presidente del Cesena Calcio Lugaresi che in una dichiarazione si è lamentato che un fornitore non pagato abbia emesso un decreto ingiuntivo per un importo modesto, di circa 2.000 euro

La Cna non intende far passare dalla parte della ragione chi non paga i debiti. In un contesto in cui solo il 17% delle imprese paga i debiti commerciali, la CNA esprime solidarietà alle piccole imprese che fanno valere i propri diritti. Il riferimento è alla polemica di alcuni giorni fa, partita dal presidente del Cesena Calcio Giorgio Lugaresi che in una dichiarazione si è lamentato che un fornitore non pagato, Adria Bandiere di Cesenatico, abbia emesso un decreto ingiuntivo per un importo modesto, di circa 2.000 euro, condannando lo scarso sostegno alla squadra.

Ed ora è la Cna che entra a sostegno dell'azienda che produce bandiere a Cesenatico: “Senza voler entrare nel merito della diatriba, come Associazione di categoria ci preme evidenziare che il presupposto di tutta la faccenda è stato l’agire a difesa di un proprio diritto. Non si tratta di esercizio di un abuso né di un’azione illegittima ma di tutela di quanto previsto per legge. Non dimentichiamoci infatti che una normativa europea stabilisce i tempi di pagamento delle fatture commerciali”.

Per Cna in particolare, nelle parole di Lugaresi, “la gravità di questa reazione è la sottovalutazione al “fenomeno” dei ritardi nei pagamenti fra imprese. Con una ricerca effettuata dal Centro Studi della CNA Nazionale è emerso che solo il 17% delle imprese viene pagato entro i termini stabiliti nei contratti. A ciò dobbiamo aggiungere che solo il 43% delle imprese campionate riusciva a fissare un termine di pagamento fattura a 60 giorni, mentre il 57% continua a porre degli importi dovuti superiori a 60 giorni. Vero è che spesso, nel nostro Paese, chi agisce con pieno diritto, non viene in alcun modo tutelato e chi invece non rispetta quanto previsto dalla legge si appella a cavilli e appigli burocratici per non adempiere. Nel caso specifico, ancor più grave è fare passare il creditore legittimamente titolato per un disonesto prevaricatore, usando toni inadeguati, cercando di godere di una posizione di vantaggio, usando minacce di boicottaggio commerciale”.

Ed infine: “Giova ricordare che prima dell’applicazione di un decreto ingiuntivo si prevedono passaggi obbligati e i tentativi per risolvere la questione in maniera extra giudiziale non sono sicuramente mancati. Non giustifica il risentimento neppure l’accampare scusanti come il difficile momento economico che si sta attraversando. Si afferma che sarebbe stata sufficiente una telefonata per risolvere la questione, ma non è possibile se il destinatario della telefonata si fa negare ai debitori”.

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Ed infine: “Il problema dei pagamenti, è una delle questioni calde che stanno portando centinaia di imprese a cessare l’attività. In alcuni casi il ritardo cosciente nell’adempiere, rappresenta una prassi costante che strangola lentamente il creditore costretto a pagare e anticipare di tasca sua le spese che incontra quotidianamente. Invece di assalire pubblicamente chi cerca, dopo aver atteso anni, di incassare il giusto corrispettivo, cerchiamo di rispettare le tempistiche previste. Come Associazione di categoria che rappresenta e tutela gli interessi degli imprenditori, vogliamo esprimere la nostra vicinanza alla piccola impresa locale, a conduzione familiare, che in oltre quarant’anni di attività si è consolidata e radicata nel nostro territorio che offre lavoro ad oltre 20 dipendenti, in gran parte donne, che tutti i giorni onora le scadenze con i propri creditori, fra mille difficoltà, senza ricorrere comunicati stampa e senza addossare ad altri problematiche proprie. Un’impresa che lavora tutti i giorni a testa alta. Queste sono le imprese che ci onoriamo di rappresentare”.

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