Passa i beni ad un'altra società e fallisce con un buco di 4 milioni: sequestrati 23 immobili

L'azienda edile è andata in fallimento, ma i suoi beni  erano stati “traghettati” in una nuova società, una cosiddetta “new.co.”, lasciando i creditori a bocca asciutta tra cui  i dipendenti

L'azienda edile è andata in fallimento, ma i suoi beni  erano stati “traghettati” in una nuova società, una cosiddetta “new.co.”, lasciando i creditori a bocca asciutta tra cui  i dipendenti rimasti con arretrati non pagati per 300mila euro, le banche e l'erario. In totale un passivo di oltre 4 milioni di euro. Ora, però, un intervento della Guardia di Finanza ha permesso di porre sotto sequestro e quindi recuperare beni (in particolare immobili) per l'importo da coprire nel fallimento.

Immobili sotto sequestro

La Guardia di Finanza di Forlì ha concluso le indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Forlì in merito al fallimento di un’azienda avente sede legale a Savignano sul Rubicone ed operante nel settore della rivendita di materiali per l’edilizia, che hanno consentito di ipotizzare una serie di delitti di bancarotta fraudolenta distrattiva e dissipativa e di bancarotta semplice commessi dall’amministratore unico, dal fratello di quest’ultimo e dalla socia della società fallita. Al termine di quest'attività sono stati sotto sequestro 10 fabbricati ad uso residenziale e commerciale, 2 opifici industriali, 11 terreni e liquidità aziendali, per un valore di oltre 4 milioni di euro.

Le indagini

L'indagine ha ricostruito come l’amministratore unico e socio di maggioranza della società fallita, unitamente all’altra socia ed ex moglie ed a suo fratello, avessero nel tempo sottratto dal patrimonio della fallita disponibilità finanziarie, immobili e beni per un valore complessivo di più di 4 milioni di euro a favore di nuove società appositamente costituite e sempre a loro riconducibili, secondo le accuse. Per tali ragioni, su input delle Fiamme Gialle forlivesi e su richiesta della Procura della
Repubblica, il Gip del Tribunale di Forlì Luisa Del Bianco ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca del provento del reato con riferimento alla totalità degli immobili trasferiti, ubicati nelle province di Forlì e di Ravenna aventi un valore di circa 4 milioni di euro nonché di disponibilità liquide per oltre 100 mila euro.

La scissione societaria

La società  operava nel settore dell’edilizia fin dall’anno 1991 ed aveva raggiunto al suo apice un giro d’affari di 3,6 milioni di euro ed impiegava ben 15 dipendenti, prima di essere dichiarata fallita dal Tribunale di Forlì a luglio del 2015, con un passivo accertato di oltre 4 milioni di euro, di cui 2,8 verso le banche, oltre 450 mila di euro verso l’erario, circa 300 mila euro verso i dipendenti e circa 700 mila euro verso i fornitori. Le indagini delegate al Nucleo di Polizia Tributaria dalla Procura della Repubblica di Forlì, nella persona del pm Federica Messina, hanno consentito di accertare
come l’impresa fallita, nel tempo, avesse accumulato ingenti esposizioni debitorie (già dal 2012 sono stati individuati omessi versamenti delle imposte dovute per circa 200 mila euro), per poi arrivare ad un definitivo tracollo finanziario nell’anno 2013 per effetto sia di un’operazione straordinaria di trasferimento del patrimonio societario che delle consistenti perdite nel frattempo accumulate. 

In particolare, nel giugno 2013, i due soci della fallita mediante una scissione societaria parziale trasferivano il compendio immobiliare aziendale a favore di una “new co” costituita “ad hoc” distraendo, un patrimonio immobiliare di circa 4 milioni di euro, con relativo danno ai creditori. E’ stato, inoltre, rilevato come le perdite accumulate derivassero dal mancato incasso di crediti esigibili vantati dalla fallita dall’anno 2011, per una cifra pari ad oltre 150 mila euro nei confronti di altra società del gruppo mediante una cessione di credito, con la quale di fatto rinunciava alla sua immediata riscossione.

Inoltre, sempre l’amministratore unico della fallita procedeva nel corso del 2014 e 2015 al dilapidamento dell’attivo societario attraverso l’erogazione di sostanziosi finanziamenti (restituiti solo in minima parte) e la cessione di beni merci senza alcun corrispettivo, verso un’altra impresa commerciale (riconducibile alla stessa famiglia) avente quasi la stessa denominazione, la stessa attività e di fatto operante negli stessi locali, ma amministrata dal fratello e con sede legale a Rimini. A tale quadro indiziario si aggiunge il fatto che l’amministratore unico ha aggravato lo
stato di dissesto della fallita astenendosi dal richiederne il fallimento anche durante la procedura di concordato preventivo “in bianco”, senza rispettare le scadenze e la presentazione del relativo piano.

I sequestri

In particolare i beni immobili sequestrati sono 3 negozi situati nel centro di Ravenna; un opificio industriale, 2 negozi, un'unità residenziale e  2 terreni situati a Longiano; un opificio industriale, due negozi, 2 unità residenziali e 9 terreni situati a Savignano sul Rubicone. Inoltre, la Procura il pm Federica Messina, ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 3 indagati (un 58enne, l'ex moglie di 60 anni, e il fratello di 69 anni, tutti residenti a Savignano)  per i reati di bancarotta fraudolenta e semplice aggravata per i quali sono previste pene detentive fino a 10 anni di reclusione. L’attività di contrasto dei reati fallimentari rientra nell’impegno della Guardia di Finanza a tutela dell’economia, delle imprese oneste e della parte più debole della società (lavoratori e piccoli artigiani) che risulta essere la più danneggiata da questo tipo di condotte.

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