rotate-mobile
Sabato, 28 Maggio 2022
Cronaca

I parlamentari romagnoli: quale futuro dopo la tempesta delle “quirinarie”?

La settimana che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella ha dato un robusto scossone alla scena nazionale

Apro con un’annotazione fuori tema che non riesco a trattenere: mi riferisco alla spaventosa aggressione a Tamara Cantelli, a Savignano. Non conosco di persona Tamara ma la sua splendida voce, dalle frequenze di Radio Gamma, ci fa compagnia da tanto; quel che le è capitato inorridisce, anche perché percepiamo lei come “una di casa”. Un’ aggressione di violenza inaudita a una donna, avvenuta a poche centinaia di metri dalla casa di Secondo Casadei, che della dolcezza della nostra terra, della umanità e della energia delle donne romagnole fu cantore. Un’ insopportabile ferita inferta non solo a una persona cara ma alla nostra stessa idea del vivere. Un abbraccio, Tamara, a lei, ai suoi familiari e a tutte le donne.

Parliamo di politica

La settimana che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella ha dato un robusto scossone alla scena nazionale. Ci saranno ricadute per quel che concerne i parlamentari romagnoli in carica? Nell’immediato probabilmente poco cambierà all’interno della Lega: Iacopo Morrone, forlivese ed Elena Raffaelli, riccionese, legati a Matteo Salvini, gli rimarranno fedeli anche in caso di una improbabile rivoluzione interna. Il senatore riminese di Forza Italia, Antonio Barboni, rimarrà dov’è. Un cambio di campo l’hanno, invece, effettuato nei mesi scorsi la forzista eletta a Cesena Simona Vietina e il pentastellato forlivese Carlo Di Girolamo, trasferitisi sotto le insegne di “Coraggio Italia”. Il forlivese Marco Di Maio, ex Pd, rimarrà ancorato a Italia Viva. Non si prevedono tempeste all’interno del Pd, dunque continuerà tranquillamente la navigazione dei due parlamentari dem romagnoli, il ravennate Alberto Pagani e il senatore faentino Stefano Collina. Il senatore ravennate Vasco Errani, eletto con “Liberi e uguali”, continuerà il proprio percorso. Infine, Giulia Sarti e Marco Croatti, eletti a Rimini tra i Cinque Stelle, dovranno schierarsi, se intenderanno farlo, solo se il conflitto tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sfocerà in una scissione del Movimento.

Dunque, molto rumore per nulla?

Non esattamente, per farsi un’idea concreta di quel che succederà occorre allungare lo sguardo alla primavera del 2023, quando si eleggerà il nuovo Parlamento. Nel 2023 in Romagna ci saranno tre collegi per la Camera, più o meno corrispondenti alle tre provincie, ed uno, più vasto, per il Senato. Si voterà con il sistema uninominale; uscirà da ciascun collegio, pertanto, un solo eletto. Va da sé che serviranno coalizioni, nessun partito avrebbe, singolarmente, possibilità di successo. Il centro sinistra, uscito in Romagna con le ossa rotte dalle politiche del 2018, parte stavolta favorito. Il cosiddetto “campo largo dei progressisti”, sperimentato recentemente alle comunali di Faenza, Ravenna, Bertinoro, non ha lasciato scampo agli avversari. Più in generale, dal 2019 in poi, le variegate alleanze di centro sinistra hanno prevalso quasi ovunque, fatta eccezione per il comune di Forlì, quello di Bellaria e di altri centri di più piccole dimensioni.

Cosa potrebbe succedere all’interno dei singoli collegi per la Camera?

Quello ravennate, dando una scorsa alle tendenze e ai risultati recenti, sembrerebbe “blindato” a favore del centro-sinistra. L’onorevole Alberto Pagani, impegnato sui temi della cyber sicurezza e apprezzato localmente, ha svolto due mandati, circostanza che potrebbe suggerire al Pd un avvicendamento. In quel caso qualcuno ipotizza la scesa in campo di Andrea Corsini, attuale assessore regionale, “padre” della riforma del settore turistico. Le alternative sarebbero numerose e solide: tra esse è sussurrata in ambienti economici quella del direttore di Cna, Massimo Mazzavillani, capace di empatia oltre che manager accorto. Del resto, Cna è a Ravenna, assiema a Confcommercio (il cui direttore Giorgio Guberti è commissario-presidente della Camera di Commercio) l’associazione numericamente più forte. Lo stesso Alessandro Barattoni, segretario territoriale, potrebbe ripercorrere le orme di Pagani, passato dalla segreteria politica alla Camera. Il candidato/a del centro destra, di cui al momento nessuno ipotizza il nome, parte in svantaggio nei pronostici ma, in un anno, come sappiamo, può succedere di tutto.

Più aperta la sfida appare nel collegio alla Camera di Forlì-Cesena. Per quel che concerne il centro sinistra, cui servono candidati forti per dimenticare il disastro del 2018 (Cesena passò da due eletti a nessuno, Forlì elesse Marco DI Maio che poi seguì Renzi nella scissione), diversi indizi portano al nome di Massimo Bulbi, consigliere regionale, ex presidente della provincia, recentemente nominato segretario regionale organizzativo del Pd. Bulbi, catalizzatore di voti già di suo, è da sempre amico personale di Enrico Letta: gli rimase lealmente vicino anche quando Letta, esule in Francia, pareva caduto in irreversibile disgrazia. Non a caso la scuola internazionale di politica, fondata  e diretta dall’attuale segretario dem, trovava casa a Cesenatico.  Come è noto, Letta ha una gran voglia di formare gruppi parlamentari a lui vicini. Se poi vi raccontano che a decidere sono sempre e solo gli organi locali, diffidate. In ogni partito, a qualsiasi latitudine, la politica nazionale si tiene l’ultima parola. Un esempio? Nel 2018 la senatrice Mara Valdinosi, persona di correttezza fuori discussione, spiegò a “Salotto blu” che la sua ricandidatura, decisa a Cesena, venne smarrita nel tragitto tra gli uffici dem bolognesi e quelli romani.

L’elezione alla Camera di Bulbi, per di più, lascerebbe libero il suo scranno regionale, che verrebbe occupato dal primo dei non eletti, l’ex sindaco di Forlimpopoli ed ex consigliere regionale Paolo Zoffoli, bocciato dagli elettori nel 2020. Risolvendo così parte dell’isolamento istituzionale del Pd forlivese, il cui segretario Daniele Valbonesi, invece che correre alle politiche, come qualcuno gli chiede, potrebbe continuare a lavorare per il partito e per il Comune di Santa Sofia, mantenendo, per sé, un occhio rivolto alle regionali del 2025. Certo, il Pd forlivese, che recentemente ha sostenuto l’ascesa del sindaco cesenate Enzo Lattuca alla presidenza della provincia, avrebbe titolo per chiedere un posto di prima fila nella corsa alla Camera, ma, al momento, il profilo del candidato/a non appare delineato.

In questo collegio, numeri alla mano, può avere robusta voce in capitolo il centro destra, il cui candidato “naturale” sarebbe Iacopo Morrone, che nel 2018 dava le carte per l’intero centro destra romagnolo e che, appena rieletto alla Camera, ottenne l’incarico di sottosegretario alla giustizia nel governo giallo verde. L’anno successivo Morrone fu il regista della candidatura di Gianluca Zattini a sindaco di Forlì ma oggi la Lega vive momenti molto diversi da quelli in cui Matteo Salvini, nella estate del 2019, dalla Piazza dei Salinari di Cervia, di fronte a migliaia di persone convenute per applaudirlo, da Ministro degli Interni chiedeva pubblicamente “pieni poteri”. Il consenso di allora è molto diminuito, per di più la Lega è incalzata da “Fratelli d’Italia” che, nelle comunali romagnole tenute nel 2021, ha costantemente sopravanzato il partito di Salvini. Fratelli d’Italia, guidato in Emilia-Romagna dall’ emergente deputato bolognese Galeazzo Bignami (che spiegò un anno fa a “Salotto blu” di essere figlio di una signora forlivese e di avere abitato lui stesso, da bambino, per un breve periodo a Forlì), si va organizzando localmente in Romagna. C’è da attendersi, dunque, la proposizione di candidature espresse dal partito di Giorgia Meloni. Per Morrone, comunque, potrebbe aprirsi l’opportunità, forse anche più conveniente di uno scontro uno contro uno con il centro sinistra nel collegio, di essere capo lista per la Lega nel cosiddetto “listino” proporzionale, con ottime prospettive di elezione.

Allargando il ragionamento, ad una collocazione nel “listino”, composto da rappresentanti di singoli partiti e che prevede, per la Romagna, un massimo di quattro eletti, potrebbero aspirare anche DI Girolamo e Vietina. In queste ore, a Roma, sta, infatti, nascendo una nuova compagine, frutto della unione tra Italia Viva e Coraggio Italia, il cui nome sarebbe “Italia al centro”. Formazione potenzialmente in grado di superare lo sbarramento percentuale minimo e, dunque di eleggere parlamentari, quanto meno all’interno dei vari “listini” presenti in tutta Italia. Quasi certamente ne sarebbe capolista, in Romagna, Marco Di Maio, già virtualmente indicato come capolista regionale per Italia Viva: avrebbe, in quel caso, non remote possibilità di rielezione. È vero che le formazioni centriste nell’ultimo trentennio hanno avuto poca fortuna elettorale ma, spiegano i bene informati, lo scossone della settimana “quirinalizia” potrebbe avere lasciato conseguenze anche dalle parti di Arcore. In quel caso diversi giochi potrebbero aprirsi.

Anche nel collegio riminese per la Camera la competizione tra centro destra e centro sinistra appare aperta, anche se la recente, nettissima, vittoria alle comunali ottenuta dal nuovo sindaco Jamil parrebbe dire il contrario. Le elezioni politiche, in un territorio irrequieto come quello riminese, sono generalmente altra cosa rispetto alle consultazioni amministrative e risultano più favorevoli al centro destra. Certo, per avere chances, il centro destra, dovrebbe presentarsi compatto, molto di più di quanto abbia mostrato d’essere alle ammnistrative, e indovinare un candidato/a di e spessore. Al momento, nomi non se ne fanno; a Rimini, come altrove in Romagna, occorre attendere che il quadro nazionale si chiarisca e che i rapporti tra Berlusconi, Salvini e Meloni si ricompongano. Se si ricomporranno. In partenza, tuttavia, non si potrà non tenere conto della esperienza maturata alla Camera da Elena Raffaelli, che è anche assessore a Riccione e della vittoria, al tempo insperata, che riuscì ad ottenere nel 2018.

In casa Pd, invece, c’è voglia di rivincita, dopo la sconfitta durissima del 2018: quattro parlamentari riminesi e riccionesi risultarono eletti, nessuno di loro si richiamava al centro sinistra. Per questo motivo, se chiedi in giro ti fanno nomi autorevoli per le prossime politiche. Il primo è quello di Andrea Gnassi, e non è una sorpresa: l’ex sindaco pareva indicato per guidare il nuovo ente che sarebbe frutto della fusione tra la Fiera di Rimini e quella di Bologna, ma i tempi si allungano e, comunque, i bolognesi nicchiano. Gnassi possiede indiscutibile carisma e gode dell’appoggio della amministrazione riminese. Ma attenzione a Emma Petitti: attuale presidente della assemblea regionale: lasciò la Camera per rispondere alla chiamata di Bonaccini che la voleva assessora in Regione. Petitti, da molti indicata per succedere a Gnassi in municipio, fece un passo indietro a favore di Jamyl, la scorsa estate. Anche in questo caso, chi vivrà, vedrà.

Difficile fare previsioni su quel che accadrà in casa Cinque Stelle, a Rimini come in tutta la Romagna. Certo, se l’alleanza Letta-Conte terrà, il Pd dovrà tenerne conto, al momento del varo delle candidature. Il Movimento, che ha perso recentemente il sindaco di Cattolica (unico suo presidio municipale) proprio per mano del Pd, non può permettersi di scomparire dalla geografia politica romagnola. il Pd, che, sulla carta, parte nettamente avvantaggiato nella corsa alla conquista dell’unico collegio uninominale per il Senato, non potrà non tenere conto neppure della sempre più solida alleanza a sinistra, soprattutto dopo che Pier Luigi Bersani ha ipotizzato un rientro, suo e dei suoi amici, all’interno del partito dai cui uscì anni addietro. Non va dimenticato che Vasco Errani è stato per tre legislature Governatore della Emilia-Romagna, e partecipò da protagonista alla nascita del Partito Democratico.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I parlamentari romagnoli: quale futuro dopo la tempesta delle “quirinarie”?

CesenaToday è in caricamento