Spuntano nuovi testimoni, "Pantani non si è suicidato". Le Iene "riaprono" il caso

Il sevizio de Le Iene sottolinea le stranezze nella morte del Pirata e porta nuovi testimoni per dimostrare che Pantani, nei giorni del triste epilogo, non era isolato

A distanza di 15 anni dalla morte del Pirata un servizio de Le Iene parla, ancora oggi, di morte che "continua a suscitare molte perplessità", nonostante le sentenze del tribunale di Rimini e della Cassazione abbiamo acclarato la morte del campione per overdose di cocaina. "La realtà ufficiale - denuncia l'avvocato De Renzis, legale della famiglia Pantani - si discosta dalle dichiarazioni di molti testimoni". Marco non era da solo in quella stanza del residence Le Rose, è questa una delle certezze processuali che la trasmissione vuole confutare, portando elementi che dimostrerebbero che il Pirata ha incontrato altre persone nelle ore immediatamente precedenti alla morte.

Ora spuntano nuove testimonianze, andate in onda nel programma tv, che vanno ad aggiungersi alle già diverse stranezze, ben sottolineate dal servizio, come ad esempio il lavandino del bagno divelto, nella stanza del residence dove il Pirata fu trovato morto. Un particolare visto dalle prime persone che entrarono nella camera, lavandino che poi tornò al suo posto. Poi c'è il giallo della pallina di cocaina che non fu vista da alcuni operatori del 118, che invece è ben visibile nelle riprese del video della Polizia. Nel servizio delle Iene viene sottolineata anche la telefonata del campione che chiedeva un intervento dei Carabinieri in camera perché c'erano "persone che lo disturbavano". Forze dell'ordine che non furono chiamate dalla reception del residence.

Il ricordo: "Il Pirata simbolo di Cesenatico nel mondo"

Enorme la quantità di cocaina trovata nel corpo del Pirata. L'inviato de Le Iene ha intervistato un personaggio legato ai pusher che rifornivano Pantani: "Lui la cocaina la fumava, cinquanta grammi gli bastavano un paio di giorni, non sette. Qualcuno gli ha portato altra droga quando era nel residence".  Nel servizio si paventa la possibilità che qualcuno possa avergli sciolto la cocaina in una bottiglia d'acqua. "Non aveva manie suicide in quel periodo, aveva voglia di divertirsi con le donne", prosegue il testimone. Poi si sottolinea l'anomalia dei segni sul volto del campione, che secondo i giudici, Pantani si è procurato da solo in una fase di delirio. "Molto anomalo - sottolinea l'avvocato De Renzis - il bernoccolo sulla fronte, un buco nella palpabra sinistra e il naso tumefatto e in più molte ferite nella nuca".

 Ma la novità principale, lanciata per confutare che Pantani si sia suicidato, è la testimonianza di un ragazzo, che all'epoca lavorava in un altro hotel di Rimini. Servirebbe a dimostrare che Marco non si è isolato, ma ha invece incontrato altre persone nel residence e fuori. "E' arrivato nel mio hotel - afferma il ragazzo - due-tre giorni prima della morte, quindi non è vero che il giorno prima dormiva al residence Le Rose. Mi ricordo anche che era nella hall sul divanetto che parlava con altre persone, anche con una ragazza". Questo cambierebbe il quadro probatorio su cui si basa la sentenza dei giudici, sottolinea l'avvocato della famiglia Pantani nel servizio. Un quadro che descrive un Pantani totalmente isolato nel residence Le Rose, uno degli elementi alla base del suicidio, secondo i giudici che hanno chiuso il caso.

 Una prostituta dichiara inoltre che in quei giorni Pantani si vedeva con una sua amica, che raggiunta dall'inviato de Le Iene appare molto scettica sull'ipotesi del suicidio. "Marco è stato ucciso, non mi devo ammalare perché voglio arrivare alla verità, ho speso un capitale ma non mi interessa perché voglio arrivare alla verità". E' la conclusione di Mamma Tonina che continua la sua battaglia.
 

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