Operazioni per 200 milioni con false garanzie: sfilza di arresti. Avevano tentato di prendersi l'Olidata

I baschi verdi, coordinati dalla Procura di Forlì, hanno eseguito martedì mattina otto ordinanze di custodia cautelare

C'è anche il tentato acquisto della cesenate Olidata, bloccato dallo stesso management dell'azienda, al centro di un'indagine del comando provinciale della Guardia di Finanza di Forlì-Cesena. I baschi verdi, coordinati dalla Procura di Forlì, hanno eseguito martedì mattina otto ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere e 6 nella misura degli arresti domiciliari) con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffe aggravate, realizzate mediante emissioni di garanzie fideiussorie false, ricettazione ed appropriazione indebita. La società, secondo quanto ricostruito dalla Finanza, operava in Italia e all'estero.

Le indagini

L'attività investigativa, iniziata nel 2016, ha permesso agli inquirenti di individuare 34 soggetti, delineando anche le ramificazioni e la struttura dell’associazione che, pur avendo sede nel territorio forlivese operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso più società. Importante, al fine della ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, l’apporto fornito dalle segnalazioni per operazioni sospette generate dai presidi antiriciclaggio che hanno consentito d’individuare ingenti flussi finanziari dirottati anche su banche estere site nel Principato di Monaco e Malta.

Il modus operandi

Nello specifico, spiegano fonti investigative, "il modus operandi dell’associazione prevedeva di emettere false polizze fideiussorie a favore di altri soggetti procurandosi illeciti guadagni; individuare società che versavano in grave crisi finanziaria, acquisendole attraverso società di comodo create ad hoc ed intestate a “teste di legno” prive di fonti reddito; stipulare contratti d’affitto d’azienda attraverso i quali garantirsi la gestione dell’azienda acquisita in ogni suo aspetto e quindi procedere alla definitiva "spoliazione” di tutti i beni finanziari e strumentali, anche mediante la contestuale rivendita a terzi soggetti; e fornire alla platea dei creditori delle aziende acquisite, false garanzie fideiussorie, per altro dietro il pagamento di lauti corrispettivi, al fine di procrastinare nel tempo ogni attività volta al soddisfacimento dei propri crediti".

"Con riferimento alle false garanzie fideiussorie, le stesse venivano immesse sul mercato a nome di uno pseudo istituto di credito con sede a Londra, di altro istituto di credito realmente operante ma totalmente all’oscuro di tali operazioni, con sede a Stoccolma, nonché attraverso società finanziarie italiane non abilitate e prive di qualsiasi copertura finanziaria atta a soddisfare i creditori", viene spiegato. Nel corso dell’articolata attività investigativa è stato già accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro, mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze che si ritiene possano essere state proposte / stipulate per ulteriori 150 milioni. Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici. Allo stato 150 risultano gli episodi di truffa ricostruiti.

Il tentato acquisto dell'Olidata

Tra questi si segnala il tentato acquisto della Olidata, storica azienda romagnola specializzata nel settore dell'informatica. L’acquisizione, tentata attraverso il coinvolgimento di un investitore, già noto alle cronache giudiziarie per aver tentato la scalata di una banca locale, che utilizzando un fondo del Qatar avrebbe acquisito quote della società cesenate, è stata bloccata dallo stesso management Olidata a seguito di riscontri effettuati sulla “consistenza” del fondo.

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