Cronaca

Omicidio alle Vigne, Di Giacomo pentito: "E' stato un peccato mortale". Ma scaccia la premeditazione: "Mi sono difeso"

Lunedì in mattinata davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Forlì è andata in scena un'udienza molto importante: a parlare raccontando la sua verità è stato Giuseppe Di Giacomo

Il processo per l'omicidio alle Vigne va verso il rush finale, lunedì in mattinata davanti alla Corte d'Assise del tribunale di Forlì è andata in scena un'udienza molto importante: a parlare raccontando la sua verità è stato Giuseppe Di Giacomo, 65 anni, imputato di omicidio aggravato, un'accusa per la quale rischia l'ergastolo. Il 49enne Davide Calbucci fu raggiunto, al culmine di una lite, da una raffica di coltellate all'interno del parco "Fornace Mazzocchi", nel quartiere Vigne. I fatti si riferiscono al 19 dicembre del 2020.

L'imputato difeso dall'avvocato Antonino Lanza (nella foto), che è subentrato in corsa a Filippo Raffaelli, ha riferito alla corte di essere pentito della sua azione "un peccato mortale". Un pentimento maturato da Di Giacomo dopo alcuni giorni trascorsi in carcere che sono serviti a ritrovare lucidità, dopo l'accaduto.

Il 65enne ha ricostruito in aula la sua versione di quella tragica mattinata. Il coltello di grosse dimensioni, ha riferito, era già da diverso tempo nel cestino portaoggetti della bicicletta (dal 15 novembre). Questo perchè lo stesso Di Giacomo aveva un'abitudine: era solito tagliare erbette e radici anche di grosse dimensioni, questo giustificherebbe la portata del coltellaccio. L'imputato ha dichiarato di essere stato aggredito per primo da Calbucci, da qui l'azione di indietreggiare fino a urtare contro la bicicletta. A quel punto con un gesto di impeto ha afferrato il coltello, ha dichiarato, e ha colpito allo stomaco il vicino di casa. Fasi concitati, Di Giacomo ha riferito di non ricordare quanti fendenti ha sferrato in quanto era ad occhi chiusi, ed anche menomato da un problema fisico alla mano.

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In aula è stata ricostruita anche la motivazione che avrebbe scatenato quella furiosa lite, Calbucci avrebbe dato a Di Giacomo del "molestatore", da qui l'alterco degenerato con il 65enne che ha ridimensionato dal suo punto di vista la portata delle liti condominiali intercorse con la vittima. Un dolo di impeto insomma, quello emerso dalla ricostruzione dell'imputato che ha tentato di scacciare l'ombra della premeditazione. Il processo intanto si snoda verso le battute finali, il 25 ottobre ci sarà la prossima udienza che porterà poi alla sentenza per uno dei fatti più cruenti accaduti a Cesena negli ultimi anni.

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