Cronaca

Omicidio di via Milani, l'assassino confessa al processo: "Sono stato io"

Ha pianto per tutta l'udienza, si è assunto le sue responsabilità come autore dell'omicidio e ha chiesto scusa ai parenti della vittima

Ha pianto per tutta l'udienza, si è assunto le sue responsabilità come autore dell'omicidio e ha chiesto scusa ai parenti della vittima. Ora è in attesa di conoscere il verdetto che pende sul suo capo, che arriverà il 20 ottobre prossimo, nel corso dell'ultima udienza che lo vede al banco degli imputati come l'assassino della sua compagna. E' l'esito della lunga udienza a Forlì, davanti al gup Luisa Del Bianco, a carico di  Rachid Rahali, il marocchino che lo scorso 25 ottobre uccise Nadia Salami, praticamente davanti ai suoi figli, che erano nella stanza accanto. nel piccolo appartamento all'ex Roverella in centro a Cesena.

Rahali non ha negato di essere stato lui a scagliare i sette fendenti di coltello contro la compagna, ma ha a lungo parlato delle motivazioni per cui, a suo dire, avrebbe "perso la testa". La donna, infatti, secondo il suo racconto, avrebbe preso lei per prima il coltello per autoinfliggersi delle ferite e poi dare la colpa al marito, nel corso di uno dei tanti diverbi in casa. Lui, spaventato per la situazione avrebbe perso la testa - ha raccontato davanti al giudice - e avrebbe sfogato la sua furia con il medesimo coltello preso dalla donna. L'uomo ha rievocato una vicenda "fotocopia" avvenuta nel 2010 a Brescia, quando la donna si ferì e lo accusò. Solo la perizia del medico legale, allora, stabilì che le coltellate, anche gravi, erano state auto-inferte, scagionando il marocchino dalle accuse di lesioni. Una spiegazione che, tuttavia, non elimina certamente le sue responsabilità oggettivi, che ha già ammesso. Il pm chiesto trent'anni di carcere, il massimo della pena, che per effetto del rito abbreviato scelto dall'imputato, verrebbero dimezzati di un terzo in caso di condanna.

L'uomo è difeso dagli avvocati Alessandro Monteleone ed Emanuela Buccheri. Le parti civili che si sono costituite hanno chiesto un milione di euro di danni per quanto riguarda i familiari della donna e 600mila euro per ognuno dei tre figli (avvocati Sintucci e Piccoli). L'accusa era rappresentata dal pm Guidi.




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