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Uccise la compagna davanti ai figlioletti, confermato il massimo della pena per l'omicida di via Milani

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Rachid Rahali

Accoltellò la moglie alla presenza dei tre figlioletti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Rachid Rahali, il marocchino che uccise la compagna Nadia Salami, praticamente davanti ai suoi figli (che erano nella stanza accanto nel piccolo appartamento all'ex Roverella, in via Milani in centro a Cesena), confermando i trent'anni di reclusione inflitti in primo grado. Si tratta del massimo della pena considerato il rito processuale scelto, l'"abbreviato" che riduce automaticamente la pena di un terzo e l'ergastolo altrettanto automaticamente in una condanna a 30 anni. I minori dal 25 ottobre del 2015, giorno dell'omicidio, sono stati affidati a un’altra famiglia.

Il marocchino uccise la compagna con sette fendenti di coltello, nel corso di una tragica lite una domenica sera. Poco prima padre e figli giocavano allegramente, poi un crescendo veloce di una rapida lite in casa, che culminò appunto con la morte della donna. Rahali, tra le lacrime, si era assunto le sue responsabilità nella scorsa udienza, chiedendo scusa ai parenti della vittima. Nell'udienza in primo grado il gup Luisa Del Bianco ha emesso il massimo della pena (quanto richiesto dal pm Michela Guidi) considerando nel computo una serie di aggravanti come la crudeltà e la presenza di minori al momento dell'omicidio. All'imputato è stato richiesto il pagamento delle spese legali pari a 4 mila euro.



> LA CASA DELL'OMICIDIO: IL VIDEO

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