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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Nuovi indicatori Ue sulla qualità dell'aria: le polveri sottili dovranno ridursi del 60%

Il 26 ottobre 2022 è stata presentata una proposta di modifica delle direttive sulla qualità dell’aria da parte della Commissione Europea, che prevede obiettivi più stringenti rispetto a quella attuale sulla base delle linee guida proposte nel 2021 dall’OMS

Il 2023 è alle porte e si avvicina così il percorso che porterà al nuovo Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2030) che guiderà le politiche per la riduzione dell’inquinamento atmosferico fino alla fine del decennio in corso e che dovrà tenere conto delle misure oggetto di discussione in questi mesi a livello europeo.

Il 26 ottobre 2022 è stata presentata una proposta di modifica delle direttive sulla qualità dell’aria da parte della Commissione Europea, che prevede obiettivi più stringenti rispetto a quella attuale sulla base delle linee guida proposte nel 2021 dall’OMS. La Direttiva si inserisce all’interno di un pacchetto che prevede l’obiettivo di arrivare a emissioni di inquinanti zero al 2050, le nuove soglie per gli inquinanti si pongono già obiettivi intermedi al 2030.

Per quanto riguarda le polveri sottili PM10, la soglia al 2030 è stata modificata ad un limite di concentrazione giornaliera di 45 μg/m3, con un massimo di sforamento di 18 giornate all’anno e una concentrazione media annuale di 20 μg/m3. Obiettivi ancora più drastici per le polveri fini PM2.5, di cui si abbassa la soglia di concentrazione media giornaliera a 25 μg/m3, per un massimo di 18 giornate di sforamento consentite e una media annuale di 10 μg/m3.

Per entrambi gli inquinanti poi viene inserita una soglia di allerta, corrispondente a tre giornate consecutive sopra la soglia di 50 μg/m3 per le PM2.5 e di 90 μg/m3 per le PM10. Altra novità proposta dalla Commissione è l’introduzione dell’obbligo di applicare un indice di esposizione media (AEI – Average Exposure Index) calcolato su base nazionale per il PM2.5 e il NO2.

Focus PM10 e PM2.5

Con l’introduzione delle nuove soglie europee, è importante fare un bilancio sullo stato di qualità dell’aria in Emilia-Romagna negli ultimi anni, per valutare l’accettabilità delle condizioni ambientali che osserviamo oggi rispetto agli obiettivi proposti della Commissione, in particolare quelli intermedi da raggiungere entro il 2030.

Un primo sguardo alle medie annuali di concentrazione di PM10 degli ultimi sei anni mostra un trend lievemente in miglioramento, con una mediana tra le stazioni di fondo urbano/suburbano di 24 μg/m3. Se consideriamo il valore target europeo al 2030, posto a 20 μg/m3, è necessaria una riduzione media della concentrazione di PM10 pari ad almeno il 16% in 7 anni.

Da sottolineare che, a pochi giorni dalla fine del 2022, sono 7 le stazioni di monitoraggio che hanno superato il valore limite giornaliero di PM10 per più di 35 giorni. Si tratta di un dato in linea con altre annualità (ad esempio con il 2016 e 2018, quando il superamento del valore limite giornaliero avvenne rispettivamente in 8 e 7 stazioni) e lievemente inferiore alle 11 stazioni in sforamento del 2021. Le variazioni osservate di anno in anno, come rilevato da ARPAE, sono decisamente influenzate dal verificarsi di condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo o la dispersione degli inquinanti, oltre che dalla diversa origine delle polveri, sia per quanto riguarda le fonti che li producono, sia relativamente ai luoghi.

Il quadro che ne risulta è di una sostanziale invarianza, che non ci pone certamente al sicuro rispetto ai nuovi limiti proposti dalla Commissione. Basti pensare che, adottando anche solo in parte le nuove soglie proposte per il 2030 (considerando cioè il minor numero di sforamenti consentiti e non la nuova soglia di concentrazione giornaliera di 45 μg/m3, inferiore di 5 μg/m3 rispetto al valore attuale), le stazioni di monitoraggio in infrazione nel 2022 sarebbero ben 26 su 43!

Per dare un quadro generale sull’esposizione media della popolazione al PM10 rispetto agli obiettivi proposti per il 2030, si consideri che, tenendo conto solo delle stazioni di monitoraggio di fondo (rappresentative della condizione ambientale media presente nelle nostre città), 13 delle 19 stazioni regionali in contesto urbano e suburbano hanno superato nel 2022 la soglia di giornate di sforamenti previste per il target intermedio del 2030. Questo conferma una situazione che vede la maggior parte della popolazione residente sul territorio regionale esposta a livelli di concentrazione di PM10 dannosi per la salute umana.

Per quanto riguarda le PM2.5, il quadro annuale si mostra tendenzialmente invariato.  Secondo i parametri attuali, in nessuna annualità la media di concentrazione annuale ha superato la soglia consentita per legge di 25 μg/m3. Abbassando la soglia agli obiettivi europei invece, ogni anno l’Emilia-Romagna sarebbe in infrazione per la media annuale. Considerando l’obiettivo di applicare la soglia di concentrazione annuale di 10 μg/m3 di PM2.5, rispetto al valore del 2021 c’è bisogno di una riduzione del 60% per raggiungere gli obiettivi intermedi sulla qualità dell’aria in Europa fissati al 2030.

Quadro che si mostra pressoché invariato nel 2022 dalle nostre elaborazioni, anno che si avvia alla chiusura con una media complessiva (al 14/11/2022) di 15μg/m3di concentrazione di PM 2.5 su base annua a livello regionale. Spostando lo sguardo sul livello locale, la nostra analisi mostra che 24 su 25 delle stazioni di monitoraggio prese in analisi dalla nostra elaborazione rispetterebbe la soglia di 10μg/m3 su base annua.

Dato preoccupante per quanto riguarda i nuovi parametri per la soglia di allerta, in particolare per le polveri fini PM 2.5: secondo un’elaborazione dati di Legambiente Emilia-Romagna, se le nuove soglie fossero state applicate dal 1° gennaio 2022, sarebbero state tre le città in stato d’allerta per la concentrazione di pm2.5: Bologna, Reggio Emilia e Modena tra il 18 e il 20 febbraio hanno superato la concentrazione media giornaliera di 50μg/m3 di pm2.5 per tre giorni consecutivi.

“È fondamentale tenere alta l’attenzione di cittadini e istituzioni sulla qualità dell’aria che respiriamo, soprattutto nel periodo invernale in cui si concentrano gli episodi di aumento delle polveri sottili - sottolinea Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia-Romagna - L’arrivo della nuova Direttiva, che confidiamo venga approvata rapidamente, è un evento rilevante per la redazione del nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria. La riduzione dei valori massimi di concentrazione, come suggerito anche dall’OMS alla luce degli studi più recenti sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico, richiederà obiettivi più ambiziosi per l’Emilia-Romagna e per l’intero bacino padano. Per questo sarà necessario indirizzare tutte le politiche pubbliche e gli investimenti privati verso la riduzione delle emissioni inquinanti: non è più accettabile continuare a sprecare risorse per puntellare un modello di sviluppo nocivo per le persone e dannoso per l’ambiente".

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