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Rom all'Ex Zuccherificio, coi primi freddi tutto torna come prima: bivacchi e degrado

Un ritorno che sta a testimoniare - rileva il gruppo politico Cesena Siamo Noi - che niente di concreto è stato fatto per risolvere il problema dei rom che dormono e bivaccano nell'area

Con il ritorno dei primi freddi ritorna l'emergenza dei nomadi che “albergano” nell'area Ex Zuccherificio. Un ritorno che sta a testimoniare – rileva il gruppo politico Cesena Siamo Noi – che niente di concreto è stato fatto per risolvere il problema dei rom che dormono e bivaccano nell'area, con senso di insicurezza e degrado di un'area che sta cercando, grazie ad un comitato e all'impegno del Comune stesso, di rilanciarsi in termini positivi.

A comunicare il sostanziale “nulla di fatto” è una nota di “Cesena Siamo Noi”: “Oggi, nonostante i trionfalistici comunicati sulla riqualificazione in atto e sullo stato dei servizi sociali, è doveroso ricordare che alcune situazioni, come questa, sono immutate e rischiano di incancrenirsi ulteriormente. Dopo l’estate, la famiglia Rom è tornata a dormire nell’androne dello stesso condominio in assenza di una valida alternativa al freddo, che sta da tempo cercando. Va infatti anche chiarito che la diversità culturale dei Rom che non vorrebbero una sistemazione diversa, invocata a giustificazione spesso del non intervento, è uno stereotipo superato dal cambio generazionale, dicono i protocolli regionali, e non applicabile in questo caso”.

Insomma, si preannuncia un altro inverno in cui saranno i cittadini della zona a doversi far carico dei disagi della permanenza di questa numerosa famiglia nomade negli spazi comuni coperti dell'Ex Zuccherificio, come avviene cioè da più di dieci anni. Ricordano dal movimento: “La vicenda è emersa all’attenzione della stampa alcuni mesi fa, dibattuta apertamente dai residenti in incontri di confronto partecipato sulla rigenerazione dell’area ed è approdata infine in Consiglio Comunale. Ad aprile è stata discussa dal consigliere Vittorio Valletta una mozione d’impegno dove si richiedeva di fare domanda per i finanziamenti per il superamento di situazioni di degrado per l’inclusione sociale Rom e Sinti, stanziati da un bando regionale in linea con le leggi e direttive regionali ed europee”.
 
Tuttavia quella mozione è stata bocciata, senza dare alcuna alternativa: “La presa in carico di questa famiglia rom che si auspica non presume un’abitazione senza chiedere niente in cambio, non porta alla creazione di campi - anzi ne è il superamento. Significa poter impegnare mediatori culturali, assistenti sociali, educatori, associazioni per trovare una soluzione adeguata per tutti, cittadini cesenati compresi. I finanziamenti , che eventualmente la Regione avrebbe valutato se erogare, avrebbero dato la possibilità di dare lavoro a qualche giovane educatore ed operatore/mediatore sociale oppure di contribuire ad utilizzare i qualche operatore già inserito nel servizi per tale progetto specifico, per affrontare le situazioni di comprensibile tensione sociale e marginalità, oltre che ad offrire un’alternativa per questa famiglia rom di vivere in modo più dignitoso”.
 
La mozione è stata rigettata dal Consiglio Comunale, in quanto il bando della Regione non è stato ritenuto pertinente alla situazione specifica di questa famiglia, “a differenza invece di quanto confermato dal Servizio Politiche per l'accoglienza e l'integrazione sociale della Regione Emilia-Romagna, che ha ribadito la generale compatibilità tecnica del bando con l’intervento prefigurato”, rimarcano da Cesena Siamo Noi.  “Purtroppo, non solo si è deciso di rigettare la mozione per motivi dimostratisi infondati, precludendosi quindi ogni possibilità di avere a disposizione risorse, ma non è stata proposta, come richiesto, una soluzione alternativa per affrontare una situazione radicatasi da un decennio. Riteniamo che la Regione debba svolgere la funzione di verificare la permanenza di situazioni di grave degrado.  Ci risulta che sinora siano stati un gruppo di abitanti e professionisti cesenati, ad aver cercato di confrontarsi sulla questione specifica con i servizi sociali, la polizia e gli operatori di strada eppure senza risultati”.
 
“Non vogliamo pensare che l’utilizzo di questo androne come “dormitorio” ormai “ufficioso” possa essere l’unica possibile approccio alla questione per questa amministrazione che da sempre sposa come propri i principi di tolleranza ed integrazione. Tale dormitorio verrà presto chiuso da un cancello e questa famiglia dovrà andare a dormire in un altro androne. Che succederà allora con questa strategia dello struzzo? Dove sarà il prossimo androne che sarà occupato? Il loggiato del Comune?”.

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