Mucche dell'allevamento lager, la polemica "Politici, petizioni, associazioni raccolte fondi: tutti scomparsi"

La vicenda delle 55 mucche salvate dall'allevamento lager di Crocesanta nel Comune di Bagno di Romagna pare ben lontana da essere risolta

La vicenda delle 55 mucche salvate dall'allevamento lager di Crocesanta nel Comune di Bagno di Romagna pare ben lontana da essere risolta. A bacchettare l'intero sistema di gestione di quest'emergenza è l'associazione animalista “In Dog We Trust”, una che ha in custodia parte degli animali e che lamenta come l'intera vicenda volga alla beffa, dopo decine di migliaia di euro spesi, e che soprattutto tutto coloro che avevano promesso una mano alla fine si siano dileguati.

Il tutto partì lo scorso anno quando venne alla luce la vicenda di questa stalla di fatto abbandonata per i problemi di salute mentale dell'allevatore. Emersero così animali morti di fame, resti di carcasse, altri scheletri viventi. L'associazione giudica “discutibile la scelta che dispone la confisca dei bovini senza mettere sotto sequestro l’area dove sono detenuti”. Questa decisione avrebbe permesso all'allevatore di rallentare il lavoro di salvataggio degli assegnatari delle mucche. E proprio questo mancato controllo avrebbe causato un nuovo problema: “Questo ha permesso l’incontrollata convivenza tra 43 mucche e 13 tori liberi, come indicato nel report stilato in data 14 febbraio 2018, per cui presumibilmente a tutt’oggi tutte le mucche risulterebbero gravide,  in effetti abbiamo già assistito alle prime nascite”.

“Inizia nel luglio 2017 la nostra collaborazione volta all’approvvigionamento di fieno per il sostentamento di questi animali. Unitamente alla nostra associazione, Movimento Animalista, Oasi Leonardo ed una Azienda di Modigliana (FC) firmano nel dicembre 2017 un verbale che prevede l’assegnazione dei bovini come segue: associazione 'In Dog We Trust (Lamento Rumeno Onlus)'  11 capi, Oasi Leonardo – Antico Podere Il Prato 30 capi, Azienda Modigliana 5 capi, Azienda Salvadorini10 capi. Lo scorso 10 marzo provvediamo a recarci sul posto scortati dai carabinieri per il ritiro dei primi 7 capi: missione fallita poiche’ l’ex proprietà, dopo aver liberato l’intera mandria, si barrica all’interno della stalla minacciando chiunque, armato di forcone, tutto condito da irripetibili turpiloqui. Facciamo il bis il 10 aprile pronti a trasferire altre 7 mucche: di quelle a noi assegnate solo 5 sono presenti in stalla; anche stavolta la mandria è stata liberata. In conclusione: gli animali continuano a riprodursi, noi continuiamo ad investire risorse umane ed economiche. Abbiamo sostenuto costi per fieno e trasporti pari a 12.047 euro, un impegno economico devastante per una realtà come la nostra”.

Ed ancora, con polemica: “Stendiamo un velo pietoso su tutti coloro che hanno strumentalizzato questa vicenda per trarne visibilità e poi dileguarsi nel nulla: c'è stata una raccolta fondi di 17.000 euro mai arrivati alle mucche di Crocesanta. Abbiamo chiesto spiegazioni all’Enpa promotrice della medesima raccolta, che si è dichiarata del tutto estranea ai fatti. Perse le tracce dell’ex senatore Sauro Turroni, rappresentante dei Verdi di Forlì-Cesena. Molla il colpo anche l’Onorevole Bernini del Movimento 5 Stelle dopo un’apparizione a Crocesanta lo scorso anno. E' stata lanciata una petizione su Change.org, che è servita solo a dare visibilità a chi l'ha fatta”.

Ed ora è in corso un estenuante ricerca di sistemazioni attendibili volte ad ospitare gli animali, con “grave il pressappochismo di chi ha dato la propria disponibilità per poi rinunciare alla vigilia del trasferimento degli stessi; strutture non idonee, persone non adatte alla gestione di bovini, tanti (troppi) in cerca di sola gloria”. Ed infine: “Ed ora che i bovini sono ben pasciuti ed in piena salute ci apprestiamo ad attendere il verdetto finale che segnerà la loro fine con una quasi certa cessione agli allevatori. Se così fosse, verrebbe meno l’obiettivo fondamentale e prioritario, oggetto della collaborazione in essere tra la nostra associazione e le altre parti assegnatarie dei bovini, unitamente al Sindaco, come recita il verbale sottoscritto in data 28 dicembre 2017: “assicurare che tutti i 56 capi non verranno affidati alla filiera alimentare ma ad attività integranti progetti di benessere animale”. Insomma, le mucche sarebbe ancora da salvare e da qui arriva un nuovo appello di  'In Dog We Trust (Lamento Rumeno Onlus)'  

LA REPLICA DI ENPA
«Come si può evincere dal link alla di crowdfunding “La buona causa” (https://buonacausa.org/cause/55mucchedasalvare), la raccolta in oggetto è stata gestita da un’associazione diversa da Enpa. Nel caso in questione, l’Ente Nazionale Protezione Animali non ha mai percepito, amministrato, né utilizzato in alcun modo i fondi raccolti attraverso questa iniziativa. L’associazione, pertanto, non può essere ritenuta responsabile dell’uso che di essi è stato fatto» si legge in una nota dell'associazione.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Prima vittima del Covid nel comune, il sindaco: "Profonda tristezza e sconforto"

  • Non si fermano i lutti, si piange un'altra vittima del virus. Positivi in lieve calo

  • Covid, il bollettino: 92 nuovi positivi nel Cesenate nelle ultime 24 ore. Un altro morto nell'area del Rubicone

  • Scende l'indice Rt in regione ma salgono i positivi nel Cesenate. Si piange un'altra vittima

  • La regione verso il "giallo" ma Bonaccini avverte: "Dobbiamo evitare una terza ondata"

  • Bonaccini: "Emilia Romagna arancione? Curioso. Per Natale valutiamo aperture"

Torna su
CesenaToday è in caricamento