Mostra di macchine da scrivere, la storia passa da qui

Un tuffo nel passato, una storia durata poco più di cento anni e che è tramontata in maniera definitiva 20 anni fa. Stiamo parlando della scrittura meccanica, il mondo delle macchine per scrivere

Un tuffo nel passato, una storia durata poco più di cento anni e che è tramontata in maniera definitiva 20 anni fa. Stiamo parlando della scrittura meccanica, il mondo delle macchine per scrivere: una mostra ne ripercorre l’evoluzione. L’evento si terrà a Sarsina dal 24 agosto (inaugurazione alle 18) al 28 agosto, nella sala esposizioni di via IV Novembre (la strada che conduce alla piazza). I curatori sono i collezionisti Cristiano Riciputi e Luciano Morosi. L’ingresso alla mostra è gratuito.

“Mettiamo in mostra – spiega Riciputi – alcuni dei nostri pezzi migliori, i più curiosi e quelli che hanno fatto la storia della scrittura meccanica. Chi ha più di 35 anni di certo ricorda il ticchettio dei martelletti sul rullo, le difficoltà nel cambiare il nastro, gli errori che non si potevano correggere se non con la gomma o, negli ultimi tempi, col bianchetto. A metà degli anni ’90 le macchine per scrivere sono state soppiantate dall’informatica e da allora tutti questi attrezzi si trovano relegati in soffitta. Ed è proprio lì che noi collezionisti andiamo a cercare gli esemplari, sperando sempre di trovare pezzi di fine ‘800 o dei primi del ‘900”.

La sala esposizioni di Sarsina accoglierà una cinquantina di esemplari. Fra i modelli più rari vanno citate l’Olivetti M1 (del 1911), l’americana Lambert (1896), la tedesca Mignon 2 (1904), la Smith Premier 1 del 1889, la Underwood 5 (una delle macchine più vendute al mondo) del 1900 che ha pure un tasto con il simbolo ”@”, cento anni prima dell’arrivo di internet. La M1 è una delle macchine dal valore collezionistico più importante: l’esemplare esposto è appartenuto a Giovanni Arpino, giornalista e scrittore vincitore anche dei premi Strega e Campiello. L’M1 fu progettata, nell’arco di tre anni, da Camillo Olivetti di Ivrea. E’ costituita da circa 6000 pezzi e il modello successivo, la M20 (anche questa esposta), ne conta ‘solo’ tremila.

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Vi sono poi esemplari più recenti, dal dopoguerra fino agli anni Novanta del secolo scorso, quando la scrittura meccanica tramontò definitivamente. L’ultima portatile dell’Olivetti, ad esempio, è la Italia 90, realizzata in occasione dei mondiali di calcio. In realtà era solo un rifacimento stilistico di un progetto collaudato da anni, quello della Dora. La mostra è realizzata grazie alla Pro loco e con l’appoggio della Bcc di Sarsina. Sarà aperta tutte le sere da sabato a mercoledì e, durante il giorno, sabato, domenica e mercoledì.

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