Morto Brizzi, portò la corrente elettrica nel Dopoguerra: "Oggi non avrebbe potuto liberare il suo genio"

“Un piccolo grande uomo, che qui in montagna nell’Alta Valsavio ha lasciato il segno. Piccolo per la sua semplicità e umiltà, grande per ciò che ha fatto in vita e e quello che lascia"

Qualche giorno fa è morto  Lino Brizzi, 94 anni, una figura storica per l'alta Valle del Savio. Brizzi nel primo dopoguerra fu quello che portò la corrente elettrica ad Alfero. Così lo ricorda Pierluigi Battistini, responsabile Confartigianato della Valle del Savio: “Un piccolo grande uomo, che qui in montagna nell’Alta Valsavio ha lasciato il segno. Piccolo per la sua semplicità e umiltà, grande per ciò che ha fatto in vita e e quello che lascia. Un genio, con un talento superiore che - pur non avendo potuto studiare - nel primo dopoguerra,  nel 1947, costruì la prima centrale idroelettrica ancora con pale in legno capaci di far girare con la forza dell'acqua in caduta le dinamo che generavano corrente. Si trasferì ad Alfero nel 1942 e portò nel 1947 la luce nelle case del paese”.

Ma quello di Confartigianato non è solo un addio, ma un riepilogo di successi che, se Brizzi fosse nato in questi tempi, probabilmente non avrebbe avuto. Brizzi è infatti testimone e artefice di un periodo in cui le cose erano ancora semplici e trasparenti. Ricorda Battistini: “Gli siamo tutti debitori. La sua scomparsa e soprattutto il ricordo di quello che ci ha dato è anche un invito a riflettere su valori fondamentali della convivenza civile e della coesione sociale che si sono affievoliti nel tempo, come la semplicità e la trasparenza. Ci è capitato di riprendere tra le mani una vecchia bolletta che proprio i fratelli Brizzi, Lino e Vito, redigevano occupandosi, appunto, di produzione e distribuzione di energia elettrica nel comune di Verghereto (nella foto sotto). L’abbiamo conservata con cura perché ci pare un reperto prezioso di un mondo che purtroppo non c’è più. In passato nei nostri uffici di Confartigianato ne abbiamo registrato a mano, nei registri Iva, di allora, in quantità industriali. Oggi abbiamo tanta tecnologia, ma qualcosa è andato perduto e forse di ancora più importante. Alludo alla bellezza cristallina di quella bolletta, alla sua assoluta semplicità di lettura e decodificazione. Era 1978, neanche 40 anni fa. Analizzarla nei suo tratti così comprensibili a tutti, anche ai meno attrezzati,  è essenziale per far capire a cosa siamo potuti arrivare oggi con la incomprensibilità delle bollette odierne che bisogna essere dei geni della Nasa per decifrarle. Il  cittadino allora non era un suddito e veniva trattato con più rispetto e considerazione. La trasparenza, l’esser diretti e la semplicità, tratti così peculiari nel dna di noi montanari, favorivano il progresso anche ad Alfero e nei territori di montagna”.

Ed infine: “Un'altra considerazione, più di attualità: oggi sarebbe un impresa epocale riuscire a realizzare una centralina idroelettrica, vale a dire energia pulita, perché la morsa della burocrazia imperante, dei veti  e degli impedimenti rende ormai impossibile operazioni di questo genere. Ma se ancora oggi avessimo la semplicità e il coraggio di liberare le energie sviluppate da geni come Brizzi saremmo un Paese all'avanguardia”.

bolletta nel 1978-2

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