Max Gazzè ha riempito il Vidia come un uovo

"Sono figo? Ma non vedi che nazo ho? Dai Giorgio facciamo un attacco a schiaffo". Max Gazzè ha fato il pieno e il popolo del Vidia si è goduto un'ora e mezza di concerto con un bis bestiale

ph Alessandro Mazza

“Sono figo? Ma non vedi che nazo ho? Dai Giorgio facciamo un attacco a schiaffo”. Max Gazzè ha fato il pieno e il popolo del Vidia si è goduto un'ora e mezza di concerto con un bis bestiale. Il suo tour è approdato anche in uno degli ultimi rock club d'Italia che lo ha accolto al meglio. Il marchio di fabbrica di Gazzè è la sua s traballante e il synth che colora di un pizzico di psichedelia i suoi brani pop. E' stato un crescendo di ritmi: in scaletta i primi posti erano riservati per le tracce del nuovo disco poi pian piano sono arrivate le hit.

La più richiesta “Cara Valentina”. Max Gazzè è una sorta di folletto sui generis. Sul palco, tra una canzone e l'altra, rispondeva con un sorriso e ironia ai fan. “Anche noi ci dipingiamo le unghie!”, e Max: “Ma che moda è?!” diceva mostrando lo smalto sulle dita che di li a poco sarebbero corse veloci sul basso. Per la precisione un Fender Jazz serie Relic. Quel suo faccione con un po' più di rughe rispetto al primo video di Cara Valentina parla senza dire niente. Sembra dire: “Sì c'è la crisi, si vendono pochi dischi, ma io so suonare e questo devo fare. Tanto vale farlo bene”.  

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Il synth l'ha fatta da padrone assoluto insieme alla batteria in stile dance anni '70, il ritornello sarebbe un perfetto coro da stadio, è il brano di Sanremo. Dopo “Sotto casa”  ha posato il Fender jazz, ma solo per pochi minuti. Giusto il tempo che è bastato a centinaia di ospiti di intonare l'ultimo ritornello. Così Gazzè è uscito dai camerini e ha iniziato con “Mentre dormiti proteggo” e poi via con “La favola di Adamo ed Eva” e “Una musica può fare”. E, per non farsi mancare nulla, è uscito per gli autografi. Bestiale.

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