Cronaca

Tentò di riportare in Italia quello che ritiene un Caravaggio: lo storico dell'arte Pulini si racconta

“La mia prima reazione è stata un’imprecazione qui irripetibile, tra lo stupore e la conferma", spiega Pulini durante l’incontro che ha tenuto al Palazzo del Ridotto venerdì pomeriggio

E’ la fine di marzo 2021, siamo a Madrid. Nel catalogo delle opere che verranno battute all’asta da lì a qualche settimana nella casa d’aste Ansorena, una delle più famose della Spagna, appare un “Ecce Homo”, un quadro 111 centimetri per 86 dove Cristo flagellato e coronato di spine viene presentato alla folla , attribuito alla scuola di Josè Ribera, detto Spagnoletto, un artista del Seicento che ha svolto la sua attività artistica a Napoli. L’opera parte con una quotazione di 1500 euro. Ma c’è qualcosa in quest’opera che fa scattare l’attenzione di un segnalatore, un appassionato di arte che manda agli antiquari le opere d’arte che si trovano (anche via web) nel mondo e che si possono acquistare.

Si mette in contatto con uno degli antiquari più importanti d’Italia, Giancarlo Ciaroni della Galleria Altomani di Milano e Pesaro, diretta da lui, sua moglie Anna Maria Altomani e il figlio Andrea Ciaroni, e gli manda una foto dell’opera. Giancarlo Ciaroni, senza dire nulla, volta la foto a Massimo Pulini. Massimo Pulini è un artista, studioso, scrittore e docente universitario riconosciuto anche all’estero. Ma prima di tutto un’eccellenza del nostro territorio. Vive a Montiano, è stato assessore alla cultura a Rimini e per tanti motivi è legato a doppio filo alla sua Romagna. Ma torniamo alla scoperta eccezionale. Quando Pulini vede la foto, che non è accompagnata da nessuna scritta appositamente, scatta sulla sedia.  

“La mia prima reazione è stata un’imprecazione qui irripetibile, tra lo stupore e la conferma – spiega Pulini durante l’incontro che ha tenuto al Palazzo del Ridotto venerdì pomeriggio davanti a una sala al completo e in religioso silenzio  – Ho capito subito di trovarmi davanti a un quadro importante, un quadro di Caravaggio. E’ stata una reazione istintiva frutto degli studi effettuati, della sensibilità artistica che uno studioso di arte ha nei confronti di Caravaggio. A primo impatto, infatti, non ha avuto dubbi. E tra l’altro la mia mente è andata subito a quell’Ecce Homo che gli era stato commissionato dal cardinale Massimo Massimi e gli studiosi d’arte sostengono che sia quello oggi conservato a Genova ma che a me, devo dire la verità, non ha mai convinto. A quel punto – continua Pulini -  ho chiesto subito a Ciaroni di avere delle foto del quadro più dettagliate. Ciaroni, che a quel punto voleva avviare una trattativa prima che andasse battuto all’asta per riportare un Caravaggio in Italia, ha iniziato a parlare con i responsabili della Casa d’Aste per conoscere i proprietari del quadro, ovviamente bluffando, e spiegando che a lui sembrava un Ribera e non della scuola di Ribera e sarebbe stato disposto a offrire una cifra che in quel momento davano come valutazione dell’artista spagnolo. Parliamo comunque di 500 mila euro in su”.

Il resto è storia conosciuta. La trattativa non è andata a buon fine perché nel frattempo altre due gallerie italiane (una che fa capo a Sgarbi e un’altra di Firenze) hanno offerto 3 milioni di euro. A quel punto è stato chiaro che l’opera non fosse stata capita da chi l’aveva messa all’asta, ovvero tre proprietari del quadro, ed è stata ritirata perché con cifre così alte il governo spagnolo non permette che le opere escano dai confini dello Stato. Libero di poter dire la sua, a quel punto, Massimo Pulini ha pubblicato il suo dettagliato studio sull’opera che, nel frattempo, aveva realizzato grazie anche alle foto arrivate. Foto che hanno messo in evidenza le incisioni sulla tela, modalità utilizzata esclusivamente da Caravaggio per fissare i rapporti di distanza tra le masse principali in modo da poter ritrovare ad ogni seduta la giusta posa dei modelli. Ma non solo. Anche le somiglianze del personaggio in primo piano, che potrebbe essere Ponzio Pilato, con altri due personaggi dei suoi quadri, il chiaroscuro con cui dipinge il bulbo oculare, la virgola d’ombra a lato delle narici, il labbro superiore.  E poi la carnalità dell’opera, la mancanza di idealizzazione dei personaggi, il realismo asciutto ma struggente di Caravaggio.

“Ritengo si tratti del quadro commissionato da Massimo Massimi nel 1605 e che il pittore si era impegnato a eseguire con soli trentasei giorni a disposizione se riuscì a tenere fede a tale promessa - conclude Pulini – Poi, come troviamo scritto in documenti lasciati dallo storico Bellori, il quadro venne venduto e andrò in Spagna. Non è esclusa l’ipotesi che Massimi abbia voluto disfarsene perché, proprio dopo alcuni mesi dalla realizzazione del dipinto, Caravaggio uccise Ranuccio Tomassoni e divenne un assassino. Per un cardinale poteva non essere opportuno tenere un quadro sul processo più ingiusto celebrato nella Storia, quello a Gesù Cristo, dipinto da un condannato a morte. Io sono pienamente convinto che quel dipinto verrà riconosciuto come uno dei risultati più intensi e riusciti dell’artista”. 

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