Un libro sulle 'fake news', Marino Biondi: "Internet? Non è uno strumento così democratico"

Lo scrittore e storico cesenate parla del suo ultimo libro: "Viviamo un momento in cui l'informazione sembra alla portata di tutti, ma se non sappiamo usare gli strumenti, rischiamo di venir sommersi"

"Cos'è la supercazzola? Esiste in natura?" A farsi questa domanda, apparentemente strampalata, nel suo ultimo libro "Raggiri complotti, verità vo cercando..." (edizioni Helicon) è il serissimo professore Marino Biondi, cesenate, storico di fama nazionale che ha insegnato Letteratura italiana all'Università di Firenze. "La supercazzola - si risponde subito il prof - è il raggiro verbale del più labirintico non sense elevato a a vertici di marinismo barocco, con una sua perfetta autonomia estetica. E' come la poesia per il filosofo napoletano, intuizione pura, c'è o non c'è. La più nota in Italia è la Supercazzola politica di cui ci si dovrebbe vendicare alle elezioni". Ma spesso non accade, anzi quasi mai, aggiungiamo noi. Con un linguaggio ricercato, mai banale, ricco di riferimenti storici e letterari, il professor Marino Biondi si inoltra in un tema molto attuale, quello delle bufale, delle fake news e di quell'enorme tritacarne e tritaverità che, se usato male, è il web.

Il libro, che nasce proprio da un'accurata inchiesta su web e giornalismo, si propone come una lucida analisi di quello che stiamo diventando (o siamo già diventati) grazie anche a un malsana negazione della verità a cui il potere, nostro malgrado, ci ha ormai abituato da troppo tempo. Questa urgenza di verità (soprattutto nei confronti di alcuni fatti tragici della recente storia - vedi Ustica, strage di Bologna, di Piazza Fontana) provoca, nella maggior parte degli italiani, il ricorrere al sospetto come luogo in cui adagiarsi. E praticare il sospetto e le bugie non porta a nulla di buono specialmente se tutto, come accade grazie alla forza del web, viene amplificato e viralizzato in pochi minuti. Si crede a ciò che è più facile credere e, soprattutto, più d'effetto, e, come seconda conseguenza, si utilizza internet per scaricare il nostro odio e per caricarci ancor di più di frustrazione. Ed ecco i classici "leoni da tastiera" "i cecchini seriali dell'odio" che sparano sull'universo mondo che non vuole riconoscere la loro esistenza. "C'è un gran bisogno di esserci - scrive Marino Biondi nel libro - di contare, e la coscienza per quanto torpida di chi si ripara nell'anonimato per lanciare dicerie e oltraggi, pure gli dice che non conta nulla e quasi non esiste". E da qui il corto circuito.

Ma come possiamo sopravvivere, professor Biondi, in questo mare di bugie? Come facciamo a ritrovare la via della verità?
Stiamo vivendo in un momento di grandi stimoli in cui, paradossalmente, l'informazione sembra alla portata di tutti. Ma se non sappiamo usare gli strumenti, uno per tutti internet, rischiamo di venir sommersi da questa onda anomala e di annegare. Mi è capitato di ascoltare il professore Carlo Ginzburg in un incontro a San Piero in Bagno dove a proposito del web citò le parole di Gesù: "A chi ha sarà dato. E a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". E io, devo dire, concordo pienamente perché ritengo che internet non sia affatto lo strumento democratico di cui tutti parlano. Chi già ha conoscenza e sa usarlo con intelligenza può accrescere la sua condizione. Chi, invece, non sa rischia di venir sommerso.

Quindi bisogna leggere, studiare, approfondire?
Sì, certo. Bisogna curare la nostra cultura, confrontando le fonti come fa uno storico. Oggi, purtroppo, del collasso della verità è vittima soprattutto il giornalismo. Come scrivo nel mio libro in Italia la crisi dei giornali cartacei, anche per la loro dubbia credibilità e indipendenza, è evidente e inarrestabile. Dio è morto e anche le edicole non se la passano bene. La generazione dei più anziani se ne duole perché è cresciuta a carta di giornale mentre i giovani se ne fregano. Nessuno di loro compra giornali e sono forse loro gli stessi disposti ad annientare la letteratura classica, lenta, copiosa, difficile perché non sta nei loro tempi ed esula dai loro riti mentali.

Ma andando avanti così diventeremo tutti più ignoranti e più stupidi?
Il rischio è alto. Voglio citare una frase di Gianfranco Aluffi "C'è chi sostiene che entro trent'anni avremo un'intelligenza artificiale capace di ragionare come e meglio di noi. Io sarei molto più cauto. Penso che nei prossimi trent'anni ci dovremo preoccupare più della stupidità naturale che dell'intelligenza artificiale". Il libro di Marino Biondi verrà presentato venerdì pomeriggio, alle 17, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana.  Accanto all’autore, interverranno Giordano Conti, Andrea Pellegrini e Michele Rossi.

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