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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca Cervese Nord / Piazza Giovanni Paolo II

"Fermiamo le stragi nel Mediterraneo": i sindacati scendono in piazza

"E' ora di rivendicare con tutta la forza morale e civile che si passi dalle parole ai fatti e che si ponga fine a questa enorme tragedia", evidenziano i sindacati

Martedì pomeriggio Piazza Giovanni Paolo Secondo ha ospitato un presidio organizzato da Cgil, Cisl e Uil contro le stragi dei profughi nel mare Mediterraneo. "E’ ora di rivendicare con tutta la forza morale e civile che si passi dalle parole ai fatti e che si ponga fine a questa enorme tragedia - evidenziano i sindacati -. In una settimana più di mille morti in due stragi annunciate. Quasi duemila accertati dall’inizio dell’anno. La maggioranza delle persone che attraversano il Mediterraneo scappa dai Paesi di origine per ragioni umanitarie, a causa di guerre, persecuzioni politiche o religiose".

"Affrontano viaggi che hanno dell’incredibile, che durano settimane o mesi, attraversando il deserto, venendo spesso reclusi subendo violenze di ogni genere, consapevoli del rischio di trovare la morte anche prima di arrivare alle coste della Libia, dove si imbarcano essendo già nelle mani dei mercanti di esseri umani - osservano -. Migranti, uomini, donne, bambini che non hanno paura di morire in mare perché il pericolo di morire lo hanno già visto in faccia. E non serve aumentare controlli e mezzi per pattugliare le frontiere a fermare le stragi. Occorre aprire da subito vie d’accesso legali e canali umanitari per evitare i viaggi della morte".

Sindacati in piazza contro la strage di profughi (foto di Davide Sapone)

"Occorre che l’Italia riattivi un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del Mediterraneo, e chieda contemporaneamente all’UE di farsi carico di un programma di ricerca e salvataggio europeo - continuano -. Occorre sospendere il regolamento Dublino e consentire alle persone tratte in salvo di scegliere il Paese dove andare, sostenendo economicamente con un fondo europeo specifico, l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Sono persone in carne ed ossa che hanno diritto a vivere, di fronte alle quali nessuno può essere indifferente. Non c’è più tempo da perdere".

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