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Malocchi e vudù, la vittima: "La mia vita da allora è stata e resta stravolta"

Soddisfatta, ma non tranquilla. Dalila Morigi, la vittima dell’allucinante storia di sequestro di persona ruotante attorno un supposto maleficio

Soddisfatta, ma non tranquilla. Dalila Morigi, la vittima dell’allucinante storia di sequestro di persona ruotante attorno un supposto maleficio si dice soddisfatta per la pena inflitta venerdì mattina a due dei suoi persecutori. Dalila Morigi, cesenate di 32 anni, è la donna che nel marzo di due anni fa venne presa da casa e portata in una cascina abbandonata in campagna, sotto minacce di morte, e qui venne costretta a “rimuovere” il malocchio che avrebbe “lanciato” sulla più giovane del suo gruppo di persecutori, sua conoscente alcuni anni prima. La giovane si era impuntata che era stata vittima di un rito vudù e tutta la famiglia, il padre, il fratello e il fidanzato parteciparono ad una sorta di “missione purificatrice”. E’ quanto statuiscono le sentenze che si sono succedute dallo scorso ottobre ad oggi.

Ma Dalila, pur complimentandosi con gli inquirenti, dal momento che l’impianto accusatorio ha retto al giudizio, spiega che la sua vita è ben lungi dall’essere tornata normale. “Nella casa dove vivevo non ci posso più vivere, tanto che ho chiesto a mio padre di venderla. E poi devo stare attenta a tutte le cose che faccio, attenta a quando parcheggio la macchina la sera. Devo avere una vita di facciata”, per depistare e non far riconoscere i suoi domicili abituali. “Sono tornata dal Messico da alcuni giorni e presto ripartirò non posso dire per dove. Insomma, vivo così. Per fortuna ho un lavoro che mi permette di operare da remoto col computer”. Insomma, una vita che non è più quella di prima. “Spero ogni giorno per la mia sicurezza”, sintetizza.

Resta sullo sfondo il pensiero che nel XXI secolo si possa seriamente credere a malocchi e bamboline vudù. “Ma il malocchio non c’entra, e lo sapevano anche loro. Ritengo che tutto questo sia avvenuto per una logica famigliare al loro interno”, dice Dalila. Le reali convinzioni degli imputati d’altra parte restano nelle loro menti. “La mia idea è che sia stata tutta una scusa, in ogni caso sono stata vittima di una violenza gratuita”. E’ la sera il momento più difficile: “La mia vita è rimasta stravolta per forza di cose, faccio fatica ad avere momenti di tranquillità. Sono entrati quando era notte, in casa mia. Faccio fatica a fidarmi nche nei miei luoghi più intimi”. 
 

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