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Malatestiana, sei antichi codici tornano all'antico splendore. Il restauro avverrà in diretta

L'intervento di restauro su preziosi codici malatestiani finanziato in tandem dalla Fondazione Carisp e Credit Agricole

La sinergia tra Fondazione Cassa di Risparmio e Credit Agricole permetterà di far tornare all'antico splendore sei preziosi codici malatestiani. Un intervento di restauro per un importo complessivo di oltre diecimila euro, che riguarderà un codice appartenuto a Giovanni Di Marco (S.XII.6), due del fondo conventuale(S.II.2, S.II.5) e tre commissionati da Malatesta Novello (D.VII.3, S.VII.3, S.XII.3).

"La Fondazione è da sempre sensibile a questo tema - sottolinea il presidente della Fondazione Carisp Guido Pedrelli - come Siena è la città del Palio, Bologna è la città delle due Torri, Cesena è la città della Malatestiana, è una nostra ricchezza, la più antica biblioteca non religiosa in Europa".

Gli fa eco l'assessore alla Cultura Christian Castorri: "La sensibilità dimostrata dalla Fondazione e da Credit Agricole non è scontata, è importante preservare questo patrimonio, i cesenati tengono alla loro Biblioteca. Un intervento del costo di oltre 10mila euro, ma sottolinea Pedrelli "Non ci tireremo indietro se serviranno altri interventi".

Ma come si interverrà sui codici? "Per molti - spiegano le restauratrici - si interverrà con piccoli interventi di restauro. Sono 79 in tutto i codici malatestiani che necessitano di un lavoro certosino di restauro, ma in realtà quelli malandati sono davvero pochi". Un aspetto molto interessante è che le operazioni di restauro avverranno in diretta, cioè a porte aperte, a disposizione di chi vorrà assistere ai lavori delle restauratrici. Si parte sabato dalle 9,30 alle 13 nella Sala Verde della Biblioteca Malatestiana, quando saranno all'opera sui preziosi manoscritti le restauratrici Roberta Stanzani e Silvia Biondi.

I codici da restaurare

1) Malatestiano S.II.2 innocenzo iv, Apparatus in Decretales

Codice in pergamena, di carte I, 204, misura mm 420×276. Databile al sec. XIV, è vergato in scrittura gotica, da due copisti che non si sottoscrivono. Presenta iniziali maggiori intarsiate e filigranate all’inizio di ogni  libro e altre iniziali filigranate e segni di paragrafo rossi e blu.

Il codice fa parte del piccolo, ma interessantissimo gruppo costituito dai 5 manoscritti giuridici miniati del XV secolo (molto probabilmente presenti nel primo nucleo della Biblioteca conventuale o in essa confluiti con la donazione del giurista Fredolo Fantini, nel 1429). In esso è contenuto l’ Apparatus in Decretales di Innocenzo IV, che testimonia l’intensa opera di legislatore e decretalista di questo pontefice (al secolo Sinibaldo Fieschi, giurista genovese) che resse il papato dal  1243 al 1254.

Nell’ultima carta sono presenti due note particolari. Una è di carattere storico e fa riferimento alla battaglia combattuta il 5 dicembre 1362 a Launac, quando Gaston de Foix III, noto come Gaston Phaebus, sconfisse e fece prigioniero Jean d’Armagnac. Questo ha fatto supporre che il codice possa aver viaggiato nella Francia meridionale. La seconda nota è invece riferita al prezzo e ci informa che il volume è costato “duc. XX” (venti ducati).

Sulla controguardia posteriore è incollata una carta in minuscola umanistica, su due colonne che gli studiosi hanno identificato come un frammento di Hieronymus, Commentarius in Ecclesiasten scritto dal copista Iohannes Maguntinus. Altri frammenti sono stati rintracciati in altri 8 codici della Malatestiana.

2) Malatestiano S.II.5 raymundus de pennafort,  Summa de poenitentia e Summa de matrimonio

Codice in pergamena, di carte II, 390, misura mm 261×201.  Datato al sec. XIV, è vergato in scrittura gotica, da vari copisti che non si sottoscrivono. La decorazione è costituita da iniziali decorate, da iniziali filigranate e segni di paragrafo rossi e blu.

Il codice fa parte del fondo conventuale e una nota contenuta sul primo foglio segnala che è appartenuto frate Iacopo da Cesena, lettore e guardiano del convento di San Francesco di Cesena intorno al 1382-83.

Il codice in realtà risulta composto di più parti, probabilmente assemblate insieme in un secondo momento: nei fogli da 1 a 267 sono trascritte dalla stessa mano la Summa de poenitentia e la Summa de matrimonio di S. Raimondo di Pennaforte, domenicano spagnolo del XIII secolo, che insegnò anche diritto all’università di Bologna.

Una seconda sezione di 8 pagine contiene Consigli sul testamento, e risulta vergata da due diverse mani, mentre ci sono aggiunte di una terza mano; seguono altre due sezioni – scritte da varie mani - che contengono una miscellanea di scritti diversi (c’è perfino una ricetta per combattere i calcoli renali).

Inoltre, i due fogli di guardia (di cui il primo è incollato) sembrano contenere regole monastiche, mentre l’ultimo foglio, che in origine fungeva da controguardia presenta il testo di un formulario di supplica da parte del frate guardiano.

La rilegatura – in assi coperte da cuoio ovino - è stata restaurata nel XVIII secolo; un secondo restauro è stato compiuto nella prima metà del Novecento da Guglielmina Barsanti Bazzocchi.

3) Malatestiano S.XII.3 silius italicus, Punica (cc. 1r-161r); gaius valerius flaccus, Argonauticon libri VIII (cc. 162r-195r)

Codice membranaceo risalente alla metà sec. XV; di carte I, 196; mm 344x236; scrittura umanistica (littera antiqua), della metà del sec. XV, di una sola mano, in inchiostro marrone, con incipit, titoli ed explicit in rosso. Iniziali in oro decorate a bianchi girari su fondo rosso, blu e verde; a c. 1r fregio a bianchi girari lungo i margini interno e superiore e nel margine inferiore stemma di Malatesta Novello (steccato), affiancato dalle iniziali in oro M N.

Il codice fu copiato da un manoscritto chiesto in prestito da Malatesta Novello a Piero de’ Medici, con lettera datata 27 giugno 1464, ed è sempre stato conservato nella raccolta cesenate.L

4) Malatestiano S.VII.3 albertus magnus, De animalibus libri XXVI

Codice membranaceo risalente alla metà del sec. XV; di carte I, 420. La decorazione è costituita da rubriche, iniziali filigranate e segni di paragrafo alternati in rosso e blu, numerazione corrente dei libri al centro del margine superiore in rosso. A c. 1r sono presenti una grande iniziale ornata a motivi fitomorfi nei colori rosa, blu, verde, viola, marrone, bianco e oro (mm 33 x 33) e nel margine inferiore lo stemma di Malatesta Novello. Il codice è stato vergato in littera textualis da un’unica mano, la stessa che ha trascritto il codice S.VII.2 e le cc. 1-86 di S.VIII.4.

Il codice venne commissionato intorno alla metà del secolo XV da Malatesta Novello, il cui stemma è presente nel margine inferiore di c. 1r, raffigurante uno steccato rosso, bianco e verde su fondo nero inserito in una corona d’alloro e affiancato dalle iniziali “M” ed “N”.

5) Malatestiano D.VII.3 Remigio de Auxerre, Commentario ai Salmi

Codice membranaceo della metà del XV secolo, di carte I,149, mm 380 x 263 Il manoscritto fa parte del corpus malatestiano propriamente detto, cioè dei codici commissionati espressamente da Malatesta Novello per la sua biblioteca.

La scrittura, umanistica, è stata attribuita alla mano di Jean d'Epinal.A c. 1r si trova un’iniziale decorata (lettera B), a nodi entro modulo quadrangolare, con fregio a bianchi girari sui margini interno e superiore; le iniziali di alcuni salmi sono a inchiostri rosso e blu alternati, vi sono lettere ‘di attesa’ a fianco delle iniziali a inchiostro colorato. Sul margine inferiore di c. 1r campeggia lo stemma malatestiano dello steccato affiancato dalle iniziali M e N.

6) Malatestiano S.XII.6

Cicerone, De Republica, liber VI (cc. 1rA-4vB); Ausonio, Periochae Homeri Iliadis et Odysseae (cc. 5rA-10vB); Coluccio Salutati, Declamatio Lucretie (cc. 11r-12r); Avogaro da Orgiano, Declamatio (cc. 12v-16v); Matteo da Orgiano, Lugubris epistula (cc. 17r-18v)

Codice membranaceo, databile fra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo; di carte I, 34, II', mm 296 x 220 La scrittura è di due mani: l’una, di mano non identificata, alle cc. 1r-10v, in gotica libraria della fine del secolo XIV in inchiostro bruno con iniziali semplici e filigranate e segni di paragrafo in inchiostro rosso e blu alternato; l’altra, alle cc. 11r-34v, è dell’umanista Sicco Polenton: si tratta di una littera bastarda dell'inizio del secolo XV, in inchiostro marrone con iniziali filigranate e segni di paragrafo in inchiostro rosso e blu alternati.

Il livello figurativo del manoscritto non è paragonabile a quello letterario del contenuto, che comprende testi di Cicerone e altri autori tra cui Coluccio Salutati. L'unica iniziale miniata, a c. 2r con un ritratto di Cicerone o di Macrobio, si può attribuire ad un discreto miniatore attivo in area veneta, quasi sicuramente a Padova, attorno al 1370-1380. Più interessanti le scene sul recto e sul verso di c.1, in apertura del VI libro del De re publica, dovute alla stessa mano ma dal ductus più greve e dai volti fortemente squadrati: nella prima vediamo in alto il sistema delle sfere celesti, in basso le figure di Massinissa e Publio Cornelio Scipione, poi del solo Massinissa in preghiera e di seguito dei due a colloquio seduti all'interno di una sorta di coro ligneo, spazialmente del tutto irrisolto. Nella seconda scena si visualizza il somnium Scipionis con un abbozzo di veduta di Roma e le figure di altri membri della famiglia degli Scipioni. Interessante è qui il rapporto fra il testo e l'immagine: il copista illustra le figure con didascalie da lui elaborate o ricavate dall'antigrafo, in stretto rapporto col decoratore, tanto da far pensare a un lavoro comune che potè forse aver luogo nell'ambiente protoumanistico padovano. 

Il manoscritto appartenne prima a Sicco Polenton, che scrive diverse note marginali nel fascicolo I, poi a Giovanni di Marco, medico di Malatesta Novello, che lasciò per testamento tutta la sua raccolta libraria alla Malatestiana.

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