Macfrut, il Pd prende posizione: "Trasloco strada obbligata, meglio a Rimini"

"Se per garantire lo sviluppo diventa necessario prendere in affitto padiglioni diversi da quelli di Pievesestina in altri contesti fieristici più competitivi, perché di questo stiamo parlando, la strada diventa obbligata"

Il Partito Democratico discute al suo interno del “caso Macfrut”, dopo il polverone di polemiche che sta suscitando l'idea di spostarlo fuori città. Nella giornata di lunedì, infatti, la Segreteria territoriale, allargata a tutti coloro che, all’interno del PD, hanno chiesto di essere coinvolti sul Macfrut, ha affrontato la questione, cogliendo la disponibilità dichiarata nei giorni scorsi dal Sindaco di Cesena e dai vertici di Cesena Fiera a partecipare a tutte le occasioni di confronto e approfondimento.

Il segretario del Pd Fabrizio Landi fa una sintesi di quanto dibattuto, spiegando che “i possibili scenari sono apparsi subito chiari: da un lato fingere che il contesto sia immutato dagli anni ’90, senza necessità di ripensare la manifestazione in un mercato fieristico diverso. Dall’altro lato un progetto che, mantenendo la proprietà del brand Macfrut in capo a Cesena Fiera, così come la sua organizzazione, provi a creare sinergie con strutture fieristiche meglio attrezzate dal punto di vista logistico e maggiormente in grado di ospitare una fiera internazionale quale il Macfrut deve ambire a consolidarsi. Nessuna ipotesi di cessione né tantomeno di fusione del marchio Macfrut. Mai esistita questa ipotesi, se non nelle allusioni strumentali avanzate da qualcuno”.

Continua Landi: “Se il bivio è quello sopra descritto, e posto che il Macfrut è un valore della città , delle imprese che grazie ad esso sono cresciute e si sono sviluppate, questo valore e questa identità devono senza ombra di dubbio rimanere nella disponibilità di Cesena e del suo tessuto di impresa. Se per garantire questo diventa necessario prendere in affitto padiglioni diversi da quelli di Pievesestina in altri contesti fieristici più competitivi, perché di questo stiamo parlando, la strada diventa obbligata. Con la finalità di far crescere e di migliorare la manifestazione, con una vetrina per le imprese del settore con un nuovo mercato – nazionale ed internazionale – estremamente competitivo”.

Tuttavia, se di trasloco si parla, allora per il Pd è meglio Rimini. Sempre nella nota di Landi: “In merito alle ipotesi di location, fra quelle esposte, Rimini appare la scelta più congegnale, non certo per la vicinanza poiché nel mercato di oggi anche Bologna è dietro l’angolo, ma perchè ben si inserisce nel contesto di Area Vasta e di quello che ormai la politica deve tenere sempre più in considerazione, ovvero che le scelte strategiche vanno rapportate al territorio romagnolo. Una politica che il PD cesenate, anche con lo sguardo ai radicali cambiamenti delle istituzioni locali porta avanti con ferma convinzione”.

Per il Pd, nonostante i risultati economici positivi dell'ultima edizione “pare anche, dai dati economici, che pur nella sua vitalità qualche criticità sia sia sempre più evidente: una riduzione della superficie espositiva venduta, una riduzione del fatturato e l’assenza all’ultima manifestazione di importanti grandi aziende italiane e della grande distribuzione tedesca e nord europea. Dati che confermano il quadro di competizione che si è venuto a creare negli ultimi anni. Un contesto che, già nel 2011, era sufficientemente chiaro ad alcune delle maggiori imprese cesenati del settore che, in modo lungimirante, pubblicamente evidenziando i limiti strutturali e logistici della sede fieristica cesenate per un evento ormai sempre più di portata internazionale. Le riflessioni quindi non sono una sorpresa degli ultimi giorni, come a qualcuno fa comodo raccontare, ma il frutto di un percorso che, chi ha la responsabilità di governare il territorio, è stato chiamato a fare da diverso tempo.

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Infine “il 2015 è l’anno per questa concretizzare questa scelta, diversamente arriveremmo in ritardo rispetto ai nostri concorrenti ma, poiché la regia rimane sempre al nostro territorio, nulla vieta di adottare per il futuro altre strade sempre nel solco della miglior risposta ai cambiamenti del mercato. Certo una programmazione nazionale e regionale delle fiere, per avere una maggior aggressività verso le concorrenti estere e per favorire il coordinamento fra quelle italiane ed evitare una pericolosa concorrenza fra di loro sarebbe auspicabile ma, vista tale assenza, non possiamo permetterci di rimanere immobili.

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