Lugaresi: "Sarò quello del fallimento, mai mi è stato riconosciuto alcun merito"

"Pensi a un esterno che deve dare i soldi e scommettere sul Cesena Calcio e vede che alla società stanno portando via lo Stadio, e in città hanno già fatto il funerale 15 giorni prima"

"Non ci siamo riusciti, abbiamo sempre detto che da soli non ce l'avremmo fatta ed è stato così". E' un Giorgio Lugaresi sconsolato quello che risponde al telefono dopo aver dato le indicazioni per annunciare il fallimento del Cesena Calcio, ha sciolto il Cda e scritto fine alla storia gloriosa di questo Cavalluccio. E non può essere diversamente perché la sua è una relazione che va avanti da oltre 38 anni. "A fregarci è stata anche la tempistica. Oggi avremmo dovuto avere tutto a posto per fare ricorso contro la mancata iscrizione alla serie B e sistemare la questione stipendi - spiega Lugaresi - ma i soldi sarebbero arrivati venerdì. E' stata una corsa contro il tempo in cui, sicuramente, a giocare in nostro sfavore sono stati anche coloro che ci hanno dato contro, dai tifosi all'amministrazione. Non voglio dire che è stata colpa loro, ma è sicuramente vero che l'atmosfera generale non ci ha aiutato. Pensi a un esterno che deve dare i soldi e scommettere sul Cesena Calcio e vede che alla società stanno portando via lo Stadio, e in città hanno già fatto il funerale 15 giorni prima...beh non è una buona carta per presentarsi. O no? Comunque è andata così, per il Cesena è stata una settimana fatale". 

E adesso? 
"Adesso aderiamo alla richiesta della Procura della Repubblica di fallimento e faremo tutti i passi per difendere, tramite sindacato e studio Pollini, i nostri dipendenti. Quanto a me io perdo tutto, non so metteranno all'asta anche la casa dove vivo. Io per cercare di salvare il Cesena ho dovuto impegnare tutte le mie proprietà". 

Ma si ipotizza anche una bancarotta fraudolenta? 
"Secondo me è sempre così in una richiesta di fallimento avanzata da una Procura della Repubblica. Non si chiede il fallimento se non ci si vede un dolo. Non lo so cos'hanno visto. So che l'altro giorno ho avuto i finanzieri in casa dalle 7 e mezza di mattina fino al tardo pomeriggio. Sebbene fossero gentili mi hanno avvisato che non potevo nemmeno andare in bagno chiudendo la porta... Pensi lei che belle giornate che sto passando. Su quello che ravviseranno non so dirle. Può trattarsi di una plusvalenza dei giocatori, ma in questo caso è ben difficile prevedere il valore di un giocatore. Oppure qualcosa che riguarda la società. Io per quanto riguarda gli aspetti civili so cosa mi aspetta, per i penali spero di non aver fatto troppi errori. Se li ho fatti, comunque, sono stati errori fatti in buona fede". 

Come sta vivendo l'ultimo atto del Cesena?
"Con un grande dispiacere per i dipendenti. E' un dispiacere quasi fisico perché qualcuno è diventato papà da poco, c'è chi ha dei bambini piccoli. E pensare che quando sono tornato nel 2012 sono tornato  anche per difendere il loro lavoro. C'è chi malignamente dice che il mio ritorno dopo Campedelli è stato motivato dal fatto che avevo un milione e mezzo, ma non sa che quel milione e mezzo lì non era nulla in confronto all'enormità di debiti che mi sono accollato per dare altri sei anni di vita al Cesena Calcio. Quando il sindaco mi ha chiesto di rientrare perché il Cesena falliva, in Comune mi hanno fatto vedere i debiti che aveva fatto Campedelli ed erano pari a 27 milioni di euro. Ma non era così perché quando siamo andati a vedere meglio di debiti ce n'erano il doppio. E se ogni anno devi pagare 4 o 5 milioni di interessi fai presto a non far quadrare i conti. In più tutti quelli che erano silenti con Campedelli appena sono rientrato io hanno iniziato a batter cassa e a voler essere pagati. Abbiamo avuto oltre 70 cause. Era allora, nel 2012, che avrei dovuto dire no. Dovevo capire che era un'impresa difficile". 

E ora cosa farà?
"Dovrò abituarmi a non pensare agli altri. Non mi sveglierò più di notte agitato perché non riesco a pagare gli stipendi. Non mi chiamerà più nessuno al telefono. Io l'ho già passato un momento così quando è morta mia moglie ma in quel periodo avevo un dolore così grande che allontanarmi dal Cesena Calcio era un sollievo. Ora mi dispiace, anche perché sarò ricordato come il presidente del fallimento, non il presidente che l'ha riportato in vita quando stava fallendo con Campedelli. Il calcio è questo. Quando si vince il merito è dell'allenatore, quando si perde si punta il dito subito alla società".  

Le mancherà tutto questo?
"Il Cesena è totalizzante, cannibalizza la tua vita. Per ora mi sto ripetendo di aver sbagliato nel 2012 e che non dovevo rimettermi in gioco. Anche perché la gioia per la vittoria in campo dura mezz'ora, l'amaro di una sconfitta una settimana. Già da questo si capisce che il calcio è un gioco che non restituisce quello che prende".  

Se ci fosse Edmeo cosa direbbe? 
"Edmeo è stato un grande, è mio padre e gli voglio molto bene, ma ha lasciato un Cesena indebitato in serie C. Era talmente contestato dagli ultras che, nonostante avesse avuto un ictus, andavano a protestare anche sotto casa. Io l'ho ereditato, ho confermato Castori con tre anni di squalifica, ho cercato di fare il meglio per la squadra della mia città, ma devo dire che non mi è mai stato riconosciuto un merito". 

Ora nascerà un altro Cesena?
"Sì grazie al sindaco ne nascerà un altro. Sono proprio curioso di vedere cosa sapranno fare. Io mi permetto solo di avvisare chi prenderà il Cesena che dovrà tirare fuori dai 10 ai 15 milioni di euro in due o tre anni. Ma questa è un'altra storia. Io da stasera non ci voglio più pensare".

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