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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Da cattolico a protestante, la storia di don Luca De Pero

Cinque domande al parroco che ha lasciato la Chiesa Cattolica per quella Evangelica Battista. La confessione: "Un figlio che vede la madre comportarsi male non può tacere in eterno"

Tra gli argomenti caldi del momento c’è il dibattito sulle province, i nuovi ticket sanitari e la scelta di Don Luca De Pero. Fa discutere visto che il parroco di Monte Cerignone (PU) ha annunciato, durante l’omelia di domenica davanti ai suoi fedeli, di volersi unire alla Chiesa Evangelica Battista di Cesena. Scontata la sorpresa nel pubblico tra le panche. Le motivazioni della scelta le ha rese note con un video caricato sulla pagina youtube chiesabattistacesena il 27 agosto.

Una immagine fissa di Don Luca De Pero è la cornice alla lettera che l’uomo legge con sentita emozione. Le parole sono molto forti, tanto da suscitare la repentina replica del vescovo del Montefeltro che ha predisposto l’immediato trasferimento. E proprio a lui si rivolge all’inizio del messaggio quando dice: “Non lo giudico, anch’egli è una vittima, e lo dico senza rancore, di un sistema ecclesiale incapace di mostrare amore, fratellanza e vero dialogo”. Si rivolge poi a gli “amici” ammettendo che gli piange il cuore dare la notizia “perchè so quanto amiate la Chiesa, so quanto l’ho amata e quanto ancora la amo. Ma - prosegue - un figlio che vede la madre comportarsi male non può tacere in eterno”.

Parlando con il pastore della Chiesa Evangelica Battista di Cesena si apprende che il confronto e la riflessione sulla lettura della Bibbia con Don Luca è durato da poco meno di un anno. “Ha maturato la scelta dopo una lunga riflessione”, ha detto Fabiano Nicodemo. Il cuore della decisione sembra essere la differenza di vedute tra le due dottrine. “Mentre quella Battista pone sopra ogni cosa la Bibbia e la scrittura, il magistero cattolico insegna che l’ultima parola ce l’ha la Chiesa come istituzione” conclude Nicodemo.

Il fatto trova conferma nel videomessaggio, quando De Pero ammette: “Ho iniziato a leggere la Bibbia senza preconcetti e ho compreso che la Chiesa nella quale mi trovavo ad operare, sono nato e cresciuto, era come un magnifico castello costruito su rituali, cerimonie, gerarchie; una magnifica costruzione umana con poco di divino dentro”. Parole forti.

Spiega poi l’idea di Chiesa che l’uomo ha sposato: “Una Chiesa fatta di donne e uomini imperfetti salvati dalla misericordia di Dio, una Chiesa che non serve con freddezza e calcolo fratelli e sorelle, che non mostra la sua potenza terrena e rimane umile e non solo a parole. Una Chiesa senza privilegi e non al servizio di sé stessa ma della parola di Dio e che verifichi il suo cammino alla luce della parola di Dio non degli uomini”.

La risposta del vescovo del Montefeltro, Luigi Negri non si fa attendere: “Compiendo questo gesto gravissimo di attacco al dogma cattolico e alla disciplina ecclesiastica don Luca ha assunto una posizione eretica quanto ai contenuti e scismatica quanto all’atteggiamento. Non è la Chiesa che lo esclude, è lui che si è autoescluso dalla comunione ecclesiale”. Negri infine ricorda di avere preso i provvedimenti del caso secondo il diritto canonico, quindi la scomunica.

RomagnaOggi.it ha provato a contattare De Pero per approfondire l’argomento e per chiedere qualche chiarimento in merito al videomessaggio ma, al momento, la via della riflessione (leggi silenzio stampa) è quella intrapresa. Ecco le domande che avremmo voluto porgergli nella speranza che, a riflessione ultimata, sia disponibile ad un dialogo.

    1)    Come e in che modo la Chiesa si sarebbe “comportata male” secondo il suo punto di vista?
    2)    Non pensa di aver almeno in parte tradito i propri fedeli e chi vedeva in lei un punto di riferimento?
    3)    Cosa ha trovato nella Chiesa Battista che, a suo parere, manca in quella che ha lasciato?
    4)    Ha detto che anche la Chiesa Battista è “imperfetta”. Cosa intende?
    5)    La sua rivelazione è avvenuta durante il periodo del meeting di Comunione e liberazione a Rimini. C’è un nesso?

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