Lotta al tumore alla prostata: partita la sperimentazione di un nuovo farmaco

"Mi auguro che molto presto questo protocollo possa essere esteso anche all'ospedale Bufalini di Cesena in modo di creare in Romagna un punto di eccellenza per la cura di questa tipologia oncologica", afferma Paganelli

Il tumore alla prostata che colpisce in maniera notevole gli uomini oltre i sessantacinque anni e che spesso è letale, ora può essere sconfitto con terapie per nulla invasive offrendo al paziente una possibilità concreta di sopravvivenza ed una migliore qualità di vita. E' quanto afferma il dottore Giorgio Martelli direttore dell'Istituto Scientifico per lo studio e la Cura dei Tumori (Irst- Erccs) di Meldola. “Il nostro è un centro all'avanguardia nella cura e nella prevenzione dei disturbi oncologici - dice Martelli - da un punto di vista logistico può essere definito piccolo e periferico, tuttavia gode di grande rinomanza, non per niente circa l'ottantacinque per cento dei nostri ricoverati viene da tutte le regioni italiane. Segno quindi di un nome non basato sulla pubblicità, ma su fatti concreti. Adesso stiamo sperimentando un nuovo farmaco che potrà essere determinante nello sgominare il micidiale tumore alla prostata che colpisce in particolare e in gran numero gli uomini che hanno superato i sessant'anni”.

“Si tratta della sperimentazione, concessa solamente a noi in Italia dal Ministero della Salute - dice il dottor Giovanni Paganelli direttore del dipartimento procedure e tecnologia avanzate del'Irst e vice direttore scientifico - di un nuovo radiofarmaco di origine tedesca che permette di limitare o far scomparire il tumore alla prostata in modo da permettere di aumentare sensibilmente la speranza di vita. La terapia è per nulla invasiva e permette di essere esplicata con brevissimi tempi di degenza. Si tratta di somministrare quattro iniezioni in otto settimane e i risultati finora ottenuti sono molto incoraggianti tanto che ho inviato i protocolli di ricerca agli istituti di Reggio Emilia e di Milano. Credo che con questa terapia, confermata in un paziente sessantacinquenne a cui era stato dato poco più di sei mesi di vita e che ha visto le sue masse tumorali ridotte di molte in solo quattro mesi, si possa dire che il tumore alla prostata, una delle maggiori cause di morte, può essere combattuto e vinto dando una ulteriore speranza di vita al paziente. Mi auguro che molto presto questo protocollo possa essere esteso anche all'ospedale Bufalini di Cesena in modo di creare in Romagna un punto di eccellenza per la cura di questa tipologia oncologica”.

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