Lidia Maggioli racconta agli studenti l'orrore delle leggi razziali e delle deportazioni naziste

Dopo la grande emozione di essere stata ricevuta dal Presidente Mattarella grazie al suo libro "Sognando il cavalluccio marino", Lidia Maggioli, ex preside a Rimini e con radici nel Rubicone, è stata chiamata dalla scuola media "G. Cesare"

Dal Quirinale alla Sala Allende di Savignano sul Rubicone per parlare con gli studenti della tragedia della Shoah. Dopo la grande emozione di essere stata ricevuta dal Presidente Mattarella grazie al suo libro "Sognando il cavalluccio marino", Lidia Maggioli, ex preside a Rimini e con radici nel Rubicone, è stata chiamata dalla scuola media "G. Cesare" per un dialogo aperto e una chiacchierata con gli studenti in occasione della "Giornata della Memoria". Tra l'altro, per Lidia Maggioli, parlare a Savignano è stato  un ritorno in piena regola.

La scrittrice, infatti, ha raccontato di aver frequentato la prima e la seconda media proprio in quel comune e in quella stessa scuola frequentata dagli studenti presenti: una condivisione tra lei e quei ragazzi che ha reso l'atmosfera ancora più confidenziale e amichevole. All'incontro, avvenuto nei giorni scorsi, oltre ai 230 ragazzi, erano presenti anche la dirigente scolastica dell'istituto, Catia Valzania, il sindaco di Savignano, Filippo Giovannini e il vicesindaco Nicola Dellapasqua. L'autrice, parlando del suo libro ambientato in Romagna, ha raccontato, in modo semplice ma toccante, l'orrore delle leggi razziali e delle deportazioni naziste augurandosi che una tragedia simile non avvenga mai più.

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Il protagonista del libro "Sognando il cavalluccio marino", è un bambino, ora diventato anziano, che, tornando nei luoghi della sua infanzia, ricorda momenti molto tristi legati al fascismo e alle leggi contro gli ebrei. Dalla platea sono state fatte molte domande, ma una su tutte ha attirato l'attenzione dei presenti. "Se lei oggi incontrasse Hitler cosa le direbbe?" Lidia Maggioli ci ha pensato un attimo e poi ha risposto: "Gli direi che è un poveruomo". E con quel poveruomo, senza nulla togliere alle sue pesantissime responsabilità, ha voluto esprimere la commiserazione per un uomo che non era un capo lucido e spietato ma un pazzo, schiavo dei suoi deliri.

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