"Bella ciao" cantata dagli studenti per la Liberazione: divampa la polemica

Anche a Cesena la cerimonia della Liberazione si è tenuta nell'atmosfera di "stanca" che ormai da molti anni circonda questa commemorazione

Foto di repertorio

Anche a Cesena la cerimonia della Liberazione si è tenuta nell'atmosfera di “stanca” che ormai da molti anni circonda questa commemorazione  organizzata più per le istituzioni che per i cittadini, quest'anno con una nota di polemica. Alcuni genitori della scuola media di San Giorgio, infatti, hanno rifiutato di far partecipare i propri figli alla fase della celebrazione in cui i ragazzini avrebbero dovuto cantare la canzone partigiana “Bella Ciao”. Altri genitori, non condividendo la scelta di “Bella Ciao”, ma non volendo “sabotare” del tutto la cerimonia della Liberazione hanno chiesto ai figli e agli insegnanti accompagnatori di restare in silenzio al momento del canto.

Il caso è stato citato e censurato dallo stesso sindaco Paolo Lucchi, durante la cerimonia. Il primo cittadino ha quindi fatto intonare la canzone, con la partecipazione degli studenti di un'altra scuola. Se da una parte è stato spiegato dai genitori contestatori che la protesta non era indirizzata ai festeggiamenti della Liberazione, ma all'inserimento di quella specifica canzone cantata dagli scolari nel programma della festa, una melodia considerata identificatrice solo ad una fazione politica della Resistenza, in particolare quella comunista. Nella sua descrizione, Wikipedia descrivendo l'origine della canzone non fa alcun riferimento alla sua origine “comunista”, né il suo testo contiene espliciti riferimenti all'ideologia comunista, ma è abbastanza evidente che dall'immediato Dopoguerra tale canzone sia diventato un riconosciuto vessillo “sonoro” dell'allora PCI. Altre proteste hanno riguardato il fatto che la canzone dovrebbe rimanere fuori dall'orario scolastico di una scuola pubblica.

MARCO CASALI (FORZA ITALIA) - Sul caso si registra l'intervento di Marco Casali, esponente di Forza Italia, critico nei confronti del primo cittadino: “Si, esiste anche quella, caro Sindaco Lucchi, e si chiama autonomia di pensiero e libertà di partecipazione. Non ho mai amato più di tanto la celebrazione del 25 aprile in quanto la stessa nel tempo è stata irrimediabilmente strumentalizzata tanto da derubricarla ad un atto forse più dovuto che sentito. No, non si può obbligare ad un canto qualcuno, quando magari quel canto evoca eventi luttuosi postumi alla fine del conflitto”.
 
“In questi giorni, tutti  e in tutte le forme, hanno raccontato storie di resistenza e di liberazione. Bene: anch’io ho la mia storia da raccontare, che non mi riguarda personalmente, ma interessa una persona a me vicina. C’era, fino a poco tempo fa, una vedova che in occasione del giorno della scomparsa del proprio marito, avvenuta nell’immediatezza della fine del conflitto, si recava con un mazzo di fiori presso la sede di un circolo Arci del suo paese e lo consegnava agli ex-partigiani presenti dicendogli, con grande semplicità: voi sapete dove portare questo mazzo di fiori! E se ne andava. Un gesto lapidario che ci dice una cosa molto semplice: non tutti possono festeggiare allo stesso modo la liberazione e non tutti possono magari intonare il canto del partigiano… di quel partigiano… Non tutti possono farlo, caro Sindaco!  Ecco, se non lo sapevi, sono qui a dirtelo! Rispetta anche quelli che non riescono a festeggiare e ricordati quello che diceva Ennio Flaiano: “In Italia esistono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti” e io aggiungo, oggi, entrambi accomunati da un obbligo: quello di dover per forza farti cantare”. 

PAOLO ZANFINI (PD) - Commenta il segretario comunale del Pd Paolo Zanfini: “Impressiona pensare a quale tipo di coscienza civica questi ragazzi possono venire educati: ci resta da sapere se si tratta di bieco negazionismo, poca conoscenza dei fatti e della storia oppure un modaiolo rifiuto di tutto ciò che appare “istituzionale” (qui il commento completo)

LUCA FERRINI (PRI) - Scrive l'esponente di area repubblicana Luca Ferrini: "Non ho più incarichi politici e rappresento solo me stesso. Come libero cittadino, felice di ricordare ogni anno la lotta partigiana ed i giovani (e meno giovani) morti per la libertà del mio Paese, vorrei dire due parole sulla polemica scaturita dalle parole del primo cittadino. "Bella ciao" andrebbe studiata e cantata in tutte le scuole. Assieme all’Inno nazionale. Perciò, bene ha fatto il Sindaco Lucchi ad indignarsi pubblicamente, durante il suo intervento il 25 aprile, per le lamentele di alcuni genitori che non gradivano che i loro figli intonassero in classe le note del canto partigiano. La scuola è pubblica e pubblici sono i programmi educativi: i valori della Resistenza sono patrimonio comune degli Italiani e vanno affrontati, anche criticamente, negli anni dell’educazione scolastica. Fratelli d’Italia, che personalmente vorrei intonata quotidianamente all’inizio delle lezioni, celebra il primo Risorgimento e la liberazione dall’oppressione papalina e straniera. Bella Ciao, che non ha riferimenti partitici nel testo, è la sintesi popolare del secondo Risorgimento: quello della nascita della democrazia italiana e della fine della dittatura".

"Dare una lettura faziosa ad un inno patriottico equivale a negare il valore supremo dell’uguaglianza, alla base della lotta liberazione dal nazifascismo, e mostra l’incapacità di comprendere la verità. Perché c’è una verità. Nel mondo del «tutto è relativo» bisogna ribadire che c’è una verità. Ed è che gli Italiani che lottavano partigiani sulle montagne erano dalla parte giusta, quella della libertà (almeno la stragrande maggioranza), mentre quelli che aderirono alla Repubblica di Mussolini erano dalla parte sbagliata, quella del mantenimento della dittatura e dell’alleanza con Hitler. Punto. Errori sono stati commessi da tutte le parti. Varie revisioni storiche ce lo ricordano. Tuttavia i valori non annegano nel fango delle colpe individuali. Proprio come il fiore del Partigiano – secondo la canzone - «morto per la libertà».

ARTICOLO 1 - Scrivono  Leonardo Biguzzi e Giuseppe Zuccatell, consiglieri del gruppo Articolo Uno - MDP Cesena: "Le parole del capogruppo Casali meritano la nostra ferma condanna. Non si può avvalorare la tesi per cui il canto Bella Ciao sia un canto di una certa parte politica, ne si può sminuire il valore della festa del 25 aprile mettendo sullo stesso piano chi fece la scelta di contribuire alla Liberazione del paese con chi fece una scelta opposta, inserendosi in quel preoccupante vulgata revisionista che teorizza la paradossale e oscena equidistanza politica tra fascismo ed antifascismo. Occorre ribadire con forza, invece, che l'antifascismo non è e non può da nessuno essere degradato ad una delle posizioni politiche che si possono assumere in un dibattito pubblico ma essa è ragione e valore fondante dell’Italia e di tutte le istituzioni democratiche. Antifascismo e Resistenza non sono opinione o riferimento storico di una parte politica ma, rispettivamente, sono elemento cardine della nostra stessa identità nazionale ed esperienza storica intorno a cui si è costruita, e si mantiene, l'Unità del popolo italiano".

"La nostra Costituzione, non è, cioè, una costituzione semplicemente afascista ma essa si fonda convintamente e definitivamente sull’esperienza della Resistenza antifascista sicché fascismo ed antifascismo non stanno e non possono essere posti sullo stesso piano né ridotte ad opzioni di una scelta ideologica. Così "Bella ciao" non può essere ridotto al canto di un gruppo politicamente schierato, esso infatti era il canto di tutta la Resistenza, cantato da persone e partiti di idee diverse: Cattolici, Comunisti, Socialisti, Repubblicani, Azionisti. Essa è parte dell'identità stessa della nostra nazione. Bella Ciao è elemento di quell'"intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto" che deve essere lo studio della storia italiana.Di fronte ai recenti gravissimi episodi di marce organizzate da Forza Nuova, bisogna che tutte le forze democratiche non abbiano tentennamenti nel ribadire i valori della Resistenza che sono confluiti nella nostra Costituzione. Bene, pertanto, ha fatto il Sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, quando ha condannato chi afferma la natura faziosa della commemorazione della Resistenza e dei suoi simboli, e ha posto l'attenzione sul fatto che l'antifascismo si fa anche non sottovalutando i segnali di riduzionismo e revisione della Resistenza, poiché quell’esperienza storica ed i valori a cui era ispirata costituiscono ragion d’essere dello Stato, ispirazione della Costituzione e necessario ed imprescindibile fulcro di ogni azione politica che sia essa di sinistra, di centro o di destra".

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