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Legge Basaglia, in Comune protagonisti i pazienti del Centro di salute mentale

Un incontro a Palazzo Albornoz quarant'anni dopo la legge che abolì nel nostro Paese i manicomi

Non è stato un semplice incontro pubblico per ricordare i 40 anni della Legge Basaglia quello che si è svolto a Palazzo Albornoz.  All’aspetto istituzionale si è affiancato quello umano, dando vita ad un momento toccante e profondo, ricco di voci e testimonianze che hanno saputo restituire nel modo più pieno il senso di quella storica riforma e l’impegno che ancora oggi è necessario per darle piena attuazione.

Dopo l’introduzione del presidente del Consiglio Comunale Andrea Pullini, l’incontro ha visto gli interventi di Francesco Sartini del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Ausl Romagna e di Nevio Baruffi, educatore professionale del Centro Salute Mentale e, successivamente, i contributi dei consiglieri dei gruppi Pd , di Cesena Siamo Noi e di Libera Cesena. A tirare le fila l’intervento del Sindaco Paolo Lucchi. Ma i veri protagonisti  sono stati i pazienti del Centro di Salute Mentale, che hanno portato la loro esperienza e hanno espresso i loro desideri e le loro aspettative, anche alla luce di un laboratorio sulla cittadinanza in cui sono stati coinvolti di recente sotto il coordinamento di Nevio Baruffi.

“E’ stato significativo ed emozionante – raccontano il sindaco Paolo Lucchi e l’assessore ai Servizi per le persone Simona Benedetti, che hanno partecipato ai lavori della seduta – vedere i banchi del Consiglio comunale, cioè del luogo simbolo del governo democratico della città, occupati da persone che si trovano a fare i conti con il disagio mentale e che, partendo da questa condizione, rivendicano la loro piena cittadinanza oggi, a 40 anni dall’entrata in vigore della Legge Basaglia, che ha restituito alle persone che si trovano in queste condizioni la piena dignità. I ragazzi intervenuti hanno mostrato di aver compreso pienamente il significato civico dell’evento e hanno portato la loro esperienza con parole intense, raccontando sogni, preoccupazioni, passioni, e dimostrando spirito di ottimismo e voglia di vivere. E nel corso dell’incontro, a Consiglio e Giunta sono state rivolte richieste ben precise.  Gli operatori hanno chiesto una particolare attenzione nei confronti degli aspetti più operativi del centro di salute mentale e dei servizi erogati. Invece, l’istanza più pressante dei ragazzi è stata quella di poter essere messi nelle condizioni di vivere completamente la loro città e di sentirsi appieno cittadini, prima di tutto attraverso la possibilità di accedere al lavoro”.

 “Oggi – sottolinea l’educatore Nevio Baruffi - non abbiamo ascoltato esperienze di malattie, ma storie di persone con il loro bagaglio di esperienze, i loro sogni, le loro aspirazioni. Storie che, come quelle di tutti, possono essere una  risorsa per l’intera comunità, se si decide di prestare loro attenzione. L’auspicio è che ci possano essere altri momenti come questo, per poter raccontare altre storie e proseguire il dialogo istituzionale che abbiamo avviato”.

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