Cronaca

Legambiente sul nuovo ospedale di Cesena: "Struttura ad alto consumo di suolo"

"Sulla costruzione di nuovi poli sanitari in Regione si sceglie la strada urbanistica del passato: consumando campagna"

"Sulla costruzione di nuovi poli sanitari in Regione si sceglie la strada urbanistica del passato: consumando campagna, senza particolari attenzioni a soluzioni meno impattanti e alimentando gli spostamenti in automobile". Ad affermarlo è Legambiente che  "esprime dissenso in merito ai nuovi ospedali previsti in Emilia Romagna che comporteranno la perdita di ingenti quantità di suolo vergine in aree ad alta vocazione agricola".

"L’associazione - prosegue la nota  - è consapevole delle difficoltà che il settore sanitario sta attraversando a causa della crisi pandemica in atto, tuttavia è impensabile che sia lo stesso comparto pubblico a replicare i modelli insostenibili del passato e a contraddire le indicazioni normative. In questo caso percorrendo la strada dannosa dell’uso di suolo vergine, invece che quella del recupero di aree già degradate".

"In particolare sono tre i progetti di nuovi insediamenti sanitari che compromettono importanti superfici in aree rurali: l’ospedale di Cesena, purtroppo già in una fase avanzata di progettazione, che vede superfici interessate ancora più ampie di quelle previste inizialmente. L’ospedale di Carpi e quello di Piacenza, per i quali la discussione, piuttosto dibattuta sulla stampa, non ha trovato altrettanto e adeguato approfondimento nell’ambito procedurale della VALSAT, strumento istituzionalmente ideato per una corretta partecipazione della società civile e finalizzata alla ponderazione, più oggettiva possibile, dei costi e dei benefici di un’opera così importante e significativa per il territorio e per la comunità come lo è un ospedale".

"Legambiente – che ha scritto di recente agli assessori regionali competenti - ribadisce dunque la necessità di ripensare le scelte degli insediamenti rendendoli esempi virtuosi e dimostrando che c’è coerenza con le dichiarazioni politiche con la legge urbanistica regionale. Da anni ormai si è diffusa la consapevolezza che le scelte strategiche di trasformazione del territorio debbano essere intraprese nell’ottica della rigenerazione urbana, risulta quindi particolarmente stridente che proprio alcune strutture volute e finanziate dal pubblico vadano marcatamente in direzione opposta".

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