Le donne in Emilia-Romagna, tra conquiste e difficoltà

La pubblicazione in 200 pagine traccia il quadro della situazione femminile in regione e nel confronto con l’Europa ed evidenzia la tenuta di alcune conquiste costruite negli anni

Un tasso di occupazione femminile (60,9%) al di sopra dell’obiettivo di Lisbona, una copertura dei servizi per l’infanzia (29,5%) ai vertici italiani e una rete di programmi sanitari di screening che raggiunge tutte le donne senza distinzioni di reddito e cultura e contribuisce ad accorciare le disuguaglianze. Questi i buoni risultati dell’Emilia-Romagna raccontati nella quarta edizione del volume “Le donne in Emilia-Romagna”, pubblicato nei Quaderni di statistica preparato anche quest’anno dal servizio statistica della Regione e voluto dall’assessorato regionale alle Pari opportunità.

La pubblicazione in 200 pagine traccia il quadro della situazione femminile in regione e nel confronto con l’Europa ed evidenzia la tenuta di alcune conquiste costruite negli anni. Conquiste che però diventano più fragili se l’obiettivo si concentra in particolare sulla situazione delle giovani donne: ragazze dai 18 ai 34 anni che condividono con i coetanei il destino di una generazione che, per la prima volta dal dopoguerra, corre il rischio di avere meno opportunità dei propri genitori.

“Il quadro generale conferma il trend del passato, mentre tra i giovani le difficoltà di una generazione equiparano per lo più i ragazzi e la ragazze”, sottolinea l’assessore regionale alle pari opportunità Donatella Bortolazzi. “Quello che emerge, però, sono anche segnali di un ritorno al passato, con le giovani donne che rischiano di essere schiacciate in ruoli ‘tradizionali’ e con un rinnovato peso delle differenze di classe che, a loro volta, potrebbero mortificare ancor di più le donne. I dati, il confronto con il territorio - conclude Bortolazzi - ci confermano quindi quanto siano necessarie politiche regionali di sostegno alle donne e ai giovani. In questa direzione cruciale continueremo a lavorare con determinazione e impegno”.

“Le donne in Emilia-Romagna, edizione 2013- Quaderni di Statistica”
Il volume delinea un quadro della situazione e delle condizioni di vita delle donne in Emilia-Romagna utilizzando statistiche di fonte ufficiale: Istat, Eurostat, Ministero dell’Interno, Ministero della Sanità, Regione Emilia-Romagna. I sette capitoli descrivono diversi aspetti della condizione delle donne: dati demografici, stato di salute, situazione occupazionale, livello di istruzione, partecipazione politica, violenza che si trovano a subire.

Le reti di solidarietà e il ruolo delle donne
Negli ultimi decenni i mutamenti demografici e la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro hanno determinato difficoltà crescenti per la tenuta delle reti informali di aiuto. Con l’aumento della popolazione anziana e il calo delle nascite, la rete di parentela è divenuta sempre più ‘stretta e lunga’ (Rapporto annuale 2010 di Istat).

Il che significa: donne occupate con figli sovraccariche per il lavoro di cura all’interno della famiglia e nonne sempre più schiacciate tra cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti spesso ancora presenti in casa. Le persone tra i 15 e 64 anni che dichiarano di prendersi regolarmente cura di qualcuno in Emilia-Romagna sono 1 milione e 100 mila, pari al 40,2% della popolazione (percentuale maggiore di quella in Italia, che è del 38,4%).

Tra queste le donne si assumono l’onere di cura in misura maggiore rispetto agli uomini: 44,6% contro 35,8%. Sempre le donne dedicano 3/5 delle ore di aiuto prestate a persone non coabitanti per sostenere le reti di solidarietà con attività domestiche, aiuto allo studio, cura dei bambini o assistenza di adulti; gli uomini, invece, si dedicano a lavori di riparazione e manutenzione, pratiche burocratiche e prestazioni sanitarie.

L’età media di chi è impegnato in attività di cura in Emilia-Romagna è 52,5 anni; le classi di età nelle quali gli individui sono più attivi nell’aiuto a persone non coabitanti sono 60-64 (cura dei nipoti) e 45-54 (cura di genitori anziani).
La conciliazione fra vita professionale e lavoro di cura rimane quindi uno dei nodi centrali per affrontare il tema della parità di genere.

La diversa condizione delle ragazze
Le fasce più giovani della popolazione femminile sono protagoniste di una specifica analisi nel volume “Giovani donne fra opportunità e disuguaglianze”. Le ragazze hanno una doppia specificità: essere donne, ma soprattutto essere giovani in un periodo di particolare difficoltà economica e sociale. Gli indicatori segnalano una tendenza di tutti i ragazzi a posticipare, rispetto alle generazioni passate, eventi decisivi e descrivono una condizione di difficoltà nella transizione verso l’età adulta: quasi il 40% delle ragazze tra i 18 e i 34 anni vive in famiglia (il 58% dei maschi), mentre ci si sposa sempre più tardi (32 anni le ragazze, oltre 35 i ragazzi).

L’uscita dalla famiglia d’origine è ancora più difficile in una fase di crisi economica caratterizzata da alti tassi di disoccupazione giovanile: il 21,9% in Emilia-Romagna (21,4% in Europa - dato Eurostat), di cui il 23,9% di ragazze (20,8% in Europa) e 20,1% di ragazzi (21,9% in Europa). A ciò si affianca la difficoltà, tra chi lavora, a transitare dall’occupazione temporanea ad una permanente: in Italia solo 1 giovane, tra i 18 e i 29 anni, su 5 passa ad un lavoro stabile entro un anno (Istat).

Inoltre, se in Emilia-Romagna si osservano percentuali di Neet (giovani cioè che non lavorano né studiano) costantemente più basse della media europea (15,3% contro il 15,4%), le donne registrano percentuali stabilmente più sfavorevoli rispetto agli uomini: in regione il 18,9% delle ragazze tra i 15 e i 29 anni è fuori sia dal mercato del lavoro sia dai percorsi scolastici e formativi (il 17,5% in Europa) contro l’11,9% dei coetanei maschi (il 13,4% in Europa). Quanto alle caratteristiche: il 90% dei Neet di sesso maschile è costituito da “figli”, il 50% delle giovani è “madre” o “partner in coppia senza figli”.

La violenza di genere
Tornando al ‘Quadro’ un altro tema rilevante riguarda la violenza di genere. Negli ultimi cinque anni quasi 50 mila donne dell’Emilia-Romagna hanno denunciato una o più violenze. Oltre 30 mila di esse sono state vittime di una violenza verbale (minaccia o ingiuria), 15 mila di una violenza fisica (lesioni o percosse), più di 2 mila di una violenza sessuale (settantasette delle quali con l’aggravante del sequestro di persona) e oltre mille di stalking. L’Emilia-Romagna, così come le altre regioni del Nord, ha tassi di violenza superiori alla media italiana. Il fenomeno riguarda cioè principalmente le aree più produttive e progredite del Paese. Esiste quindi una stretta correlazione fra emancipazione e violenza di genere.

Le donne straniere
L’immigrazione femminile negli ultimi anni è cresciuta a ritmi più sostenuti di quella maschile: fra gli stranieri le donne sono il 51,7%. Nella classe di età 24-31, una donna residente su 4 è straniera, così come lo è oltre il 12% della popolazione femminile totale.
A partire dal 2010, inoltre, fra i bambini di 0-4 anni più di uno su cinque è straniero. Rispetto all’età media del parto, le donne straniere sono più precoci: diventano mamme poco dopo i 24 anni contro gli oltre 30 delle donne italiane.

Alcuni punti di forza
L’Emilia-Romagna conta anche alcuni punti di forza da consolidare, tra cui i risultati raggiunti dal sistema sanitario in materia di prevenzione grazie alla diffusione dei programmi di screening femminile, mammografia e pap-test. La regione è al primo posto in Italia nella percentuale di donne che si sottopongono a mammografia preventiva (84%) e al terzo posto per l’esecuzione degli esami per la prevenzione dei tumori al collo dell’utero (87%), con una copertura diffusa in modo equo tra tutte le classi sociali. Ciò oltre a ridurre la pericolosità di alcune patologie, contribuisce a ridurre le disuguaglianze: i dati infatti mostrano che, in presenza di programmi di screening organizzati, il differenziale nell’esecuzione dell’esame preventivo tra le donne con una bassa istruzione e quelle maggiormente istruite diminuisce del 50% per il pap-test e del 75% per la mammografia rispetto alle regioni in cui non viene effettuato alcun programma dedicato.

Altri indicatori importanti che pongono l’Emilia-Romagna fra le regioni più progredite dell’Unione europea sono i tassi di occupazione e di disoccupazione. Il primo è al 60,9% e, nonostante la crisi, si mantiene al di sopra dell’obiettivo fissato a Lisbona e superiore sia al valore italiano (46,5) che a quello della Ue a 27 (58,5). Il tasso di disoccupazione femminile è, invece, al 6,2% e situa la regione nella terza migliore posizione in Italia (dopo Trentino e Valle d’Aosta) e di tre punti e mezzo al di sotto della media europea (9,8).

Infine, se l’Italia con il 13,6% appare lontana dal raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona del 33% di copertura per i servizi per la prima infanzia, l’Emilia-Romagna si pone al primo posto in Italia con il 29,5%. Entrambe le pubblicazioni sono consultabili e scaricabili online da “Alla pari”, il portale della Regione Emilia-Romagna dedicato alle politiche di genere (www.allapari.regione.emilia-romagna.it).

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