La ricerca: la crisi si mangia i risparmi, la metà non mette più da parte

Le famiglie del territorio di Forlì-Cesena stanno reggendo all'urto della crisi economica, ma questo sta erodendo i risparmi accumulati e per alcuni far fronte all'emergenza significa anche indebitarsi

Le famiglie del territorio di Forlì-Cesena stanno reggendo all'urto della crisi economica, ma questo sta erodendo i risparmi accumulati negli anni precedenti e per alcuni far fronte all'emergenza significa anche indebitarsi, perché i conti di casa non tornano più. La spia d'allarme arriva da un'ampia ricerca, conclusa nel luglio scorso dal titolo “Cittadini e vita quotidiana a Forlì-Cesena: benessere, relazioni sociali, partecipazione”, promossa dall’Amministrazione provinciale di Forlì-Cesena e realizzata da un’équipe di ricerca del Polo Scientifico-didattico di Forlì – Università di Bologna. Ben 835 sono state le interviste faccia a faccia ai residenti sul territorio forlivese-cesenate.

In base alla ricerca ben tre famiglie su quattro gestiscono il proprio bilancio mensile senza particolari problemi. Ma non mancano però nuclei, soprattutto quelli con figli a carico, che esprimono difficoltà molto più forti, arrivando in una famiglia su cinque ad erodere i risparmi, mentre si arriva anche a fare debiti nel 5% dei casi. La situazione, tuttavia, potrebbe in futuro diventare più critica dal momento che oltre la metà delle famiglie non è riuscita nell'ultimo anno a parte risorse, ben il 56,5% della popolazione locale. Si tratta delle fasce di popolazione più deboli, che si indeboliscono ancora di più.

Spiega il vice-presidente della Provincia di Forlì-Cesena Guglielmo Russo, presentando la ricerca: “Siamo andati a vedere cosa c'è nella testa e nella pancia dei nostri cittadini, ottenendo attraverso una ricerca lunga trecento pagine un quadro della realtà locale”. Questa realtà, spiega Russo, è segnata, per esempio “da una crisi del risparmio, che è un valore per il territorio”. Detta con le parole dei sociologi che insegnano a Forlì, Paolo Zurla e Nicola De Luigi “c'è un equilibrio precario tra domanda di qualità della vita e risorse disponibili”. Per Russo, quindi, tutti questi dati devono servire per ragionare sulle politiche future: “Il nostro non è un territorio che ha bisogno di un approccio solo manutentivo, ma deve fare innovazione. Con questa ricerca cerchiamo di conoscere per meglio amministrare”.

C'è il lavoro in cima alle preoccupazioni dei forlivesi e dei cesenati. E si guarda a fatti concreti: non tanto alla carriera (rilevante per il 48,1% degli intervistati) quanto invece alla sicurezza contrattuale (prioritario per l'81% degli intervistati) e allo stipendio (79,6%). Il fatto che la maggior parte degli intervistati segnali tra gli aspetti più importanti del lavoro la sicurezza del posto e lo stipendio indica quanto lo scenario di crisi stia influenzando gli orientamenti e le aspettative. Meno rilievo sembrano avere gli aspetti del lavoro legati alla crescita professionale (soprattutto alla carriera), alla disponibilità di tempo e anche alla sicurezza dell’ambiente di lavoro, confermando come in tempo di crisi prevalgano preoccupazioni più concrete e immediate. Se si guarda poi alla dislocazione territoriale, le famiglie più fragili si trovano percentualmente nel distretto Rubicone-Costa.

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A cosa si rinuncia per far fronte al ridotto bilancio famigliare? Prima di tutto i consumi energetici, i viaggi, spese per hobby e tempo libero e riduzione di spese importanti già decise (auto, casa etc). Per l'abbigliamento si fa maggiore ricorso ad acquisti con saldi e offerte. Da rilevare che tendono a contrarre i consumi anche coloro che non hanno difficoltà di risorse economiche.

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