La protesta dei lavoratori multiservizi: "In prima linea contro il Covid, si adegui il contratto"

"Non vogliamo che siano considerati eroi al pari dei medici - ha precisato Mattatelli - ma nemmeno che siano i nuovi lavoratori invisibili"

"Durante il lockdown hanno fatto giustamente i complimenti a medici, infermieri e personale sanitario, ma per quelli che pulivano gli ospedali e mantenevano i reparti e le sale operatorie puliti e sanificati non è stata spesa nemmeno una parola". Cerca di ristabilire un po' di equità Giuseppe Mattatelli sindacalista di Fisascat Cisl durante l'incontro dei sindacati uniti (Cgil, Cisl e Uil) che rappresentano i lavoratori dei multiservizi, ovvero quei lavoratori impegnati negli ospedali, nei magazzini e nel facchinaggio.

"Non vogliamo che siano considerati eroi al pari dei medici - ha precisato Mattatelli - ma nemmeno che siano i nuovi lavoratori invisibili. Chiediamo che almeno venga loro riconosciuto un adeguamento del contratto scaduto 7 anni fa. Sette anni di vuoto, di stipendi sempre uguali, che vogliono dire 7 euro lorde all'ora, e, soprattutto, contratti frammentari. Abbiamo il caso di una dipendente che per fare 40 ore settimanali ha 7 contratti con 7 cooperative diverse.

Qualche numero? Solo al Bufalini parliamo di 150 lavoratori che vengono assunti da cooperative come Formula Servizi, Plurima, cooperative grandi che operano nei multiservizi".

Mattatelli ha parlato anche di rischi e di preoccupazioni. "All'inizio del Covid sono andati a lavorare anche senza mascherine - spiega il sindacalista - perché si pensava che chi puliva non poteva entrare in contatto col virus. Ma poi, ovviamente, si è cambiato idea e atteggiamento. Anche loro sono in prima linea a combattere il virus e permettono a chi frequenta gli ospedali di entrare e uscire in tranquillità. Meritano rispetto e un riconoscimento".

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Il 21 ottobre è stata organizzata da tutti i sindacati una manifestazione a Roma, ma anche a livello provinciale e regionale verrà organizzata qualche dimostrazione. L'idea è di andare sotto le finestre della Confindustria per protestare.

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