La picchiava selvaggiamente anche quando era incinta: salvata da una chiamata interrotta al 113

Ogni volta che in passato aveva provato a fare il numero di emergenza per chiedere aiuto, il suo compagno violento le strappava il telefono

Ogni volta che in passato aveva provato a fare il numero di emergenza per chiedere aiuto, il suo compagno violento le strappava il telefono di mano e subito erano insulti e botte: calci, pugni, schiaffi, senza risparmiare neanche il “pancione” della moglie incinta.

Anche mercoledì nella tarda serata la supplica alla Polizia si è interrotta prima che potesse fornire l'indirizzo, ma per fortuna la telefonata è durata a sufficienza per poterla localizzare in un'abitazione del centro di Cesena. A lanciare la chiamata era questa volta la nipote della donna, ospite in casa e suo malgrado spettatrice delle percosse.  Ed è qui che in pochi minuti sono piombate due volanti del Commissariato di Polizia che hanno bloccato l'ennesima violenza che stava per accadere in quella abitazione. 

Da questo intervento la donna ha preso il coraggio di denunciare le vessazioni che subiva dal marito, confidando anche di aver pensato al suicidio per sottrarsi a queste angherie. Ed è così che ha ricostruito anni di violenze, sempre tenute per sé, senza comunicarle alla famiglia o alle forze dell'ordine, tanto che quello dell'altra sera risulta essere il primo intervento di soccorso. La donna, tunisina di 35 anni, ha descritto un contesto degradante in cui era lei a lavorare (in regola col permesso di soggiorno e con un lavoro regolare), mantenendo il marito nullafacente, anch'egli tunisino, in Italia da tre anni  grazie al ricongiungimento familiare. La coppia ha anche due bambini, di cui uno appena nato.

Il marito violento, su disposizione della Procura della Repubblica, è stato quindi arrestato e portato in carcere a Forlì, in attesa dell'udienza di convalida. Per la moglie e i suoi bambini, invece, si apre un percorso di tutela lontano dall'uomo.

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