La morte di Pantani al centro del programma “Tutta la Verità” in onda su Nove

Un racconto che parte dai trionfi fino alle indagini sulla camorra riguardanti il Giro d’Italia del 1999 per arrivare alla sua morte a Rimini nel 2004

Siamo davvero sicuri che la vicenda di Marco Pantani ci sia stata raccontata in tutti i suoi aspetti? Partendo da questo interrogativo Cristiano Barbarossa, autore della docu- fiction “Sua Maestà Anatomica – Morgagni Oggi” promossa dal Gruppo Cultura AUSL Romagna, ha realizzato, nell’ambito del programma “Tutta la Verità”, assieme a Fulvio Benelli, ideatore e coautore del format, uno speciale – dagli aspetti medico scientifici significativi - su un altro grande romagnolo, Marco Pantani, in onda su Nove (canale in chiaro del gruppo Discovery) alle 21.25 di questo giovedì 2 maggio. Questo speciale dal titolo “Giallo Pantani” si concentra su tutti gli aspetti medico legali e d’indagine relativi alla famosa sospensione dal Giro d’Italia del 1999 che decretò la fine del Pirata di Cesenatico e sugli tutti gli aspetti legati alla sua morte. La vicenda famosa della tappa di Madonna di Campiglio è stata anche indagata dalla Procura della Repubblica di Forlì, con un'archiviazione nel 2016.

In uno dei due punti nodali del documentario l’aspetto ematologico legato al prelievo fatto a Pantani durante il Giro d’Italia è di fondamentale importanza. Il Pirata ha 48% di ematocrito la sera prima, dato che effettuava dei check periodici. Ma la mattina, nel momento in cui gli viene fatto il prelievo del sangue dagli ispettori nell’ambito dei controlli dell’ematocrito, ha 53,2%, quindi oltre il 50% previsto per la tutela della salute degli atleti. Il problema è che alcune ore dopo dello stesso giorno Pantani, facendo un prelievo presso una ASL di Imola ha 47,6%. Difficile pensare che il prelievo di una ASL non sia attendibile, anche perché è in linea con il check fatto la sera prima. Questo sali e scendi in così poche ore è plausibile dal punto di vista ematologico? E’ uno degli interrogativi medico scientifici che il documentario si pone.

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Inoltre a Madonna di Campiglio alle 7.46 del mattino Marco ha 117.000 piastrine, ed è un atleta in piena salute in testa al Giro d’Italia, mentre poche ore dopo presso l’ASL di Imola il suo prelievo del sangue registra 162.000 piastrine. Questi dati sono compatibili? In molti hanno ipotizzato lo spettro della deplasmazione. Sicuramente le intercettazioni – contenute nel programma – nelle quali si ascolta un camorrista parlare con la figlia e confermare che la camorra ha manomesso le provette per far perdere il Giro a Pantani, gettano una luce sinistra sulla sospensione del Pirata dal Giro del 1999. Il motivo? Dai verbali d’indagine emergono delle testimonianze che si concentrano sul volume di scommesse di quel Giro e sul fatto che qualora fosse stato vinto da Pantani “molte persone sarebbero finite in mezzo alla via”. Tutti elementi confermati dal boss della mala milanese Renato Vallanzasca, avvicinato da un camorrista in carcere che gli consigliava di scommettere su Pantani perdente “tanto il pelatino non lo fanno arrivare alla fine del Giro”. L’altro aspetto preso in esame dallo speciale, confrontando le varie perizie legate alla riapertura delle indagini, è quello legato alla morte di Marco. Perché non vennero mai prese le impronte digitali nella stanza del residence dove è morto? Perché non venne mai analizzata la bottiglia con tracce di cocaina rinvenuta nella sua stanza? Perché il corpo di Pantani riportava numerose ecchimosi? Perché la distribuzione del sangue sembrerebbe non collimare con la posizione nella quale è stato rinvenuto il corpo senza vita? Perché, stante il disordine della stanza che farebbe pensare a un delirio da eccesso di droga e farmaci, non c’è nemmeno un oggetto rotto? Su questi e altri interrogativi lo speciale “Giallo Pantani” mettendo a confronto le differenti versioni – spesso antitetiche - espresse dai periti medico legali e dalle Procure interessate cerca di fare chiarezza a quindici anni dalla morte del Pirata. Nello speciale sono intervistati anche Davide De Zan, di Sport Mediaset, Gianni Mura di Repubblica, Philippe Brunel de L’Equipe, oltre a Tonina Belletti, madre di Marco e molte delle persone che gli sono state vicine nel corso della sua vita.

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