La gente non butta via più i vestiti: drastico calo della raccolta

Anche da quali rifiuti vengono buttati via è possibile leggere in controluce la situazione di crisi economica. A rilevarlo è Palmiro Capacci, ex assessore all'ambiente del Comune di Forlì e ancora attento lettore dei dati che fornisce Hera

Anche da quali rifiuti vengono buttati via è possibile leggere in controluce la situazione di crisi economica. A rilevarlo è Palmiro Capacci, ex assessore all’ambiente del Comune di Forlì e ancora attento lettore dei dati che fornisce Hera. Dice Capacci: “Guardando i dati sulla produzione dei rifiuti del 2011 nella provincia di Forlì, si notano i primi sintomi della crisi economica. Cala il quantitativo del rifiuto raccolto rispetto all’anno precedente, cala il quantitativo dei rifiuti industriali assimilati da HERA al rifiuto domestico, ma soprattutto c’è un dato che è molto significativo quello della voce “indumenti”.

 

Continua Capacci: “I rifiuti raccolti in modo differenziato sono divisi in categorie fra cui quella degli indumenti. Si tratta di vestiti smessi che non sono gettati nei cassonetti della indifferenziata ma conferiti a varie associazioni di beneficenza. In passato non ho mai dato importanza a questo dato perché nell’insieme dei rifiuti è una quantità irrilevante, poco più dello 0,1%. Quest’anno invece ha attratto la mia attenzione, perché il quantitativo è passato dalle 416 a 37 tonnellate. Nel Comune di Forlì dalle 170-180 ton degli anni precedenti si è scesi di colpo a 11 tonnellate; un calo drastico”.

 

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Che succede? Questa la lettura di Capacci: “I cittadini hanno smesso di gettare via i panni usati, se li tengono; dovendo contenersi coi consumi si comincia da quelli più voluttuari. Il prossimo anno, finiti gli incentivi, c’è da attendere un calo dei RAEE (apparecchi elettrici) e degli ingombranti (in parte sono mobili smessi). Caleranno meno invece i rifiuti derivati dalla alimentazione domestica perché si può rinunciare al vestito nuovo ma non all’alimentazione”.

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