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La chiesa di Villachiaviche compie 60 anni, un video per celebrare la ricorrenza

Oggi ricorre il 60esimo anniversario della chiesa di Villachiaviche. A ricordare l'importante appuntamento è don Daniele Bosi

Oggi ricorre il 60esimo anniversario della chiesa di Villachiaviche. A ricordare l'importante appuntamento è don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche.

"Sarebbero stati due i motivi per far festa: i 60 anni della chiesa e anche l’Anno di San Giuseppe voluto dal Papa. Per questa ricorrenza avevo pensato a un revival di foto riguardanti la parrocchia. Ma credo di crearne un video e divulgarlo poi su Youtube. Grande lavoro lo feci in due tempi, in preparazione del 60esimo della parrocchia che celebrammo nel 2017. L’anno prima composi la “guida artistica della chiesa di San Giuseppe in Villachiaviche” dove riportai la storia della vecchia chiesa di corso Sozzi, e l’intera catalogazione delle numerosissime opere d’arte presenti in chiesa".

"Fu in tale occasione - racconta il sacerdote - che, casualmente, cercando materiali sulla vecchia chiesa presso l’Archivio di Stato, trovai un documento da cui scoprimmo che il nostro bel Crocifisso di inizio ’600 era considerato miracoloso. Siamo nel 2015. Il Vescovo approvò la preghiera e l’inno che composi e, da giugno 2015, si iniziò a fare la prima festa del Crocifisso Miracoloso, con iscrizione gratuita alla compagnia. Ora sono iscritte 610 persone di 38 parrocchie diverse, anche fuori Diocesi.Nel 2017 poi la seconda grande pubblicazione: un librone di 500 pagine con 1.500 foto in gran parte raccolte dalle famiglie durante le benedizioni pasquali, avendo per l’occasione comprato uno “scanner portatile”.

"Redigendo la prima storia su Villachiaviche, ho fatto delle ricerche e ho imparato che nel 1371 c’era già una chiesa con annesso cimitero, nella zona dell’attuale depuratore in via Calcinaro. Si chiamava San Martino in Centura in Villa Calcinara. Poi passò sotto la parrocchia di San Giorgio, in seguito della Cattedrale e poi di San Zenone, fin quando la chiesa venne distrutta dalle intemperie e oggi non si sa di preciso dove fosse. Era comunque sulla via Calcinara, chiamata così perché, essendo ciottolata, chi la percorreva aveva bisogno di zoccoli o calzari. Poi parte della parrocchia andò sotto Martorano, parte sotto Gattolino, parte sotto San Pietro. Fintanto che, nel dopoguerra, oltre al borghetto antico (chiamato “ l’andit”, via Asiago nei pressi della chiesa) si iniziarono a costruire altre abitazioni e si sentì la necessità di aprire un luogo di culto. Il Vescovo inviò il cappellano di Sant’Egidio, don Marino Budellacci, a fondare la prima comunità cristiana a Villachiaviche. Aveva incaricato don Marino di essere l’apostolo della via Cervese, ma le borgate erano tre (Calabrina e Pioppa) e il Vescovo mandò lì altri sacerdoti a fondare le parrocchie. Don Marino raccontava che nella frazione di Villachiaviche esisteva solo il circolo dei Repubblicani, il più organizzato della via Cervese, mentre i comunisti avevano solo in affitto un piccolo bar e la sala da ballo molto frequentata anche da altre frazioni. Cosa fare? Decido di rubare ai comunisti quell’ambiente centrale nella borgata. Ne parlo con un bravo uomo, Primo Drudi, e lo mando come mediatore dal padrone del locale che abitava a Cervia. Sapendo quanto prendeva di affitto, noi proponiamo quasi il doppio. Se i comunisti avessero saputo che era un prete a chiedere quel locale avrebbero pagato il triplo. Allora dico al mediatore di spargere voce che lì si farà l’allevamento di polli. I comunisti lasciano il locale e noi firmiamo il contratto, e il 26 ottobre 1957 una lunga processione, un sabato sera con flambeaux, da Sant’Egidio si dirige a Villachiaviche. Per quasi 4 anni, il bar fu sede dell’appartamento del parroco e la sala, la chiesa".

"L’opera fu realizzata da Ilario Fioravanti, la nostra fu la prima chiesa di una serie (circa una trentina di edifici sacri o annessi). Era orgoglioso delle sue opere. Era importante, per quanto ho potuto capire osservando le sue opere, che nelle sue chiese ci fosse un rapporto misterioso fra la forma e la luce. Misterioso perché la luce non deve essere troppa, perché nella religione non bisogna scoprire troppo, ma piuttosto vivere un’emozione: deve essere presente una sintesi tra luce e spazio. La cosa che balza agli occhi anche del più smemorato è il vedere materiale antico dentro una chiesa moderna: un accostamento sui generis. Tutto il materiale antico, i quadri e le due antiche ancone, provengono dalla vecchia chiesa di corso Sozzi. Tutto si è salvato. L’ancona in legno marmorizzato non è qui, ma si trova nella chiesa di San Pietro. Da Villachiaviche vennero ritirati nel 1975 3 quadri: l’adorazione dei Pastori, bellissimo, si trova restaurato presso l’ufficio del Vescovo; mentre gli altri due, molto anneriti, ai lati del Presbiterio di San Rocco".

"Purtroppo al mio arrivo - racconta ancora don Daniele - ho trovato tutti gli stabili fatiscenti. Senza debiti, ma nemmeno senza nulla in banca. Abbiamo dovuto ricominciare. Ho dato fiducia alla gente e loro mi hanno aperto il cuore. Abbiamo restaurato bar, chiesa, canonica, fatto il parco, installato il tendone, per ultimo stiamo concludendo il restauro del teatro che speriamo di poter inaugurare presto (era mia idea il 1° maggio). Rinnovato gli impianti, i tubi delle utenze e la rete fognaria. Dobbiamo mettere mano alla struttura dell’ex asilo, dove abbiamo ora una sala polivalente e tre aule per il catechismo nel piano superiore. Qui ci piove e il lavoro è urgente. Questa ultima brusca frenata per la pandemia, non lo nascondo, mi ha lasciato molta tristezza. Penso ai giovani 'rimbambiti' dal telefonino e dal pc. Quanto sarà difficile poi aiutarli a fare scoprire loro un cammino cristiano. Propongo alla comunità un momento di unione, ma a distanza. Sabato sera, contemporaneamente ma nelle proprie case, guardare insieme il video che ho realizzato inserendo le foto di 100 anni di vita della frazione, con spiegazione. Si potrà trovare domani sul canale youtube "San Giuseppe Artigiano Cesena". 
 

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