La Cgil accanto agli intermittenti: "Tanti lavoratori nel turismo e nella cultura, abbandonati dall'Inps"

"Le domande di Cassa integrazione in deroga per le migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratto di lavoro intermittente vengono respinte dall’INPS"

"Scopriamo oggi che le domande di Cassa integrazione in deroga per le migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratto di lavoro intermittente vengono respinte dall’INPS, in barba a tutti gli accordi finora sottoscritti. E così, dopo tre mesi di fermo produttivo deciso dai provvedimenti governativi, queste persone si ritrovano ancora a reddito zero.  È una situazione inaccettabile, con contorni surreali e difficili da spiegare. Ci proviamo". L'allarme arriva dalla Cgil.

Dettaglia il sindacato: "Per evitare che questi lavoratori (che operano in diversi settori, soprattutto nel turismo e nella cultura) non avessero alcuna copertura, abbiamo definito un accordo con la Regione Emilia-Romagna e con tutte le parti sociali. L’intesa, che prevedeva l’accesso alla Cassa integrazione in deroga, è stata poi resa vana da una circolare dell’Inps. Questo documento ha reso impossibile non tanto l’uso dell’ammortizzatore, quanto il principio del riconoscimento economico. Si basava sul principio delle chiamate effettuate dalle società, proprio mentre era in corso il blocco delle attività produttive. Per uscire da questo vulnus, abbiamo rivisto l’accordo con la Regione, introducendo per il calcolo del valore economico l’unico possibile, ossia la media delle giornate lavorate negli ultimi 12 mesi. In più, sempre in accordo con la Regione, abbiamo chiarito un altro aspetto: tutti i lavoratori intermittenti sarebbero stati coperti dalla Cassa integrazione in deroga, anche nel caso in cui le aziende avessero fatto domanda per l’uso del FIS (Fondo integrazione salariale). Sulla base di queste precisazioni, abbiamo come CGIL sottoscritto centinaia di accordi che avrebbero dovuto tutelare migliaia di lavoratori in Emilia-Romagna. In queste ore arriva però la doccia gelata dall’INPS che, incurante di tutti gli accordi siglati, respinge le domande. A questo gigantesco “buco” ci sarebbe una davvero piccola “pezza”, perché un decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia ha sancito che agli intermittenti, per il mese di marzo, spetterebbero i 600 euro del reddito di ultima istanza. Ancora una volta, però, l’Inps (così solerte nel chiarire a quali strumenti non hanno diritto questi lavoratori) non è in grado di chiarire come richiederli.  Il "Decreto Aprile", poi ribattezzato "Decreto Maggio", infine detto "Decreto Rilancio", ha stabilito che ai lavoratori intermittenti spetterebbe un bonus di 600 euro sia per il mese di aprile che per il mese di maggio, peccato però che il decreto non sia ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con la conseguenza che, per negligenza, dal 23 febbraio migliaia di lavoratrici e lavoratori sono a reddito zero. Questo è inaccettabile, quindi si decida alla svelta. Se ai lavoratori intermittenti spettano i bonus da 600 euro, a questo punto si dia seguito all'erogazione del bonus, chiarendo in tempi rapidissimi le modalità di presentazione delle domande".

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"Chiediamo quindi all'Inps di chiarire subito le modalità di erogazione del bonus per il mese di marzo e di dare seguito ai pagamenti degli accordi sottoscritti; al Governo di assicurare quanto preannunciato dalle bozze del “Decreto Rilancio” (ancora non pubblicato); alla Regione Emilia-Romagna di sollecitare una rapida soluzione di questa impasse che sta mettendo in una condizione di indigenza migliaia di lavoratrici e lavoratori emiliano-romagnoli. Qualora non dovessero arrivare soluzioni in tempi rapidi, perché già troppo tempo è decorso inutilmente, ci mobiliteremo per denunciare quanto accaduto e per rivendicare quanto spetta ai lavoratori intermittenti".

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