Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

L'ultimo saluto al guerriero che vuole ancora combattere

La chiesa di San Mauro in Valle è stata letteralmente invasa da amici, atleti, parenti e rappresentanti delle istituzioni. Tutti volevano essere presenti per dare l'ultimo saluto a Lorenzo Cococcia

La chiesa di San Mauro in Valle è stata letteralmente invasa da amici, atleti, parenti e rappresentanti delle istituzioni. Tutti volevano essere presenti per dare l'ultimo saluto a  Lorenzo Cococcia, strappato alla vita a soli 20 anni in un maledetto incidente stradale. Lui era il ragazzo dei record che saliva sul ring con la fierezza del pugile; lui ha unito la commozione straziante dell'addio agli applausi. E lui, anche nel giorno del suo funerale, ha saputo pensare agli altri. “Non lasciatevi abbattere dal dolore, guardate alla vita che ho iniziato e non quella che ho finito. Ciò che sono per voi lo sarò sempre. Vi amo”. Firmato Lorenzo. E' il messaggio che compare dietro la foto ricordo.

Il feretro di color chiaro era nella navata centrale tra le due passioni di Lorenzo: a destra un gagliardetto del Cesena e a sinistra una sua gigantografia sul ring. Sopra i guantoni c'era un messaggio: “Meglio il pianto di una sconfitta che la vergogna di non aver lottato”. Una frase ripresa a funzione finita da Igor Ronchi, il maestro di arti marziali di Lorenzo.
«Vi racconto – ha detto con la voce rotta per la commozione - un frammento della vita di Lorenzo: anno scorso ai campionati italiani era in finale e abbiamo visto che chi doveva affrontare faceva paura. Gli ho chiesto cosa volesse fare. Mi ha guardato e mi ha detto: “Igor io voglio combattere”. Ecco, Lorenzo vuole che tutti i ragazzi sappiano che c'è la sua voce che ve lo ripete quando avete delle difficoltà. Io voglio combattere”.

Anche papà, mamma e fratello sono saliti sul pulpito e hanno ringraziato tutti. Gli amici, le autorità presenti giunte anche da Roma e Bari. «I figli si scoprono dopo – ha detto papà Gianfranco -, era molto riservato e non voleva si toccasse il suo computer. Ma negli ultimi giorni ho trovato dei messaggi che voglio leggere. Il 19 marzo scriveva “Storicamente le cose intime e personali non le scrivo ma oggi faccio un'eccezione, il mio pensiero va a chi mi ha fatto iniziare a lottare, e mi ha fatto diventare un pugile”. E poi la madre: «Quel pantaloncino che mio figlio indossa sul ring gliel'ho fatto io». “Gliel'ho chiesto appena 36 ore prime – scriveva Lorenzo -. Non ci sono parole per ringraziarti, grazie mamma ti amo”. «Ditemi voi cosa si può volere si più da un figlio» ha concluso tra le lacrime. Ciao Lollo.

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