L'impatto sociale della cooperativa, la Cils illustra i numeri del 2019

In generale l’analisi evidenzia alcuni risultati di medio-lungo periodo che interessano il territorio e la comunità, relativi alla promozione della cittadinanza attiva

Grande affluenza e partecipazione alla presentazione della Valutazione dell’Impatto Sociale (VIS) riguardo al triennio 2016-2018, illustrata nella Sala Polivalente della sede Cils di Cesena, al termine del percorso intrapreso con il supporto di Aiccon, il centro studi promosso da Università di Bologna insieme ad autorevoli istituzioni nazionali e territoriali.

Dopo l’introduzione del presidente Giuliano Galassi  e di Maria Cristina Montanari, presidente Comitato Etico Cils, seguita dagli interventi del sindaco Enzo Lattuca, della consigliera regionale Lia Montalti, la parola è passata ai relatori Serena Miccoli e Paolo Venturi di Aiccon che hanno riferito sugli esiti sul breve termine e i cambiamenti sul medio e lungo periodo (impatto) derivanti dallo svolgimento delle attività della cooperativa nel settore A (assistenza) e B (inserimento lavorativo) in riferimento alla comunità rappresentata da stakeholder quali beneficiari, famiglie, lavoratori Cils, enti del terzo settore, istituzioni pubbliche, imprese private e cittadini. 

Il report 2019 

In generale l’analisi evidenzia alcuni risultati di medio-lungo periodo che interessano il territorio e la comunità, relativi alla promozione della cittadinanza attiva (ad esempio offrendo l’opportunità di svolgere attività di volontariato, come fatto nel triennio da circa 57 volontari) e alla sensibilizzazione della cittadinanza sul tema della disabilità e della diversità in un’ottica di sviluppo di comunità (inclusiva e coesa).

Le principali evidenze di valutazione nel Settore A

Nel triennio considerato sono stati ospitati in media circa 51 beneficiari nelle due strutture residenziali e 35 nei due centri socio-occupazionali.

Grazie all’attività di CILS, dalla valutazione emerge come sul medio-termine circa il 90 per cento dei beneficiari dei servizi socio-assistenziali CILS abbia mantenuto o migliorato la condizione psico-fisica, le competenze relazionali e alcuni aspetti che caratterizzano la vita quotidiana (autonomia, abilità manuali e gestione della quotidianità).

Più di 8 beneficiari su 10 (84,6 per cento) dichiarano di aver osservato un cambiamento positivo sul proprio benessere personale. Beneficio che si ripercuote anche sulla qualità di vita delle famiglie dei beneficiari: più di 2 famiglie su 3 (68 per cento) dichiarano un cambiamento positivo in questo senso.

Oltre a connotarsi per la qualità e professionalità del servizio di cura come sottolineato dai beneficiari e delle famiglie, il capitale umano CILS si caratterizza per un ottimo livello di motivazione e soddisfazione per il lavoro svolto, come evidenziato da circa 9 operatori su 10 (rispettivamente 90,6 per cento e 87,5 per cento). Inoltre più di 2 lavoratori su 3 (68,7 per cento) dichiarano che l’attività lavorativa in CILS ha influito positivamente su qualità della vita e benessere.

Le principali evidenze di valutazione del Settore B

Mediamente sono stati impiegati 375 lavoratori nei diversi settori con un rapporto tra personale svantaggiato e non del 80,6 per cento (per legge la percentuale minima dovrebbe essere del 30 per cento). 
Tra questi lavoratori, sono 69 le persone con disabilità seguite dal Coordinamento Sociale (organo peculiare di CILS che cura la qualità degli inserimenti lavorativi dei dipendenti con disabilità).

I risultati dell’inclusione socio-lavorativa sul medio termine non fanno riferimento solo alla dimensione professionale (su cui il 57,4 per cento ha osservato un miglioramento relativo all’acquisizione e sviluppo di capacità e competenze), ma anche al potenziamento di quella relazionale – trasformazione evidenziata da più di metà dei lavoratori (55,6 per cento) – e al fondamentale aumento della capacitazione dei beneficiari: circa la metà (46,3 per cento) dei rispondenti dichiara che svolgendo l’attività lavorativa in CILS il livello di autonomia è migliorato. Per 8 beneficiari su 10, l’inserimento lavorativo in CILS ha prodotto, sul lungo periodo, un generale miglioramento del benessere e della qualità della vita.

Indirettamente si osservano anche alcuni effetti sul benessere anche delle famiglie (3 nuclei su 5 vedono aumentare il livello di qualità della vita famigliare – 59,1 per cento), principalmente dovute alla tranquillità nel sapere il familiare in un contesto accogliente, protetto e in grado di valorizzare la sua persona.

Inoltre, dai diversi stakeholder consultati viene riconosciuto il contributo in termini di innovazione, conoscenze, competenze e networking offerto da CILS nel promuovere, un modello di inclusione socio-lavorativa di soggetti in condizione di svantaggio che coinvolga soggetti profit, non profit, pubblici, privati e società civile.

Nella valutazione è stato stimato con il metodo VALORIS anche il risparmio generato da CILS per la spesa pubblica attraverso il reinserimento lavorativo del personale svantaggiato: l’impatto economico, per il triennio considerato, corrisponde a 4.003.917,45 euro.

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