"L'assurdità della guerra", Savignano ha celebrato l'Unità Nazionale

“Vivere nella pace non è una cosa scontata” ha detto don Farina – e benchè l'Europa stia vivendo il più lungo periodo di pace dopo la seconda guerra, chiediamo a Dio di volere la pace e di saper custodire la pace perchè fare la guerra è più facile di quanto si possa credere”.

“Vi consiglio di leggere un libretto che si intitola 'Ultime lettere da Stalingrado, dal quale potrete comprendere l'assurdità della guerra”. Così Don Piergiorgio Farina, parroco di Savignano sul Rubicone, si è rivolto lunedì mattina durante l'omelia agli studenti presenti alla Santa Messa in memoria dei Caduti di tutte le guerre svoltasi nella Chiesa del Suffragio in occasione della Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Hanno partecipato alle celebrazioni iniziate con la cerimonia religiosa il Sindaco Elena Battstini e l'assessore Luciano Gobbi, il Comandante della stazione dei carabinieri di Savignano sul Rubicone, maresciallo Vincenzo Di Canosa, il capogruppo della lista “Savignano cambia con Silvagni”, Orfeo Silvagni, il consigliere comunale Antonio Sarpieri, Rino Faedi in rappresentanza dell'U.N.U.C.I., Unione Nazionale Ufficiali in Congedo, zona del Rubicone e gli allievi dell'Istituto Comprensivo di Savignano sul Rubicone, in particolare due classi della scuola primaria “Dante Alighieri” e le classi II^ F e III^G della scuola media “Giulio Cesare”.

“Vivere nella pace non è una cosa scontata” ha detto don Farina – e benchè l'Europa stia vivendo il più lungo periodo di pace dopo la seconda guerra, chiediamo a Dio di volere la pace e di saper custodire la pace perchè fare la guerra è più facile di quanto si possa credere”. Il parroco ha concluso il suo accorato appello alla pace e all'amicizia leggendo la preghiera per i Caduti delle Guerre di Giovanni Paolo II.

Alla voce di Don Piergiorgio Farina si è unita quella del Sindaco Elena Battistini che nella orazione dedicata al 4 novembre ha riservato un piccolo excursus storico sulla prima guerra mondiale e ha ricordato come la pace e l'unità nazionale siano state ottenute combattendo, quindi a prezzo del sangue di tanti militari “il cui sacrificio – ha concluso il Primo Cittadino – deve essere per noi monito a perseguire la pace”.

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Al termine della Santa Messa, musicata dal prof. Achille Galassi all'organo settecentesco Nacchini Dacci e da Pasquale Paterra alla tromba, si è formato il corteo che ha accompagnato la posa delle corone di alloro ai Caduti davanti alle lapidi collocate sotto i portici del Palazzo Municipale in piazza Borghesi.

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