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L'associazione contro il maxi-allevamento di polli: "Fermare il progetto"

“Si tratta di un allevamento intensivo con tutti i problemi etici, ambientali, sanitari e sociali che questo comporta"

A soli due chilometri dal centro di San Mauro Pascoli, in provincia di Forlì-Cesena, potrebbe sorgere un mega allevamento intensivo di polli composto da cinque capannoni, per un totale di 1,5 milioni di polli allevati ogni anno. L’istanza per la realizzazione del progetto, che prevede la demolizione di alcuni ruderi esistenti e la ricostruzione di fabbricati destinati all'allevamento avicolo, è stata presentata nel febbraio del 2019, ma solo a fine settembre di quest’anno i cittadini di San Mauro Pascoli ne sono venuti a conoscenza.

Nel frattempo, il mega allevamento ha ricevuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale, AIA, rilasciata dall’ARPAE, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente della Regione Emilia-Romagna e ottenuto la Valutazione d’Impatto Ambientale, con delibera della Giunta regionale il 30.11.2020.

Manca la pubblicazione sul BURERT, il Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna, dopodiché, la Società Agricola Circuito Verde S.r.l. che ha presentato il progetto potrà iniziare a costruire i capannoni in un’area di 15.000 metri quadrati.

“Si tratta di un allevamento intensivo con tutti i problemi etici, ambientali, sanitari e sociali che questo comporta. In linea con il recente Patto per il Lavoro e per il Clima sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna, in cui si descrivono intenti di rilancio e sviluppo fondati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, chiediamo alla Regione di fermare il progetto del mega allevamento”, commenta Simone Montuschi, presidente di Essere Animali.

"L’organizzazione si schiera a fianco del Comitato lasciateci Respirare di San Mauro Pascoli, sorto per fermare la realizzazione del mega allevamento, contro il depauperamento del territorio. Un allevamento delle dimensioni di quello di San Mauro Pascoli produrrebbe 9,702 tonnellate annue di ammoniaca (NH3) e 7,305 tonnellate annue di polveri sottili (PM10), un inquinamento causato principalmente dalle deiezioni degli animali, che andrebbe a colpire soprattutto neonati e bambini. Essere Animali da tempo denuncia pubblicamente, attraverso indagini sotto copertura realizzate con l’ausilio di investigatori assunti come lavoratori negli allevamenti, le drammatiche condizioni di vita dei polli e i problemi sistematici legati al benessere degli animali. Negli allevamenti intensivi i polli sono rinchiusi in capannoni dove la densità è 15, 20 individui per metro quadrato, senza la possibilità di accedere a un’area all’aperto e a perenne contatto con la lettiera intrisa di ammoniaca, che causa loro dolorose dermatiti e perdita delle penne. Questi animali non vivono, ma sopravvivono, a forza di antibiotici che li mantengono in vita, ma il cui utilizzo massiccio contribuisce al problema dell’antibiotico resistenza, una minaccia per la salute globale. Inoltre, sono animali selezionati allo scopo di ingrassare velocemente, la loro base genetica è quindi estremamente limitata. Questo fattore, oltre a causare sofferenza cronica nei polli, per problemi respiratori, cardiaci e di deambulazione, favorisce la diffusione di eventuali virus come l’aviaria. È necessario investire in nuovi modelli di sviluppo, che tengano conto della salvaguardia e delle esigenze di tutta la comunità e degli animali, gli allevamenti intensivi non sono sostenibili”, conclude Montuschi.

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